Vela, Roma per 2 - Neanche tanto stanco, ieri pomeriggio Pietro D’Ali ha ormeggiato sotto la pioggia e sotto la torre del porto di Riva di Traiano, il Vismara 62 “B2” portato al successo in questa edizione della Roma per 2/Lombardini Cup insieme all’armatore Michele Galli. Un attimo di relax con i pochi aficionados venuti a complimentarsi in banchina e quattro chiacchiere di vela “vera” dopo l’effluvio di parole al vento nell’effimero dell’America’s Cup napoletana. Michele Galli, felicissimo per la vittoria, si rivela ancor più refrattario al microfono del pur notoriamente silente Pietro D’alì. “Con Pietro sono stato benissimo ma io sono l’apprendista e lui il professore”. Ma a bordo Pietro parla poco? “Confermo” Ma allora chi parlava? “Lui, e tutte le scelte tattiche sono state le sue. E tutte giuste”.
In effetti Pietro, lo sappiamo tutti, è un guru della vela italiana. Non ce ne vogliano altri grandi velisti nostrani, ma il passo e la testa tattica di Pietro se la sognano in tanti. Lui è il numero 1 della “course au large” italiana, ma come tanti, purtroppo, arranca per mancanza di uno sponsor che lo faccia correre. “Ho ancora il mio Figaro pronto – ci dice - e in qualsiasi momento potrei rientrare in quella classe”. Alla Solitaire Pietro ci ha lasciato il cuore, oltre che a un ottimo ricordo nei francesi che lo chiamavano Pietro Ferrarì.”In Francia chi regata in quella classe lo fa per oltre 200 giorni l’anno. Io sono riuscito solo a fare un paio di stagioni quasi pieni con Nanni Diesel, ma sarei prontissimo a ricominciare”. Nei Figaro le barche sono tutte uguali e la grande differenza la fa’ soprattutto lo skipper e Pietro è di quelli la differenza la fanno davvero. Noi ne siamo certi. Se fosse nato in Francia Pietro D’alì sarebbe sicuramente da anni già tra i migliori nei 60 piedi.
Ma ritornando alla nostra splendida Roma per 2, che è una delle più belle regate d’altura italiane, chiediamo a Pietro, com’è stata questa edizione che ha appena vinto in coppia con Michele Galli.
“Molto bella! Abbiamo camminato quasi sempre e ci sono stati solo due stop con poco vento: l’ultimo questa mattina e il primo nella prima notte: Per il resto abbiamo sempre camminato col gennaker, scendendo e tornando su di bolina per la maggior parte del tempo, tranne un’interruzione data da un groppo. C’erano delle depressioni tra il Golfo di Anzio e Salerno che giravano intorno con dei piovaschi. Contro ogni aspettativa il vento è venuto da sud-est e lì abbiamo dato di nuovo il gennaker. Il vento è sempre stato bello soprattutto in avvicinamento a Lipari; era aumentato, c’erano 23-24 nodi e la barca, sotto gennaker, volava e la tratta è stata molto divertente. Poi dopo il Circeo abbiamo trovato un altro groppo di vento e dopo un piccolo fronte il vento è saltato a ovest. Abbiamo terzarolato, ma è durato tutto solo una mezzora con 30 nodi, poi è nuovamente calato. C’era il contrasto tra il maestrale che era al largo e soffiava molto forte, più delle previsioni con un’onda che arrivava con tutta la sua forza, e il vento di terra notturno che veniva da nord. Noi abbiamo giocato un po’ a limite di questo contrasto per non avere troppo vento e abbiamo scelto la costa, cosa che ha pagato, perché di giorno il vento si è integrato un po’ con la termica, girando da mare e ci ha permesso di risalire con un bordo unico fino all’arrivo”
Quindi è stata un po’ dura. Quali sono stati i guai e le rotture a bordo di B2?
“Pensavo peggio perché è la prima volta che io e Michele navighiamo insieme ed è anche la prima regata in coppia con questa barca. Le avarie son state minime. Abbiamo rotto una drizza dello spinnaker che ci ha costretto a recuperare la vela dall’acqua. Abbiamo messo la barca prua al vento e, facendo retromarcia, dalla prua abbiamo recuperato la vela 2, la più grande. Il tutto è durato una ventina di minuti di lavoro e, nonostante la vela fosse piena d’acqua, abbiamo reagito velocemente, salvando sia la calza sia la vela. Questo è successo dopo Ventotene. Prima di Lipari si è rotto lo spinnaker della vela 3, che aveva dei buchi in mezzo e ha finito per rompersi del tutto dopo una straorzata violenta. L’abbiamo recuperata con fatica perché si era attorcigliata sullo strallo e abbiamo pulito tutto quanto. Poi c’è rimasta la 2 che abbiamo usato per raggiungere Lipari e poi anche nella notte, quando è calato il vento. Si è rivelata una vela molto preziosa. A parte questi due piccoli inconvenienti la barca non ha avuto nessun altro problema, manovrando sempre in sicurezza.
Non avete mai sentito il fiato di qualche concorrente sul collo?
“No, siamo scappati subito avanti appena dopo la partenza e sicuramente con la barca più grande abbiamo camminato di più di bolina e nelle aree medio-leggere. Però scendendo verso Lipari c’era il class 40 degli austriaci che penso fosse più veloce di noi, soltanto che ha optato per una rotta un po’ più a ovest che non ha dato esito positivo, perché il vento è girato da quella parte ed è rientrato con un angolo sfavorevole al largo. Invece noi, che siamo stati più a est, quando il vento ha girato a ovest siamo entrati con un lasco molto veloce su Lipari. Questo ha pagato e anche l’approccio su Ventotene è stato buono, perché siamo arrivati dal largo su un angolo molto veloce e credo che anche quella sia stata una buona scelta. Anche nella fase iniziale sotto costa, con i piccoli temporali che c’erano, c’è stato un guadagno: eravamo i primi sotto costa, poi c’erano altre due barche che si erano avvantaggiate, stando lungo la costa, nella fase iniziale della regata. Al contrario, chi ha scelto il largo ha sbagliato. Il Class 40 penso che ha regatato peggio di noi, però la barca ha degli spunti, quando aumenta il vento, maggiori rispetto a noi. Noi abbiamo avuto il vantaggio sulla bolina con vento medio-leggero, quando la barca si disloca, ma nelle fasi plananti il Class 40 è più veloce, perché è una barca più leggera e, con due timoni, pensata per andare in solitaria o in coppia. B2 invece è una barca con un timone solo e sotto pilota non naviga così bene come le barche che hanno due timoni. Poi, essendo una barca da crociera, sicuramente è affaticata dal peso, plana più difficilmente e ha la tendenza a mettere la prua in acqua”.
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