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VOLVO OCEAN RACE

VOR: il dilemma della tempesta

vor il dilemma della tempesta
redazione

Le prossime 24 ore costituiranno uno dei momenti clou della seconda tappa per i sette equipaggi in regata. Come affrontare l'annunciata tempesta tropicale, cavalcarla o tenersene lontani? Se dovessero scegliere di “prenderla di petto” ci sarebbero tre possibili scenari. La flotta potrebbe essere catapultata a forte velocità verso Abu Dhabi, oppure potrebbero esserci rotture e danni a bordo, oppure una combinazione delle due. Però anche la decisione di non entrare nella tempesta ha i suoi pro e i suoi contro. Se qualcuno dovesse decidere per questa opzione la barca e l'equipaggio non ne soffrirebbero, ma si potrebbero trovare molto distanziati, addirittura di giorni, da coloro che avessero deciso di correre il rischio maggiore.

Gonzalo Infante, meteorologo della Volvo Ocean Race, ha spiegato così la situazione: “In poche parole, la flotta deve prendere una decisione “del cane che si morde la coda”. Molti faranno le loro scelte il prima possibile.” Infante ha anche detto che la tempesta si potrebbe trasformare in un ciclone ma, allo stesso tempo, potrebbe scendere a livello di semplice bassa pressione intensa. In ogni caso, le previsioni parlano di vento forte, nella peggiore delle ipotesi con raffiche fino a 70 nodi, cioè più di quanto i Volvo Ocean 65 abbiamo mai incontrato finora. “Personalmente credo che i team cercheranno di andarsi a prendere gli angoli al vento più favorevoli, nella parte occidentale del sistema.” Un'indicazione di quali scelte faranno i team potrà venire dalla cartografia elettronica che potrà mostrare le barche stare mura a sinistra e a est per allontanarsi dal limite destro della tempesta, oppure portarsi nella direzione opposta per allontanarsi da sinistra.

La segnalazione di allerta di tempesta tropicale è stata lanciata dall'agenzia internazionale MeteoFrance, martedì sera e ha prodotto molta apprensione fra i velisti. “Può essere abbastanza paurosa” ha detto Yann Riou, Onboard reporter di Dongfeng Race Team. “Ma ne conoscevamo l'esistenza da qualche giorno.” Da parte sua Charles Caudrelier, lo skipper di Dongfeng Race Team vede le cose con maggior ottimismo. “Questa depressione creerà dei venti forti, ma che ci aiuteranno a progredire verso nord. Il problema non è la bassa pressione, ma il vuoto che si lascerà alle spalle.” Più netto lo skipper di Team Brunel Bouwe Bekking che ha dichiarato: “Il problema più grande sono le onde che crea la tempesta, possono arrivare a sette metri. Se pesti su onde così con 30 nodi d'aria, non devo stare a spiegarvi cosa succede. Le cose si rompono.”

Sul fronte classifica, la leadership è passata di mano e ora, seppure con un margine molto ridotto, la testa della flotta è occupata da Abu Dhabi Ocean Racing con lo skipper britannico Ian Walker, la cui strategia di spingersi più a ovest degli altri sembra aver dato i suoi frutti. Ma come, ha affermato lo stesso Walker: “Si potrebbe pensare che questa strategia sia stata intenzionale, ma non è così.” La barca portacolori degli emirati, infatti, ha deciso di strambare prima degli altri per riportarsi nella pancia del gruppo, quando la separazione laterale era superiore alle 60 miglia, e con sorpresa dell'equipaggio è stata la manovra che l'ha riportato in vetta. Lo scarto sugli spagnoli di MAPFRE è però estremamente ridotto, poco più di un miglio e mezzo e, in un classico scenario da monotipia le sette barche combattono e navigano a distanza ravvicinata, tanto che sono solo 18 le miglia che separano Abu Dhabi Ocean Racing in prima posizione dall'equipaggio femminile di Team SCA, in settima, che pure è stato costretto a una battuta di arresto a causa di un violento temporale.

Da bordo di MAPFRE, che sembra aver completamente riassorbito la delusione della prima tappa e anzi sta dando prova di ottime prestazioni e scelte tattiche, a conferma probabilmente che l'inserimento di Rob Greenhalgh e Jean-Luc Nélias sta funzionando, Francisco Vignale racconta così l'atmosfera: “Filiamo a 20/22 nodi verso Abu Dhabi, di bolina. Non sono un grande fan della bolina, perché la vita a bordo diventa davvero scomoda, la barca è sbandata di 30 gradi e passare da una parte all'altra è una vera impresa. Sottocoperta si fa fatica a muoversi, sopra è bagnato e passiamo dalla coperta alla cuccetta e viceversa, è l'unico posto dove si può stare e aiuta anche a tenere la barca più dritta. La buona notizia però è che siamo secondi!”

Alle spalle dei due duellanti per la leadership, comunque, gli altri stanno tenendo il ritmo, con i franco/cinesi di Dongfeng Race Team, gli olandesi di Team Brunel, i giovani americani di Team Alvimedica con l'italiano Alberto Bolzan e i Team Vestas Wind tutti racchiusi in un arco di meno di dieci miglia e le veliste di Team SCA che hanno ridotto notevolmente il distacco.

A dire la verità non è stata una cosa troppo complicata fino a ora, ma lo diventerà più avanti.” Ha detto la skipper britannica di Team SCA Sam Davies. “Per ora Libby (Greenhalgh, la navigatrice) e io stiamo cercando di riposarci il più possibile in modo da avere mente fresca quando sarà necessario. Siamo rimaste impantanate in quel buco e abbiamo perso un po', ma quando finalmente punteremo verso nord sarà più complesso leggere e credere a quello che dicono i modelli meteo. Allora sì che sarà più complicato e ci saranno grandi opportunità ma anche trappole da cercare di evitare.”

La flotta si trova ancora a più di 3.500 miglia dal traguardo di Abu Dhabi, che dovrebbe raggiungere a metà dicembre, e ha coperto circa 1.700 miglia dalla partenza da Città del Capo, una settimana fa.


26/11/2014 18:20:00 © riproduzione riservata






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