E’ stata una partenza molto spettacolare, quella di ieri a Città del Capo. Un folto pubblico e condizioni “toste” hanno salutato i sette team che hanno dato inizio alla Leg 3, ossia 6.500 miglia dalla capitale Sudafricana fino a Melbourne in Australia. Il famoso vento locale, chiamato 'Cape Doctor' soffiava a 20/25 nodi e il mare era ben formato. Col passare delle ore le condizioni si sono fatte ancor più difficili, con punte di vento superiori ai 40 nodi e una vita a bordo tutto meno che agevole, considerando che le barche navigavano di bolina con il mare contrario.
Dopo due settimane di riposo a terra, per riprendere le forze dopo la seconda tappa, le prime 24 ore devono essere state un crudo risveglio alla realtà della “vita all’estremo” del giro del mondo a vela.
Nelle prossime due settimane, i 63 velisti e i 7 onboard reporter affronteranno alcune delle situazioni più dure, con le condizioni meteo al limite dell’Oceano meridionale, il solo oceano del pianeta dove non c’è quasi alcuna presenza umana. Temuto e rispettato al tempo stesso, il Southern Ocean è anche una delle parti immancabili della Volvo Ocean Race,di cui è stato protagonista in ognuna delle 12 edizioni finora disputate. E, nell’edizione corrente, ci sono più miglia nel Southern Ocean rispetto al recente passato, un chiaro ritorno alle origini dell’evento.
Al rilevamento delle posizioni delle ore 13 UTC, le 14 ora italiana, la testa della flotta era occupata da Sun Hung Kai/Scallywag, la barca che si è tenuta più a est e dunque più vicina in termini teorici all’Australia, ma forse MAPFRE, Dongfeng Race Team e team AkzoNobel sono meglio posizionati in termini di tattica e per poter scendere verso sud più velocemente.
Le velocità di tutte le barche, comunque, sono scese a circa 10 nodi nel passaggio dell’area di alta pressione e di vento più leggero. “Dobbiamo attraversare una dorsale, è sempre una cosa difficile perché è un’area di transizione fra due zone di vento in un sistema di alta pressione.” Ha spiegato lo skipper di Dongfeng Charles Caudrelier. “Stiamo cercando di lasciare l’alta nella sua parte meridionale per prendere la bassa, ma si tratta sempre di condizioni difficili con vento leggero e ballerino. Siamo fortunati perché il sistema si sta allontanando da dove ci troviamo noi.”
I venti più leggeri, malgrado abbiano rallentato l’avanzamento, sembrano essere graditi agli equipaggi, che possono prendere un attimo di respiro dopo le condizioni impegnative delle prime ore e controllare l’attrezzatura, asciugare le cerate e prepararsi mentalmente e fisicamente per quello che li aspetta.
Un enorme sistema di bassa pressione, infatti, si sta sviluppando a ovest della flotta, e fra qualche giorno investirà le barche con venti previsti fino a 60 nodi. “C’è molta ansia per quello che succederà fra qualche giorno.” Ha detto Bleddyn Mon, matricola del giro del mondo imbarcato su Turn the Tide on Plastic per questa tappa. “Aspettiamo tutti, personalmente non vedo l’ora di provare a navigare con vento forte e mare formato.”
Decisamente più esperto e con decine di migliaia di miglia in carriera più di Mon è il navigatore di MAPFRE Juan Vila, che ha aggiunto: “A breve termine ci attendiamo che il vento salga fino a una ventina di nodi, ma le cose si faranno serie giovedì o venerdì quando arriverà il primo fronte, per ora le previsioni sono di vento superiore ai 40 nodi. Il nostro obiettivo numero uno è di non rompere nulla a bordo.”
La Leg 3 dovrebbe durare due settimane, con un arrivo previsto a Melbourne fra il 24 e il 26 di dicembre.
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