Notte di arrivi a Riva di Traiano. Arrivi ravvicinati, quasi a raffica. Non solo i solitari, ma anche le barche in equipaggio si affollano all’arrivo. Non c’è tregua per il gommone della giuria che non riesce più quasi a tenere il conto degli arrivi. Si applaude, si stappano le bottiglie di spumante. Poi si entra in porto e tutto svanisce. Gli equipaggi mettono a posto la barca e si preparano a dormire dopo un frugale pasto a bordo. Questa la normalità. Ma questa non è una corsa normale per i solitari. Nell’unico ristorante aperto del porto, Il Tritone, si affacciano uno dopo l’altro. Si riconoscono, non fosse altro che per l’odore. Nemmeno la doccia fatta. Devono incontrarsi, quasi avessero paura di perdersi. Scendono e arrivano qui come falene attratti da una luce. Dopo 4 giorni passati in mare non vedono l’ora di ritrovarsi ed abbracciarsi. Molti di loro nemmeno si conoscevano. Ora sono una famiglia. “A volte il mare divide – ci dice Giancarlo SImeoli – e mai avevo visto invece uno spirito simile in una regata. Siamo quasi fratelli. Abbiamo parlato tanto, di tutto e per quasi tutta la regata. E’ stata una cosa bellissima. Poi quando una barca che partecipava alla Roma per Tutti mi ha chiamato per dirmi che ci stavano ascoltando da ore e che eravamo fantastici, ho capito che era davvero sbocciato qualcosa di nuovo. Questa regata, penso, ha creato davvero una nuova generazione di solitari”.
Il vino è ancora agli inizi. Non siamo in Francia e non c’è birra. Sostituendo lo Chablis con il Vermentino, però, il prodotto non cambia. Come diceva Sir Francis Chichester “tutti sono capaci di fare un giro del mondo in solitario, pochi sono capaci di farlo da sbronzi”. Più aumentano le bottiglie vuote sul tavolo, più aumenta la felicità. Si scioglie anche Mario Girelli, che certo ciarliero non è. Se volete lo stereotipo di un navigatore solitario tipo prendete la sua foto. Manca Carlo Potestà, che è andato a dormire con la sua famiglia, ma gli altri sono tutti qui. Il primo a iniziare la sua performance tra le vongole è Giancarlo Simeoli, accompagnato dai suoi colleghi dell’aeronautica militare. Poi arriva Mario Girelli, con i suoi amici e una bottiglia di ottimo champagne che ci apre il cuore. Poi Matteo Miceli, subito raggiunto dal proprietario delle galline. Si baciano e parlano. Che vorrà, ci chiediamo? Le riporta a casa? L’ultimo ad arrivare è Pierpaolo Ballerini che ha fatto una corsa da urlo con un Azuree 33. Marzio Dotti arriva troppo tardi. Perde la kermesse e la possibilità di bere insieme a noi. Si mangia e si beve quasi come se fosse un rito liberatorio. Poi la festa finisce e l’appuntamento è per sabato sera: una sbronza riservata solo ai solitari. Matteo organizza il rave e poi va via sulla sua Panda. Le galline su un’altra auto. Sane e salve. “Alla partenza un’amica mi aveva portato del cibo cotto da riscaldare da mangiare in corsa. Quando l’ho aperto ho scoperto che era pollo alla cacciatora. Ho guardato le mie galline e l’ho buttato. Il rispetto tra noi solitari è fondamentale”.
Dal 20 al 24 luglio la Travemünder Woche è una delle più leggendarie manifestazioni veliche al mondo. Vela in purezza alla quale dà un contributo la classe italiana dei Vaurien
Grande soddisfazione anche per Marina Murri, protagonista di un campionato estremamente regolare che le vale la medaglia d'argento nella classifica europea femminile e per Manuel Henk Vos, che conquista uno splendido secondo posto assoluto
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Nella Divisione A il primo leader della classifica è Massimo Pasquini (LNI Ostia), autore di una serie molto regolare (8-5-1); nella Divisione B Valerio Pucci (Circolo Nautico Marina di Carrara) ha preso il comando grazie ai parziali di 1-1-5
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