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Meno scatolame e più prodotti freschi: anche a casa facciamo una cambusa intelligente

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redazione

Cambiano le abitudini per la spesa alimentare degli italiani a causa dell’emergenza Coronavirus e dei vincoli imposti dal governo per arginare la diffusione del contagio e il mondo della produzione agricola è pronto ad adeguarsi.
 
“Gli agricoltori – sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza per i lavoratori, stanno lavorando e continueranno a farlo per il Paese per produrre e fornire con regolarità prodotti freschi e materie prime indispensabili per l’industria agroalimentare. Siamo orgogliosi di questo ruolo.”
 
Confagricoltura evidenzia, come primo elemento, la chiusura degli esercizi di ristorazione. Se nel 2017, ultimo dato utile, la spesa per i pasti fuori casa si aggirava sui 82.868 milioni di euro (rapporto Fipe su dati Istat), lo stop a bar, ristoranti e pizzerie per un periodo prolungato - e la probabile carenza di turisti per un arco temporale ancora maggiore - farà calare il fatturato per l’anno in corso.
 
L’allargamento della zona rossa all’intera Italia ha costretto gli italiani a consumare tutti i pasti della giornata nella propria abitazione e indotto all’acquisto di provviste alimentari per far fronte alla quarantena imposta dal governo.
 
L’ufficio studi di Confagricoltura evidenzia che i cibi maggiormente acquistati (fonte Nielsen) sono quelli a lunga scadenza facilmente conservabili, come riso (+33%), pasta (25%), scatolame (+29%), derivati del pomodoro (+22%), sughi e salse (+19%). Complessivamente i consumatori hanno effettuato acquisti di alimenti a lunga conservazione a discapito dei prodotti freschi facilmente deperibili. Le industrie conserviere hanno dovuto modificare il proprio programma di consegne della merce, aumentando del 30% le vendite nel mese di febbraio e del 100% nel mese di marzo. Le scorte alimentari acquistate in questo periodo saranno consumate nei prossimi mesi, portando gli indici degli acquisti a diminuire tendenzialmente nei mesi di aprile e maggio 2020, rispetto agli stessi mesi del 2019.
 
La curva dell’indice del valore delle vendite alimentari del commercio al dettaglio della Grande Distribuzione evidenzia l’andamento ciclico degli acquisti delle famiglie con un picco massimo nel mese di dicembre ed uno minimo nei mesi di gennaio e febbraio.
 
Nell’anno in corso – sostiene Confagricoltura - molto probabilmente il picco minimo è stato raggiunto nel mese di gennaio, mentre nei mesi di febbraio e marzo ci sarà un’impennata dell’indice, tale da arrivare ad avvicinarsi a quella di dicembre. E questo vale anche per i negozi di “piccole superfici”. In continua crescita anche le vendite tramite commercio elettronico, se si confrontano i primi due mesi di quest’anno con quelli del 2019, ma che non raggiungeranno quelle del mese di dicembre.
 
La rassicurazione che arriva da Confagricoltura è che tutti i prodotti sono disponibili e che gli agricoltori italiani sono in grado di garantire cibo sano e di qualità per tutti. E dunque la raccomandazione a non comprare in eccesso per evitare inutili sprechi.
Da qui l’invito del presidente Giansanti a preferire prodotti italiani, a salvaguardia della propria salute, sostenendo allo stesso tempo la filiera del made in Italy agroalimentare che in questi giorni di emergenza è al servizio del Paese.







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