In Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino, a 600 metri di altitudine sotto la catena dell’Orsomarso sorge Saracena, affascinante borgo fortificato che domina la Valle del Garga. Nata sul finire del IX secolo d.C., probabilmente da un insediamento arabo sorto sulle rovine della romana Sestio, nel medioevo fu dominio di signori bizantini e normanni. Saracena compare nelle cronache pontificie del ‘500 grazie ad una delle prime eccellenze enoiche nostrane: un moscato di cui lo stesso Papa, Pio IV, era sincero estimatore. Un vino, un monumento alla cultura enogastronomica italiana, caratterizzato dall’utilizzo di un vitigno autoctono, il Moscatello di Saracena, ma soprattutto da un antico processo di vinificazione che, al di là di piccole produzioni familiari, in epoca moderna stava rischiando l’oblio. Dobbiamo alla passione ed alla dedizione di pochissimi produttori, ed in particolare della famiglia Viola, il pieno recupero di questo nettare che oggi è finalmente vicino al riconoscimento legislativo della denominazione d’origine grazie ad una deroga speciale del Ministero delle Politiche Agricole in quanto “bene culturale”. Deroga necessaria proprio a causa del particolare protocollo di vinificazione: il mosto fiore di Guarnaccia e Malvasia, infatti, viene concentrato mediante bollitura fino alla riduzione di un terzo. I grappoli di Moscatello, raccolti surmaturi, vengono invece appesi e lasciati appassire in cantina per circa un mese, quindi i migliori acini, scelti uno ad uno, vengono spremuti a mano. A questo punto si uniscono i due mosti, quello “cotto” e quello “passito”, favorendo una lenta fermentazione, assolutamente naturale. Dopo una lunga permanenza sulla vinaccia segue una sosta in acciaio, quindi un periodo di affinamento in vetro. Il Moscato Passito di Saracena prodotto dalle Cantine Viola miete meritati successi di pubblico, nonostante la produzione limitata, e di critica, visto che tutte le maggiori guide italiane lo premiano all’unisono.
A prima vista
Color ambra, caldo e concentrato, giustamente glicerico nel calice.
Al naso
Intensi, resinosi profumi di albicocca e scorza d’arancia candita, rosa appassita e lavanda, mandorle glassate, miele di acacia, zucchero a velo e curcuma, complesso nei toni lievemente ossidativi di fondo.
In bocca
Sensuale ed avvolgente, ampio, dolce e glicerico eppure attraversato da una vena sapida e da brividi freschi che ne armonizzano pienamente il sorso. Molto persistente nei richiami di albicocche ed agrumi in confettura, fichi secchi e fragranti sentori di pasticceria.
Secondo noi
Riposa un anno in acciaio, di cui 6 mesi sui lieviti indigeni. Perfetto come vino da meditazione, si può accompagnare tanto ai dolci della tradizione rurale calabrese (Nepitelle, Giurgiulena, Passulate, Cuccìa e Zulli alle mandorle) quanto a formaggi erborinati non eccessivamente piccanti.
La scheda:
Moscato Passito di Saracena – Cantine Viola
Tipologia: Bianco dolce
Uvaggio: Moscatello di Saracena, Guarnaccia, Malvasia.
Gradi: 13,5% Vol
Prezzo: € 40 circa
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