domenica, 8 marzo 2026


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Non è facile essere Moitessier

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redazione

Dopo aver concluso bene il 2019 con la vittoria all’ARC+ nel ruolo di co-skipper del trimarano “Minimole” (Neel 47 dell’armatore lombardo Aldo Fumagalli) Patrick Phelipon ha dovuto modificare i suoi programmi e confermare suo malgrado che, complice il Covid 19, non potrà partire quest’anno come programmato, per intraprendere il suo giro del mondo in solitario senza scalo sulla rotta di Moitessier.

Infatti dopo il rientro in Italia dai Caraibi all'inizio di gennaio 2020 i lavori di refitting di Elbereth, un Endurance 35 con cui il più italiano dei navigatori francesi intende partire per la sua impresa sugli oceani del mondo, si sono fermati come per tutte le attività anche nel Cantiere Navale del Serchio a Marina di Pisa dove attualmente si trova l’imbarcazione. Un ritardo incolmabile ai fini di avere la barca pronta per la partenza fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno 2020, cioè il periodo favorevole per intraprendere questo tipo di navigazione dal Mediterraneo verso i mari del sud.

Patrick Phelipon nei primi mesi dell’anno, quando ancora non si era manifestata l’emergenza sanitaria e il conseguente “lockdown”, avrebbe dovuto partecipare ad alcuni turni di charter con “Minimole” prima di riportare in Italia quest’ultima per l’utilizzo estivo in Mediterraneo.
Dapprima ha dovuto annullare la sua presenza per i charter in programma, ma comunque l’impegno di riportare il trimarano di Aldo Fumagalli veniva confermato e perciò Phelipon ritornava in Martinica a Le Marin e da lì, la mattina del 14 marzo, ripartiva per la traversata atlantica con altri tre membri d’equipaggio: Il team era così composto: Marco Bolognese originario di Bolzano, ma trapiantato ormai a Livorno dove svolge il suo lavoro di attrezzista nautico, Raffaele Velardocchia, presidente Assonautica di Ancona e Alessandro Cipriani di Montecatini Terme. Tutti velisti ma al loro battesimo dell’Atlantico.

“Siamo riusciti a lasciare i Caraibi, appena in tempo prima che anche lì chiudessero tutto (in Mediterraneo i porti sono stati chiusi il 16 marzo) – ha raccontato Phelipon al suo arrivo in Italia – e abbiamo avuto un trasferimento a dir poco movimentato, per tutta una serie di motivi. Una volta lasciato il porto in Martinica abbiamo fatto rotta sulle Azzorre dove siamo  arrivati dopo 19 giorni di navigazione, due giorni in più rispetto ai tempi previsti poiché in avvicinamento a Horta (eravamo a circa 90 miglia), sull’isola di Faial, ci siamo trovati nel bel mezzo di una burrasca con onde fino a 8 metri e vento da prua fino a 50 nodi che ci ha costretto a ripercorrere all’indietro quasi un centinaio di miglia. A Horta ci siamo fermati 5 giorni, praticamente relegati in testa a un pontile galleggiante (approntato per l’occasione) dove però abbiamo potuto fare rifornimento di carburante e di cambusa. Fortunatamente il famoso Peter’s Cafe ha provveduto a rifornirci di cibo in tutto il periodo della permanenza.
Da Horta siamo ripartiti il 7 aprile con rotta verso Gibilterra: durante questa parte di trasferimento abbiamo avuto anche un suggestivo incontro con un branco di orche, bellissime, ma anche un po’ inquietanti, con questi enormi mammiferi marini c’è sempre il rischio di prendersi una “testata” in grado di produrre danni gravi agli scafi di un trimarano. In avvicinamento allo stretto di Gibilterra – che poi abbiamo passato il 14 aprile – abbiamo potuto solamente fermarci una notte all’ancora all'ingresso del porto di Barbate, essendo stati "rifiutati" dalla Guardia Civile, prima di proseguire per Cartagena dove abbiamo fatto una sosta tecnica di 24 ore per il carburante e la cambusa.
Da lì infine, era il 17 aprile, siamo ripartiti facendo rotta sulle Baleari dove di nuovo abbiamo dovuto evitare una burrasca: ci siamo riparati a Cabrera (senza scendere a terra) e finalmente una volta passata la burrasca (forza 7/8!) il 21 aprile siamo ripartiti alla volta del Marina di Pisa, nostro porto d’arrivo in Italia.
E lì siamo finalmente atterrati la mattina del 25 aprile dove ci aspettavano tutte le autorità collegate al nostro rientro sotto emergenza Covid19 e dove abbiamo passato qualche ora a compilare documenti ed a rispondere a numerose domande di rito prima di poter rientrare ognuno a casa propria”.

“Il bilancio di questa traversata, pur con tutti i diversi problemi è comunque positivo la navigazione è stata tendenzialmente buona, abbiamo usato molto il timone automatico e la barca si è comportata molto bene, non abbiamo avuto danni anche perché abbiamo usato molto spesso vele terzarolate, la trinchetta con uno strallo fisso e la tormentina per non stressare troppo l’attrezzatura, soprattutto nelle condizioni estreme. Abbiamo avuto solo un piccolo incidente durante una discesa in surf su un’onda (alla bellezza di 28 nodi!) abbiamo perso la zattera autogonfiabile ( sistemata all'estrema poppa sullo scafo centrale), che però fortunatamente anche in seguito non è servita!”

Ora Phelipon sta ora lavorando sulla riprogrammazione della sua avventura in attesa di avere il via definitivo alla ripresa dei lavori in cantiere per Elbereth: appena possibile rimodulerà il progetto e stabilirà un nuovo calendario.

Nella foto l'equipaggio di Minimole, da sinistra Marco Bolognese, Alessandro Cipriani,Patrick Phelipon e Raffaele Velardocchia

 







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