VELA - Quando manca poco al traguardo della prima settimana di regata della sesta tappa e la Volvo Ocean Race compie i sei mesi dall’inizio delle ostilità ad Alicante, la In-port race si è disputata il 29 ottobre 2011, la flotta è finalmente entrata in un vero aliseo e comincia a far registrare buone velocità, tipiche dell’andatura in poppa dei potenti Volvo Open 70. Naturalmente tutti i team sperano che questo flusso di vento costante li possa accompagnare fin sul traguardo di Miami, ovvero per le prossime 3.000 miglia. Il terzetto di testa, che sta dando vita a un’intensa lotta, questa mattina ha strambato dirigendo la prua verso al costa del Brasile alla ricerca di un vento più fresco. Una mossa che ha posto gli spagnoli di Telefónica nella posizione più a nord, anche se in effetti gli ispano/neozelandesi di CAMPER sono praticamente appaiati, a un solo decimo di miglio (meno di 200 metri) avanti e sopravento. I due team, quello guidato da Iker Martínez e quello di Chris Nicholson stanno dando vita a un duello serratissimo alle spalle del leader PUMA, all’ultimo rilevamento una dozzina di miglia avanti al duo e con un vantaggio di 50 su Abu Dhabi, sempre quarto. 130 miglia più a sud, anche i francesi di Groupama 4 hanno strambato alla ricerca di un modo per riavvicinarsi al gruppo di testa e rientrare in gioco.Per mantenere la leadership, messa in pericolo dagli inseguitori, PUMA ha dovuto però effettuare continui aggiustamenti di assetto e trim delle vele che consentissero al team americano di restare veloce, come in una sorta di allenamento a due. In un collegamento telefonico con Alicante, il navigatore di PUMA Tom Addis ha raccontato delle strategie e dell’atmosfera a bordo della barca americana: “E’ stata la tappa più civile che abbiamo avuto finora… la caratteristica di questa regata è che devi sempre combattere contro le onde, ma questa volta non è successo, è una navigazione bellissima. Però siamo in compagnia, che è sempre una cosa positiva per poter mettere alla prova la barca e il modo di portarla, per definire il migliore assetto.” Come prevedibile i tre team seguono le mosse uno dell’altro. “Abbiamo appena ristrambato verso la costa brasiliana e credo che CAMPER abbia fatto lo stesso. Nelle prossime 24 ore dobbiamo ancora manovrare per la VMG, poi dovrebbe essere una gara di velocità pura. I Doldrum non sembrano male. Il primo che entra negli alisei dovrebbe essere in grado di allungarsi, ma sembra che non riusciremo ad arrivare così. Sembra invece che dopo i Carabi avremo ancora del vento leggero, quindi una possibile altra compressione della flotta, con un riavvicinamento di quelli dietro. Faremo quel che potremo, le cose possono cambiare e comunque è sempre meglio essere davanti in certe situazioni.”
I team si stanno infatti muovendo per posizionarsi al meglio in vista delle calme equatoriali, che li attendono nei pressi del parallelo 2° sud, distante circa 300 miglia dalle loro prue. I battistrada nelle prossime ore attraverseranno l’equatore per la quarta e ultima volta in questa edizione della Volvo Ocean Race, ritornando nell’emisfero nord per non abbandonarlo più fino all’arrivo a Galway. La flotta ha passato l’equatore da nord a sud per la prima volta nella prima tappa (Alicante – Città del Capo), da sud a nord nel primo tratto della seconda (Città del capo – Malé) e di nuovo nella quarta tappa (Sanya – Auckland). Questa volta, tuttavia, la sona dei Doldrum non sembra una minaccia troppo seria, non pericolosa come quando la flotta la attraversò nel corso della prima tappa. Malgrado ciò la distanza fra le barche è talmente ridotta, che anche un errore di “passaggio” potrebbe far cambiare la classifica e i Doldrum anche se meno estesi potrebbero sempre essere determinanti. Come riconosce anche il watch captain di Telefónica Neal McDonald. “Anche se le previsioni per il resto della tappa fino a Miami parlano di una navigazione non troppo veloce, credo che i Doldrum non saranno troppo spiacevoli e spero che non sarà un passaggio memorabile.” D’altra parte secondo McDonald i giochi sono tutto tranne che fatti, a questo punto. “La regata potrebbe essere ancora di chiunque. Groupama ha ancora un po’ di strada da recuperare ma ci saranno partenze e ripartenze e le barche sono abbastanza vicine, alcune distanze potrebbero sembrare grandi ma in realtà non lo sono. Quindi guardiamo avanti ma ci guardiamo anche alle spalle.”
Secondo il meteorologo della regata Gonzalo Infante la presenza di due basse pressioni in nord atlantico potrebbero causare un comportamento anomalo del sistema degli alisei dopo l’equatore, rendendo la tappa più lenta del previsto ma dando la possibilità agli inseguitori di Abu Dhabi e Groupama di giocare le proprie carte. “Le barche per ora corrono lungo la costa del Brasile, una scelta che garantirà loro la migliore porta verso i Doldrum nei prossimi due giorni. Ma con queste calme equatoriali disturbate, la corsa di velocità potrebbe durare solo un migliaio di miglia, forse solo fino ad Antigua nei Caraibi. I modelli meteo, in seguito, per l’approccio a Miami sono molto meno accurati e potremmo assistere a delle strategie inusuali nel tratto finale.” Quando i team si avvicinano a grandi passi alle 3.000 miglia alla meta, la testa della flotta è sempre occupata da PUMA che ha un vantaggio di 11,9 miglia su CAMPER e di 12 su Telefonica, che navigano praticamente appaiati. In quarta posizione rimane Abu Dhabi a 50,7 miglia mentre Groupama è quinto a 128,4 miglia dal leader. Al rilevamento di mezzogiorno il più rapido del lotto è PUMA con 18,4 nodi in un vento intorno ai 16 nodi di intensità ma è Telefónica che torna a far registrare la migliore percorrenza sulle 24 ore con 336 miglia.
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