domenica, 14 giugno 2026


ARGOMENTI
IN EVIDENZA

giraglia    vendee arctique    francesca clapcich    29er    regate    52 super series    vendee globe    attualità    america's cup    luna rossa    ambrogio beccaria    star    swan    rs21    meteor    sardinia cup   

VOLVO OCEAN RACE

Vor, rotture e incidenti: la parola agli skipper

vor rotture incidenti la parola agli skipper
Redazione

Vela, Vor - La quinta tappa da Auckland a Itajaì è stata una delle più dure e impegnative della Volvo Ocean Race, con una sola barca giunta al traguardo senza dover effettuare delle soste tecniche, una che ha finito con un armo di fortuna e due che hanno dovuto essere trasportate via nave e una ancora in navigazione.
I problemi tecnici occorsi hanno dato vita a molti commenti nel mondo dei media specializzati e sui forum, perciò si è voluto dare la parola ai diretti interessati, i sei skipper, per avere le loro impressioni.

Chris Nicholson skipper di CAMPER with Emirates Team New Zealand dice che le barche dell’ultima generazione sono difficili da costruire e da portare ma che ciò è parte integrante della Volvo Ocean Race per tenere vivo l’interesse dei fan e una componente del lavoro dei velisti professionisti che ci navigano. “Non si possono produrre barche più veloci, per le tappe oceaniche e le in-port, e non si possono raggiungere certe prestazioni senza delle rotture. Immagino ci siano opinioni diverse in merito, ma tutti coloro che navigano su queste barche sanno esattamente di cosa sono capaci. Potremmo fare il giro del mondo su barche d’acciaio, facendo massimo 12 nodi, non rompendo mai nulla e il risultato sarebbe che nessuno si interesserebbe alla regata. Mi piace la combinazione che abbiamo, è una sfida ed è il motivo per cui il giro attrae i migliori velisti del mondo. le nostre sono barche eccezionali ma difficili, e così deve essere a questo livello del nostro sport.”
Iker Martínez skipper di Team Telefónica ritiene che le rotture a bordo delle barche che circumnavigano il globo siano virtualmente inevitabili e un fattore che gli skipper e gli equipaggi devono tenere in considerazione quando elaborano le loro strategie. “Le barche si danneggiano perché sono molto veloci. Possono facilmente raggiungere i 40 nodi e per non rompere a quelle velocità la barca deve essere molto solida, quindi non l’ideale per vincere una regata. Il modo migliore per vincere un giro del mondo è avere una barca veloce e potersi fermare quando necessario. E questo è quello che abbiamo, dobbiamo saperlo e tenerne conto, tutto qui.”
Mike Sanderson di Team Sanya, che è l’unico skipper in questa edizione ad aver già vinto una Volvo Ocean Race, ritiene che le rotture siano una cosa da mettere in contro, date le incredibili prestazioni dei Volvo Open 70 dell’ultima generazione. “Quando si naviga veloci si prendono molti colpi. Basta un attimo per capire a cosa sono sottoposti questi scafi. A volte ci si prova solo, a volte si prova a rallentare e non ci si riesce, sono incredibili.” Sanderson dice che le rotture sono sempre state parte della Volvo Ocean Race e cita a supporto la sua esperienza nell’edizione del 2005/06 che vinse su ABN AMRO ONE. “Era la prima volta che si usavano le nuove barche e abbiamo avuto moltissimi problemi, specialmente con le chiglie. Usavamo dei messi nuovi, che non erano stati provati prima e ci sono stati dei danni. Ma anche delle prestazioni spettacolari mai viste prima su dei monoscafi.”
Ian Walker  skipper di Abu Dhabi Ocean Racing da parte sua ha sottolineato come anche nelle edizioni precedenti gli incidenti siano stati molteplici. “Nella scorsa edizione abbiamo avuto solo una tappa molto dura, quella verso la Cina, non ci dobbiamo dimenticare che tre barche hanno avuto danni in quell’occasione e che le altre hanno dovuto fermarsi.” Tuttavia Walker concorda nel dire che questa volta, se solo PUMA è riuscito a completare la tappa senza fermarsi significa che qualcosa di sbagliato c’è. “Noi, non solo noi ma tutti i team, sembra che non riusciamo a passare indenni nelle condizioni dure. Prima della partenza della quinta tappa le cose non andavano male. Non avevamo avuto troppe rotture. Se riguardi la tappa, però, è evidente che non si può andare avanti così.” Walker non accusa i parametri di progettazione o la qualità di costruzione delle barche per le rotture. “Non penso si possa dare la colpa al regolamento e queste sono barche molto ben costruite. Credo piuttosto che le spingiamo talmente tanto e che siano talmente rigide e leggere che inevitabilmente i materiali siano sottoposti a delle rotture.”
Franck Cammas skipper di Groupama sailing team ritiene che ogni nuova generazione di Volvo Open 70 dia la possibilità ai team di renderli più stabili, imparando dalle esperienze precedenti. Cammas crede anche che tutti siano coscienti del fatto che prendere delle scorciatoie per risparmiare sia una falsa economia. “Sappiamo tutti e lo sanno gli esperti che la mancanza di affidabilità in fondo significa una perdita di tempo e di soldi. L’affidabilità è il fattore più importante e ogni regola vi è sottoposta.” Secondo lo skipper francese non è vero che l’attuale flotta sia meno resistente che nelle edizioni precedenti, ma che le barche sono certamente sfruttate di più a causa del livello della competizione di questo giro. “Le persone non devono pnsare che le barche siano meno resistenti, perché non è vero. E’ sicuro che il livello di questa Volvo Ocean Race ci porta a spingere le barche al massimo, molto più che nel passato. Sono più veloci perché sono progettate meglio. Le regole si possono sempre cambiare, a volte serve e potremmo avere delle barche più resistenti, ma non dobbiamo preoccuparci troppo perché fa parte del nostro sport. La Formula1 non sarebbe la stessa se non ci fossero incidenti e lo stesso è per la Volvo, se non cercassimo di raggiungere il massimo non ci sarebbero danni.”
Ken Read, skipper di PUMA Ocean Racing powered by BERG e vincitore della quinta tappa, ha dichiarato che le barche odierne sono davvero troppo veloci per le condizioni come quelle che si sono incontrate nel pacifico meridionale, dove i timonieri hanno passato la maggior parte del tempo a cercare di rallentare per evitare di danneggiarle. “Credo quello sia il punto dove è il fattore umano a prendere la precedenza e ci si dice “Senti, c’è un limite entro il quale si devono portare queste barche prima che le cose finiscano in catastrofe”. Andare a 40 nodi è la cosa più stupida che si possa fare, perché si perde il controllo. Però, a volte, non si ha scelta, si prendono una o due onde e… bisogna fare di tutto per non decollare. Sono le onde, è il mare che fanno succedere gli incidenti. Le onde di più di tre metri sono normali, poi ce ne sono da quindici metri che agiscono come vere rampe di lancio e sono quelle che fanno più male.” Malgrado PUMA sia stata la sola barca ad arrivare al traguardo senza problemi Ken Read concorda nel dire che molto dipende dal destino. “C’è una grande dose di fortuna. E’ come un incidente automobilistico, se fossi partito da casa dieci secondi prima la mia macchina non si sarebbe trovata in quel posto e non sarebbe successo nulla. Insomma, se non ti fossi trovato in quella particolare onda, la barca non sarebbe uscita dall’acqua e non sarebbe caduta e non si sarebbe rotta.” Anche lo skipper statunitense attribuisce molte delle rotture al livello agonistico della regata. “Per vincere devi sempre andare al limite. Il fatto è che questa regata è diventata così tirata che ci costringe a tirare in condizioni nelle quali normalmente non lo si farebbe. Rallentare significa togliere quel 10 percento, cioè passare da una totale mancanza di controllo a essere quasi fuori controllo. Dipende dalla naturale propensione alla competizione degli uomini, ma ci deve essere anche un istinto di sopravvivenza che ti dice ora non puoi spingere troppo, perché rischi di perdere la regata.”


