Giovedì 24 novembre, alle ore 15 e 34 minuti e 50 secondi ora locale (20:34:50 ora di Roma), Alberto Bona sul Class40 IBSA ha tagliato il traguardo di Pointe-à-Pitre della dodicesima edizione della Route du Rhum all'ottavo posto. Il suo tempo di gara è di 15 giorni, 06 ore e 19 minuti e 50 secondi. Lo skipper del class40 IBSA ha percorso le 3.542 miglia tra Saint-Malo e Pointe-à-Pitre a una velocità di 9,67 nodi sulla rotta ortodromica, navigando in realtà per 4005,51 miglia a una velocità media di 10,93 nodi. È arrivato a Pointe-à-Pitre 1 giorno 03 ore 11 minuti 10 secondi dopo il vincitore della Classe 40, Yoann Richomme.
“Bellissima e difficile, in particolare nella settimana della bolina - dichiara Alberto Bona all’arrivo - sono estremamente contento: io e Ibsa ce l’abbiamo fatta assieme, abbiamo attraversato un Atlantico che non ci ha fatto alcuno sconto. Esperienza dura, indimenticabile”.
L’Oceano non ha fatto sconti, ma Bona ha saputo navigare con determinazione: “Nella seconda perturbazione, di notte, ho perso la stazione del vento, mi sono mosso velocemente per andare al timone e ho sbattuto la faccia. Un momento complicato, senza dubbio, così come, alcuni giorni fa, quando è esploso lo spi. L’ho sostituito con uno più grande, ma mettevo l’albero in acqua, ho dovuto darmi una calmata. Da qui l’ottavo posto, che va bene, così come so anche che ci sono ancora potenzialità da esprimere”.
LA GRANDE BOLINA - Dopo una partenza di bolina, la “passerella” davanti all’iconico Cap Frehel e una giornata di navigazione già impegnativa nel Canale, gli skipper si sono trovati all’uscita dalla Manica con venti fino a 40 nodi e mare agitato: il Golfo di Biscaglia ha voluto subito dettare le proprie condizioni, mettendo a dura prova le imbarcazioni e causando molti ritiri. Alberto Bona, alla prima regata transatlantica in Class40, ha sempre fatto parte del gruppo di testa che, scegliendo una rotta più occidentale e lontana dalla costa europea, ha dovuto affrontare tre perturbazioni consecutive, sempre in andatura di bolina.
Si è trattato di una fase molto difficile della regata, poiché rotture e danni hanno condizionato la navigazione: Alberto Bona ha dovuto da subito gestire il malfunzionamento del pilota automatico principale dettato dall’avaria alla stazione del vento, e ciò ha avuto conseguenze durissime, obbligando lo skipper a stare molte ore al timone, una condizione che ha messo a dura prova la sua resistenza e concentrazione. Bona inoltre ha subito un infortunio, procurandosi un taglio sulla fronte che ha gestito in autonomia seguendo via radio le indicazioni del medico.
“Navigare nelle condizioni di bolina in cui ci siamo trovati è stato molto difficile” - racconta Alberto Bona - “È una condizione in cui ogni movimento a bordo risulta pericoloso, e si è obbligati a rimanere il più possibile fermi per non rischiare di sbattere ovunque. Al tempo stesso è necessario essere attenti, reattivi e pronti, perché la barca deve essere analizzata e controllata continuamente, per intervenire immediatamente ed evitare danni più grandi”.
La “grande bolina” è durata circa una settimana, seguita da alcuni giorni di andatura più larga e vento più leggero: giorni che Alberto Bona ha utilizzato per quello che ha definito “bricolage”, ovvero attenta analisi dello scafo e di tutte le attrezzature, e lavori necessari a ripristinare e a prevenire danni.
LE AZZORRE E LA BONACCIA - Il passaggio alle Azzorre, con il Class40 IBSA tra la quinta e la settima posizione, in costante contatto con i primi, si è rivelato anch’esso complesso. Il gruppo di testa dei Class40, infatti, ha scelto di passare tra le isole, guadagnando sì velocità e miglia sul resto della flotta, ma anche richiedendo ulteriore attenzione e controllo. Poi, a Sud, il vento leggero e un Aliseo poco collaborativo, che ha tardato ad arrivare, hanno portato il gruppo dei primi in un’area di poco vento utile per recuperare le forze e per definire la strategia della seconda parte della regata, caratterizzata da andature di lasco. In questa fase, Alberto ha tentato un recupero in notturna che gli ha consentito di riagganciare il gruppo di testa trovandosi a una ventina di miglia di distacco, ma le diverse condizioni meteo più avanti lungo il percorso hanno nuovamente favorito i primi.
ALISEI INCOSTANTI - Chi si aspettava un Aliseo accogliente e gentile è stato subito deluso: il primo gruppo dei Class40 ha dovuto attendere più del previsto per agganciare i venti portanti, scoprendo che, una volta arrivati, non sarebbero mai stati costanti. I primi hanno beneficiato di più vento e una direzione migliore, acquisendo così ulteriore vantaggio. Il Class40 IBSA ha espresso ottime punte di velocità, approfittando dei momenti di vento più forte. Infatti, anche a poche miglia di distanza, le condizioni cambiavano radicalmente e le diverse imbarcazioni del gruppo di testa navigavano con intensità e direzioni diverse. Qui Alberto Bona ha provato “l’opzione Sud” per sparigliare le carte con i primi, ma lo scoppio del gennaker pesante ha condizionato le ultime giornate di navigazione: onde incrociate e vento incostante hanno fatto letteralmente esplodere la vela, e per Alberto si è aperta l’opzione di navigare con un gennaker in testa d’albero da manovrare continuamente, che lo ha fatto più volte mettere l’albero in acqua. Per evitare danni, Bona ha dovuto scegliere un assetto più conservativo, e il class40 IBSA si è assestato in ottava posizione.
LA GUADALUPA - La Route du Rhum è fatta di tante regate nella regata e quando si arriva ad avvistare Guadalupa, dopo 3.500 miglia di navigazione, inizia l’ultima prova: la circumnavigazione dell’isola prima di tagliare il traguardo a Pointe-à-Pitre. È questo il finale di partita leggendario, tra venti più leggeri e la gestione della navigazione lungo la costa: per Bona è stata una lunga giornata di navigazione, prima di tagliare il traguardo nel pomeriggio e trovarsi tra le braccia della sua Cecilia, applaudito e circondato dall’affetto del team IBSA arrivato in Guadalupa per festeggiarlo. In banchina, ad attenderlo, anche Ambrogio Beccaria.
“È stata una regata entusiasmante e densa di emozioni, che ci ha tenuti con il fiato sospeso fino alla fine. La Route du Rhum ha rappresentato per noi una sfida sotto tutti i punti di vista e siamo molto orgogliosi di Alberto, del risultato raggiunto e dell’ottima performance” – ha dichiarato Arturo Licenziati, Presidente e CEO di IBSA. – “Alberto e il Class40 IBSA hanno mostrato cosa è possibile fare grazie a passione, determinazione, impegno insieme a tecnologia e innovazione. Possiamo dire che lo skipper insieme alla sua barca sono stati perfetti interpreti della visione di IBSA”.
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