E’ stato l’arrivo più elegante, quello di Arnaud Boissières, che ha risalito il canale di Port Olona in abito scuro e papillon. Ma non è stata l’unica nota diversa rispetto a coloro che lo hanno preceduto.
Una conferenza stampa inaspettata, con tanto amore a tanta filosofia. Nel tecnico, invece, stessi racconti e stessa considerazione di base: un settimo Vendée Globe completamente diverso dal precedente. Non solo le condizioni sono state differenti, ma il ritmo tenuto è stato infernale,
"La barca di 4 anni fa era di vecchia generazione, e quella di quest'anno non è proprio la stessa cosa. Inoltre, la vecchia Akena Verandas è ancora in mare, con Alessandro Di Benedetto, e trovo incredibile che stia per completare un quarto Vendée Globe. Quattro anni fa ho detto che volevo ripartire per i mari del sud perché mi avevano conquistato. Quest'anno è stato molto più di questo. Tu ci prendi gusto, tu non vuoi perderlo. Bilou (Roland Jourdain ndr) ha detto che questo è il paese delle ombre, io trovo invece che sia il paese delle luci e lo sognerò per i prossimi quattro anni."
Per quanto riguarda la gara, Arnaud non ha necessariamente trovato quello che cercava. "All’uscita del Golfo di Biscaglia, dove ero messo abbastanza bene, ho incontrato Mike Golding, che navigava a vista dietro di me, e davanti avevo Jeannot (Jean Le Cam). Quindi mi dicevo che non era male. Ma è là che ho cominciato a rovinare tutto. Ho strambato e sono andato al largo. E così sono arrivato con un po’ di ritardo al Pot au Noir rispetto al gruppo dei tre che mi precedeva. Sono rimasto solo e ho deciso di andare ad ovest per cercare un recupero, ma l’ho pagata cara. Quando il vento è debole, si fanno un sacco di cambi di vele e si accumulano errori. In quel momento è iniziata un'altra gara, ma non mi sono disperato più di tanto.”
Nonostante questa delusione, Arnaud ritiene che il Vendée Globe offra sempre dei frutti. "Il Vendée Globe è diverso da tutte le altre regate. Ad esempio Alessandro Di Benedetto arriverà ultimo ma non sarà mai ultimo. Tutte le imbarcazioni che arrivano hanno vinto. Volevo fare meglio di settimo, ma alla fine sono molto contento di questo ottavo posto, perché lo sono anche per quelli che mi sono finiti davanti. Non vi è alcun bufala o truffa in questa corsa. E’ tutto sano, tutto fantastico.”
Lo skipper di Akena Verandas ha detto poi di aver navigato in armonia con il suo monoscafo. "Alcuni skipper parlano della loro barca come di una macchina. Il non l’ho mai fatto. Ho avuto la possibilità di costruire questa barca e non è una cosa banale. Quando si condivide tutto con lei per tre mesi, tu gli parli e lei risponde. Ed è lei che ci dice cosa fare. Io amo la mia barca. Chi non prova nulla, ha certamente dei problemi.”
Se finire ottavi per alcuni sarebbe stata una grossa sconfitta, per Arnaud Boissières è una cosa estremamente positiva. “Ho vissuto momenti di abbrutimento, ma ho vissuto intensamente ogni giorno e mi rendo conto di quanto sono fortunato ad essere il capitano di un IMOCA 60’ Open. Io sono un privilegiato con la P maiuscola. Io ho misurato la piccola distanza che ho percorso intorno ad un mondo che mi ha fatto da luce. Ogni giorno io l’ho acceso e l’ho spento, Non c’è un libro di avventure più bello del Vendée Globe, credetemi, ed è naturale che io abbia già la voglia di ripartire.”
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