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Alessandro Di Benedetto al Vendée Globe: gareggiare senza competere?

alessandro di benedetto al vend 233 globe gareggiare senza competere
Andrea Messersì

Siamo ormai giunti al ventottesimo giorno del Vendée Globe ed è ora di tirare qualche somma per quanto riguarda l’unico skipper italiano che gareggia in questa straordinaria competizione in cui il campo di regata è il mondo! Non a caso il Vendée è stata definita l’Everest dei mari data l’estrema difficoltà intrinseca alla circumnavigazione dell’intero globo terracqueo da soli, senza assistenza né scalo, a bordo di una barca a vela di diciotto metri. Certo molto è cambiato dall’edizione del 1989/90 sia in termini di tecnologia che di “ethos” dato che lo spirito dei tempi moderni è intriso da forti componenti mediatico/commerciali. Per non parlare dei tempi “antichi” e “mitici” dei primi navigatori solitari - un nome per tutti: Moitessier - che ormai sono lontani da noi anni luce. Ma torniamo al “nostro” Alessandro: in sintesi i numeri ci dicono che nello stesso tempo in cui il leader della regata ha percorso 9500 miglia lui ne ha fatte 6400 vale a dire il trentadue per cento in meno. Una parte di questo distacco è sicuramente dovuta alla minore efficienza della sua barca, Team Plastique, che è stata varata nel 1998 e che, pur con tutte le modifiche e gli aggiornamenti degli ultimi anni, non può avere il potenziale di velocità degli scafi “di punta” della flotta che si avvalgono delle più recenti innovazioni quali chiglie basculanti, ballast, foils e “crocettoni”. D’altra parte sappiamo che la sua barca ha già partecipato a tre Vendée con discreti piazzamenti: nel 200/01 Coville è sesto, nel 2004/5 Josse è quinto e nel 2008/09 Boissières è settimo: in quella edizione la vittoria arrise a  Desjoyeaux che concluse in poco più di ottantaquattro giorni mentre lo scafo in questione arrivò circa ventuno giorni dopo; cioè impiegò il venticinque per cento di tempo in più. Per quanto ci si sforzi di compulsare le statistiche non è possibile farsi un’idea esatta di quanto Team Plastique sia meno performante delle barche più veloci; in più ci rimane la forte sensazione che la minore competitività dell’imbarcazione non possa spiegare tutto il distacco che si va via via accumulando. C’è di più e c’è dell’altro; ed è esattamente quello che le statistiche non sanno vedere: lo “spirito” dell’Uomo. Si sto parlando proprio di Alessandro; la sua particolarissima storia di navigatore sta lì a dimostrarcelo. Quattro le sue traversate compiute con piccoli catamarani non abitabili e senza assistenza: nel 1993 in doppio dalla Sicilia alla Martinica; nel 2001 in solitario dall’Italia alle Isole Canarie; nel 2002 da Las Palmas, Isole Canarie, a Pointe à Pitre, Guadalupa; nel 2006 da Yokohama, in Giappone a San Francisco, USA. Poi realizza un’impresa che è passata nella storia della vela: fa il giro del mondo no stop in solitario e senza assistenza con una barca a vela di soli sei metri e mezzo; la più piccola di sempre: una straordinaria avventura umana sia per la durata di circa nove mesi che per l’indomita determinazione dimostrata negli ultimi mesi quando, dopo aver disalberato nel Pacifico, attrezza un’alberatura di fortuna, doppia Capo Horn e risale tutto l’Atlantico fino a Le Sables. Non conosco Di Benedetto ma un’opinione mi sento di poterla esprimere: tutte le sue precedenti e notevoli imprese veliche sono caratterizzate dall’essere delle sfide con se stesso o contro il tempo; in altre parole, fino ad oggi, il “filo rosso” della sua personalità di velista non è mai stato rivolto a competere con altri avversari oltre se stesso. Questa mia convinzione si è andata rafforzando sempre di più man mano che osservavo il “tenore” delle notizie, delle foto, e dei video che provengono da Team Plastique: lo skipper si mostra sempre tranquillo e rilassato, a volte occupato in attività di routine che non incidono sulla velocità della barca; sembra che se la stia “spassando”. Di sicuro a bordo non si respira l’aria mitica dei 40° ruggenti o dei 50° urlanti. Nossignore, qui siamo nel regno di Alessandro, un solitario “dentro”, uno di quelli che stanno bene solo in mezzo al mare, lontano da tutto e da tutti, in perfetta simbiosi con gli albatros, con i pesci volanti, con le albe ed i tramonti, con il fischio del vento sulle sartie, con il sole e con la pioggia, con le stelle, con le calme e con le tempeste, con la sua barca a vela.

Con se stesso. Con la sua storia dal sapore un po’ “antico”. Buon vento Alessandro!  

 - Andrea Messersì blogger di vela di www.navigamus.blogspot.it

 


10/12/2012 19:41:00 © riproduzione riservata






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