Rose Island torna al Salone di Genova con il nuovo Lobster® 53, il modello completa la gamma da 38 a 65' del cantiere di Chignolo d'Isola. In più, conferma l’interpretazione autentica, fornendo un prodotto capace in tutto di conservane il family look.
Arrivano anche due proposte evolute, un open da 12 metri e uno scout da 48'.
Marchi italiani che preferiscono esporre all'estero invece che in casa; mercato interno ridotto a meno di un decimo di sei anni fa; difficoltà croniche per la maggioranza dei grossi produttori, proprio a causa delle loro dimensioni. In un mondo ribaltato dal paradosso, Rose Island naviga più dritta che mai.
«Rose Island ha scelto di presentare le sue novità al Salone di Genova, perché crede che la manifattura italiana debba trovare proprio in Italia il suo punto di ripartenza», afferma Fabio Rosa, fondatore del cantiere. Che continua: «in un mercato come quello attuale, un'azienda che lavora su piccoli numeri può essere più adatta a evolversi rispetto a chi è obbligato a rispettare economie di scala. Per questo restiamo concentrati su una produzione su misura, ma offriamo ai nostri estimatori un motivo in più per scegliere uno dei nostri Lobster®. Il nuovo 53' offre all’armatore l’eleganza delle forme e gli ampi spazi, finora disponibili solo sul 65’».
Poco propenso all’ingranaggio della comunicazione autoreferenziale e alla messa in mostra di sé, il cantiere di Chignolo d'Isola, grazie allo stile delle proprie barche, ormai è ovunque riconosciuto e oltre a essere l'unico marchio autorizzato a chiamare Lobster® i suoi modelli, è diventato una sineddoche: si dice Rose Island per dire lobsterboat. Welcome back, Lobster.
Ma per un degno ritorno sulla principale piazza espositiva italiana, oltre al 15 metri progettato dall'ormai affiatato binomio Aldo Gatti e Marino Alfani (architettura navale curata dal primo, interni a carico del secondo), arrivano altre due inedite proposte, sempre sviluppate dalle sopracitate due matite.
La prima, nome di progetto Kalliste, è una reinterpretazione in chiave open del cucciolo di casa, il Lobster 38. Un vero motoscafo in grado di catturare gli amanti della barca aperta con gli stilemi propri degli scafi lobster: prua alta e dal cavallino accentuato, la tughetta dalle forme squadrate e protratta fin quasi all'estremità prodiera. Posizionati su una carena dalle dimostrate doti marine e dagli eccellenti risultati di consumo (fino a 530 miglia di autonomia con 1500 litri di gasolio ai 24 nodi di velocità di crociera). Tutti questi elementi sono integrati in una barca la cui unica sovrastruttura oltre la tuga e i paramare è costituita da un inclinato parabrezza. Insomma, l'unica proposta open per chi è attratto da uno scafo da lobsterboat.
Lo Scout, com'è stato chiamato in fase progettuale, è invece un concept: una proposta inedita anche come tipologia. Si tratta di un 48' che si sviluppa a partire dalle eccellenti linee d'acqua del Lobster 49 (capace di navigare fino a 600 miglia a 15 nodi in regime di planata e pronto a raggiungere i 28 nodi), ma da cui si differenzia totalmente per tutto quello che riguarda l'opera morta e la fruizione. Tutto il triangolo di prua è libero da sovrastrutture, la tuga ha forme nette, decisamente sportive e avviate, in cui la potenza che sostiene il tetto (uno dei cardini delle lobsterboat) viene mantenuta pur stravolgendone la forma. Lo scafo, poi, cambia totalmente le geometrie, visive prima ancora che funzionali, con il cavallino rovescio e il volume prodiero mantenuto all'interno delle murate anziché riportato sopra la linea della coperta.
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