Da qualche anno l’Italia del vino sta riscoprendo il valore dei suoi autoctoni: oggi vitigni come Passerina o Pecorino sono noti al grande pubblico e le loro uve vengono vinificate anche in purezza, dando vita a molti vini di indubbia piacevolezza. E’ questo il caso dell’Inzolia (o Insolia), probabilmente il più antico vitigno autoctono siciliano, tradizionale base per la mistella del Marsala, che garantisce vini di buona struttura e longevità. Pianta robusta e resistente ai climi siccitosi, l’Inzolia nel tempo si è diffusa in molte altre zone d’Italia, come in Sardegna e nel Lazio, ma soprattutto nell’isola d’Elba, del Giglio e nella maremma toscana, dove è conosciuta come Ansonica. Ma se Inzolia e Ansonica sono geneticamente lo stesso vitigno, il terroir, inteso come la somma delle influenze di terreni, esposizione e clima, ambiente circostante e, soprattutto, apporto umano, ci restituisce vini anche molto differenti. E’ questo il caso di due riuscite etichette che, proprio in virtù di scelte enologiche decisamente lontane tra loro, pur avendo in comune il genoma hanno caratteristiche organolettiche quasi antitetiche.
Bianca di Valguarnera Sicilia IGT
Duca di Salaparuta: l’Inzolia viene allevata ad alberello a 300mt sul livello del mare, sulle colline argilloso-calcaree di Salemi (Salèm, “luogo salubre”, per gli Arabi) dove il clima caldo-arido, fatto di inverni miti e primavere/estati molto asciutte, unito alle forti escursioni termiche favorisce lo sviluppo degli aromi primari. Un bianco strutturato, caldo, adatto a palati forti che non disdegnano i vini lungamente fermentati ed affinati (8 mesi a contatto dei propri lieviti) in legno, guadagnando in complessità e perdendo un po’ d’immediatezza di beva e di florealità del bouquet. Apripista dei grandi bianchi affinati in rovere (la prima annata è il 1987), questo vino è rimasto identico a se stesso, ben costruito e moderno già al concepimento dato che all’epoca nessuno commercializzava vitigni autoctoni siciliani in purezza e men che mai affinati in legno.
All’occhio
Giallo dorato caldo, con lievi riflessi verdognoli. Decisamente consistente.
Al naso
Elegante, si mostra subito complesso ed intenso: pesche gialle e mele cotogne mature, mango, fichi secchi, spezie dolci, tabacco biondo, nocciole. E’ evidente l’apporto aromatico del legno, possente ma ben integrato.
In bocca
Sontuoso, imponente, caldo, risponde perfettamente al naso. Finale lungo ed appagante, con ritorni retronasali di spezie, zafferano, mele cotogne.
Bucce Maremma Toscana IGT
Poggio Argentiera: l’Ansonica, coltivata in maremma fin dalle prime colonizzazioni romane, è il vero autoctono di questo territorio. In passato è stato spesso considerato un vino rustico, fermentato alla stessa maniera di un rosso, con grande presenza tannica e colore leggermente ambrato. Questo vino deve il nome proprio al genere di vinificazione, con fermentazione sulle bucce che viene effettuata per 5-6 giorni e a cui segue un lungo affinamento sulle fecce per circa 18 mesi in cemento e legno grande. Un vino ben fatto, gustoso e saporito, che ricorda i sapori di una volta e che coniuga alla perfezione la ricerca di una vinificazione particolare alle fragranze di un vitigno antico e fortemente legato al territorio.
All’occhio
Giallo paglierino intenso, reso leggermente torbido dalle fecce fini in quanto non chiarificato e non filtrato.
Al naso
Intenso e di certa complessità, gioca le sue carte migliori sul floreale: biancospino, acacia e tiglio. Qualche nota fruttata, di mela golden e pesca giallona, e una nuance di erba tagliata di fresco mista a eleganti sentori di lievito completano il bouquet.
In bocca
Morbido, con una discreta freschezza mista ad una vena sapida molto piacevole, è di buon corpo pur restando di beva facile e ben equilibrata. Intriga la lieve tannicità che gli deriva dalla fermentazione sulle bucce, appena accennata eppure gustosa al palato. In chiusura una nota ammandorlata, leggermente amaricante, molto fine.
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