A pochi metri di profondità, davanti a Punta della Vipera, scoperta una struttura portuale che potrebbe essere stata al servizio di un santuario etrusco. Un bacino di circa 3.000 metri quadrati, moli in blocchi di pietra e un canale per il ricambio dell’acqua raccontano una storia di navigazione vecchia più di duemila anni.
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Il mare di Santa Marinella restituisce un altro pezzo della sua storia. E questa volta non si tratta soltanto dei resti di una costruzione antica, ma di qualcosa che ha direttamente a che fare con la navigazione: una possibile struttura di approdo etrusca, sommersa oggi a poca profondità e rimasta finora fuori dalla documentazione archeologica.
La scoperta è descritta in un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cultural Heritage, volume 80 del 2026. La ricerca è firmata da Mauro Giorgi, Simone Napoli, Teresa Rinaldi, Flavio Enei, Stefano Giorgi e Francesco Latino Chiocci e nasce da una serie di ricognizioni archeologiche subacquee condotte lungo la costa a nord di Roma.
Il luogo è Punta della Vipera, un tratto di costa già conosciuto per la presenza di un importante santuario etrusco, fondato nel VI secolo avanti Cristo e profondamente ricostruito alcuni secoli più tardi. Ed è proprio la relazione con questo santuario a rendere particolarmente interessante il ritrovamento.
A circa 90 metri dall'attuale linea di costa, a una profondità media di appena un metro e mezzo, i ricercatori hanno individuato due gruppi di blocchi squadrati in calcarenite bioclastica. Non sembrano però essere semplicemente materiale disperso sul fondale. La disposizione dei blocchi indica una struttura organizzata: una doppia fila parallela alla costa, lunga circa cinque metri nel tratto meglio conservato, che racchiude uno spazio interno riempito in parte da pietre e massi.
La struttura prosegue verso nord-ovest e poi compie una rotazione di circa 90 gradi. Il risultato è quella che gli archeologi interpretano come una possibile configurazione a L, capace di delimitare un bacino di circa 3.000 metri quadrati.
È proprio questa conformazione a suggerire l'ipotesi di un'opera portuale. Una delle caratteristiche più interessanti è infatti la presenza di uno stretto canale delimitato da due file di blocchi. Il passaggio metteva in comunicazione lo spazio interno con il mare aperto e potrebbe aver avuto una funzione precisa: favorire la circolazione dell'acqua e ridurre il progressivo interramento del bacino.
In altre parole, non siamo davanti soltanto a un punto dove le imbarcazioni potevano avvicinarsi alla riva. Se l'interpretazione sarà confermata dagli scavi, gli Etruschi avrebbero realizzato una vera e propria infrastruttura destinata a proteggere e organizzare l'approdo delle imbarcazioni.
Ed è qui che la scoperta assume un significato particolare anche dal punto di vista della storia della navigazione. Le fonti antiche raccontano della potenza marittima degli Etruschi, ma le testimonianze materiali delle loro infrastrutture costiere sono estremamente rare. L'erosione della costa, le trasformazioni avvenute nei secoli e soprattutto la variazione del livello del mare hanno cancellato o sommerso buona parte di queste strutture.
A Santa Marinella, invece, qualcosa è rimasto.
Il mare attuale nasconde infatti una parte della storia della costa etrusca. Alcuni elementi che gli studiosi interpretano come possibili superfici di calpestio del molo si trovano oggi tra 50 e 60 centimetri sotto il livello del mare. Da qui nasce l'ipotesi che il livello marino antico fosse almeno 1,20-1,40 metri più basso di quello attuale. La combinazione fra questo dato, le caratteristiche costruttive e i pochi materiali archeologici recuperati porta gli autori a collocare provvisoriamente la costruzione tra la fine del IV e l'inizio del III secolo avanti Cristo.
È una datazione che racconta anche una trasformazione della costa. Quello che oggi appare come un tratto di mare relativamente basso e aperto, più di duemila anni fa presentava condizioni differenti. Una parte delle strutture che oggi si osservano sott'acqua potrebbe essere stata allora perfettamente accessibile alle persone e alle imbarcazioni.
Ma soprattutto emerge un possibile rapporto diretto fra il mare e il santuario di Punta della Vipera. Il luogo di culto si trova a soli 130 metri dalla struttura individuata. Una distanza troppo ravvicinata per non suggerire una relazione, anche se gli stessi ricercatori sottolineano che sarà necessario verificare archeologicamente l'ipotesi.
Il quadro che potrebbe delinearsi è dunque quello di un piccolo sistema costiero nel quale navigazione e culto erano strettamente collegati: arrivare dal mare, entrare nel bacino protetto e raggiungere il santuario.
Non è ancora possibile dire con certezza quali imbarcazioni utilizzassero l'approdo, quale fosse la sua capacità o quali merci vi transitassero. La ricerca è ancora preliminare e gli autori stessi auspicano ulteriori indagini e uno scavo sistematico dell'area. Mancano, infatti, elementi che permettano una datazione assoluta più precisa, come strutture lignee o materiali organici utilizzabili per il radiocarbonio, mentre i reperti ceramici nell'area del possibile porto sono scarsi.
Ma proprio questa prudenza rende ancora più interessante la scoperta. Non si sta semplicemente riscrivendo una pagina già conosciuta dell'archeologia etrusca: si sta aprendo una nuova possibilità di ricerca.
Sotto un metro e mezzo d'acqua, a poche decine di metri dalla costa di Santa Marinella, potrebbe essere rimasta la traccia concreta di come gli Etruschi arrivavano dal mare a uno dei loro luoghi di culto.
Un porto scomparso, dunque. O, più prudentemente per ora, un approdo che il mare ha conservato per oltre duemila anni.
E che adesso torna a raccontare quanto fosse importante il mare nella vita degli Etruschi.
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