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AMBIENTE - Marevivo: il punto sulle Aree Marine Protette

Oltre le celebri meraviglie del Mar Rosso esistono paradisi sottomarini incontaminati anche a pochi minuti da Roma: l’Area marina protetta “Secche di Tor Paterno” - vera e propria isola rocciosa in un ampio deserto di sabbia e fango, completamente sommersa e coperta da creature animali e vegetali – costituisce la chiave giusta per comprendere i punti di forza e di debolezza delle AMP in Italia, a quasi trent’anni dalla loro istituzione.
A discuterne Luca Marini, responsabile dell’Area Marina Protetta “Secche di Tor Paterno”, Sabrina Macchioni, responsabile Diving Blue Marlin, Alfonso Perri e Massimiliano Falleri, Coordinamento Nazionale Divisione Subacquea Marevivo, durante un incontro organizzato dall’associazione ambientalista Marevivo, a Roma a bordo della propria sede galleggiante sul Tevere.
Solo cinque minuti per farle saltare e sei mesi di lavoro per l’area marina protetta per ripristinarle: le boe di ormeggio, all’interno delle quali è vietata la navigazione, vengono spesso distrutte dai pescherecci a strascico, anche per sottrarne i pannelli solari istallati su di essi. “Eppure potrebbe essere già sufficiente per segnalare l’area l’uso dei Gps a bordo delle imbarcazioni - ha rilevato Luca Marini, responsabile dell’AMP “Secche di Tor Paterno”- In questi anni, lo ‘strumento’ area marina protetta si è rilevato fondamentale per la salvaguardia della diversità marina ma c’è bisogno di un assetto giuridico più aggiornato e meno disomogeneo”.
Le aree marine protette in Italia sono 27, oltre ai 2 parchi sommersi ed il Santuario Internazionale dei mammiferi marini, detto anche Santuario dei Cetacei, la riserva più vasta del Mediterraneo. L’Italia, per quanto riguarda le Aree marine protette, stanzia una quota parte di 5 milioni e 489 mila euro: visto che per garantire il funzionamento di queste aree, ci sarebbe bisogno in media di 400 mila euro per ognuna (il che porterebbe il finanziamento necessario a 12.000.000 euro: 400.000x30), manca oltre la metà delle risorse.
Le “Secche di Tor Paterno, con la loro lontananza e le difficoltà che presentano ad essere esplorate, è un’area marina che si protegge quasi da sola dalle morse dell’uomo, a parte quella rappresentata dai pescherecci a strascico: fino ad una profondità di 25-30 metri, crescono fitte praterie di Posidonia oceanica - una pianta che riveste un interesse eccezionale per le forme di vita che ospita - , più in fondo si osservano maestose colonie di Gorgonie rosse, inimmaginabili sui fondali del litorale romano. E poi, grandi quantità di invertebrati, pesci, ed addirittura delfini. Insomma, un ambiente assolutamente da salvaguardare e “a breve, da esplorare persino in 3D attraverso il sito dell’area”.
Ma le aree marine protette non devono essere viste come templi impenetrabili e impraticabili, anzi vanno vissute come laboratori aperti a tutti - a patto, naturalmente, del rispetto di regole precise – e utilizzate anche per ritorni economici, anche se la realtà è che tutte quelle già istituite hanno problemi di risorse.
Persino la sorveglianza di queste aree rappresenta una seria preoccupazione: ad esempio, la vigilanza sul rispetto delle norme che regolano le attività delle “Secche di Tor Paterno”, gestite da RomaNatura, è affidata alla Capitaneria di Porto, la cui operatività, soprattutto in alcune stagioni, è limitata dalla scarsità di fondi a disposizione. Un ruolo fondamentale per il controllo di quest’area è svolto dai piccoli pescatori, ormai collaboratori “adottivi” dell’area marina, anche per la gestione della sede presso il lido di Ostia.
Il rispetto delle regole ha il fine di assicurare il futuro dell'ambiente nella zona e di recuperare i danni provocati in passato dalle attività umane. Minacce possono derivare da eventuali perdite di carburante da parte di grandi navi, come già successo ad esempio nel Mar Ligure durante l'affondamento della petroliera Haven: tuttavia, per far fronte a questo rischio, i confini di un'Area Protetta non sono sufficienti.
Inoltre, “fatti come l’ennesimo “semaforo verde” del Ministero dell’Ambiente alla ricerca del petrolio nelle immediate vicinanze dell’Area marina protetta delle isole Tremiti, il disastro ambientale causato dall’incidente allo stabilimento “E.On” di Porto Torres, lo scorso 11 gennaio - con almeno 15mila litri di olio combustibile finiti in mare, proprio di fronte al Parco Nazionale dell’Asinara – dovrebbero farci seriamente riflettere su quale destino vogliamo per il nostro sistema delle Aree marine protette in Italia”, ha commentato la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni.


02/05/2011 18:44:00 © riproduzione riservata






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