13/04/2012 12:24:00 © riproduzione riservata






I PIU' LETTI
DELLA SETTIMANA

Loro Piana Giraglia 2026: riparte da Saint-Tropez la sfida dei maxi yacht

Dopo gli Europei di Sorrento, il circuito dell’International Maxi Association torna in mare con 22 imbarcazioni protagoniste delle regate costiere e inshore prima della storica offshore verso Genova

Vendée Arctique: Clapcich e Beccaria a braccetto verso il Polo

Francesca ha dipinto un quadro della vita a bordo con vento forte e mare grosso, mentre era all'inseguimento dello skipper italiano Ambrogio Beccaria su Allagrande MAPEI, che si trovava a poche miglia davanti a lei in quarta posizione

Dal 24 al 28 giugno l'Argentario Sailing Week

In occasione della 25ª edizione dell’Argentario Sailing Week – Miramis Trophy, in programma dal 24 al 28 giugno, Miramis rinnova la partnership con lo Yacht Club Santo Stefano assumendo per la prima volta il ruolo di title sponsor della manifestazione

Vendée Arctique: Francesca Clapcich in lotta per il podio, quarta dopo tre giorni di regata

Alla rilevazione del 10 giugno, la skipper italo-americana navigava a circa 125 miglia dal leader Sam Goodchild (MACIF Santé Prévoyance), ma soprattutto a sole 15 miglia dalla terza posizione occupata dalla francese Violette Dorange

Addio a Charlie Dalin, il campione che conquistò il Vendée Globe sfidando anche la malattia

Nel gennaio 2025 aveva scritto una delle pagine più memorabili della storia del Vendée Globe, completando il giro del mondo in 64 giorni, 19 ore, 22 minuti e 49 secondi, abbassando di oltre nove giorni il precedente record della competizione

Nautor Swan presenta il nuovo Swan 80: il Maxi che unisce prestazioni e versatilità

Progettato per rimanere sotto la soglia dei 24 metri di lunghezza, lo Swan 80 nasce con l'obiettivo di offrire le prestazioni e il prestigio di un maxi yacht mantenendo una maggiore semplicità gestionale e operativa

Il Royal Ocean Racing Club conquista la Range Rover Sardinia Cup 2026

Seconda posizione per lo Yacht Club Costa Smeralda, terzo il RORC Gold. Ino Veritas di James Neville vince in classe SC1, Ran di Niklas Zennstroem primo in classe SC2

Meteor: Davide Sampiero conquista la 2a tappa del Circuito Nazionale

Spettacolo nel Golfo dei Poeti con 16 equipaggi e sette prove disputate

Vendée Arctique: per Ambrogio un bel tuffo fuori programma

Una rete da pesca costringe AMbrogio ad immergersi. Dopo aver messo l’imbarcazione alla cappa per garantire un minimo di stabilità, lo skipper si è preparato a un’immersione sotto lo scafo per raggiungere la chiglia e liberarla dall’ingombro

Vendée Arctique: Francesca Clapcich, «La regata finisce solo al traguardo»

La velista italiana è quinta nella Vendée Arctique dopo aver doppiato il waypoint virtuale a 66° Nord. Ora la attende una delicata discesa verso la Francia tra depressioni, correnti e passaggi obbligati

Utilizzando questo sito accetti l’uso di cookie per analisi e pubblicità.  Approfondisci