Non bastassero il pesante sovraffollamento delle Case Rosse di Marassi (che ospitano oltre 800 detenuti a fronte dei circa 450 posti letto regolamentari) e la consistenze carenza di Personale (sono 313 i Baschi Azzurri in forza nel carcere della Valbisagno mentre l’organico di Reparto previsto dovrebbe essere di 472 poliziotti), gli Agenti di Polizia Penitenziaria del carcere genovese da qualche tempo devono fronteggiare quotidianamente una fastidiosa criticità.
“La cosa farebbe anche sorridere, ma in effetti sta determinando non pochi problemi” ammette Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto e Commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri. “Un gruppo di gabbiani ha scelto il tetto di uno degli edifici del carcere di Marassi per costruirvi il proprio nido. I problemi si verificano ogniqualvolta i nostri colleghi dei vari turni si alternano nelle garitte per la vigilanza armata del penitenziario e quindi percorrono il camminamento del muro di cinta. Un gabbiano è quasi stabilmente di vedetta sul tetto dello stadio: quasi sempre, quando vede i nostri colleghi sul muro di cinta, per difendere il nido e non potendo ovviamente sapere che è materialmente impossibile per i poliziotti raggiungere da lì il tetto dove sono i piccoli, emette una serie di segnali sonori con i quali chiama a raccolta gli altri gabbiani adulti e, tutti insieme, puntano verso gli agenti di sentinella. La cosa, ripeto, farebbe sorridere, ma crea non pochi problemi ai colleghi, tanto che, per garantirne l’incolumità, sono stati messi a loro disposizione dei caschi che abitualmente non usiamo per quel tipo di servizio armato”.
La questione è già da tempo stata posta all’attenzione alla Direzione del carcere e per risolvere il problema sono stati interessati Vigili del Fuoco e Corpo Forestale “ma è stato detto che allo stato non è possibile fare nulla perché in Liguria c’è una legge regionale che tutela la nidificazione. Quindi, non è possibile rimuovere il nido dei gabbiani dal tetto. Almeno fino a quando i piccoli non saranno cresciuti. Io mi auguro si possa trovare quanto prima una soluzione a questo inconveniente, specie per i colleghi che ad ogni cambio turno di sentinella rischiano di essere beccati dai volatili. E, viste le dimensioni dei gabbiani, immagino non sia certo una piacevole esperienza“.
E la regione Liguria risponde immediatamente attraverso una nota dell’assessorato all’Ambiente.
“Il gabbiano reale è una specie protetta dalla legge nazionale 157/92, una specie altamente adattabile, in grado di distaccarsi dall’ambiente marino per colonizzare ambienti antropizzati.
La penuria di cibo nelle acque marine- prosegue la nota- ha favorito lo spostamento di questo esemplare nelle città, dove sono presenti fonti alimentari alternative e siti riproduttivi ideali come i tetti degli edifici, in cui i gabbiani possono allevare la prole in assenza di predatori ed in totale sicurezza.
Per contrastare la presenza di nuovi nidi e, allo stesso tempo, per poter rimuovere quelli presenti le Province possono organizzare piani di controllo, se si individuano particolari necessità. Piani che si possono attuare solo con il parere obbligatorio di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con la stretta collaborazione dei comuni.
Gli interventi, in genere, comportano la rimozione di nidi ubicati in edifici o unità abitative di proprietà pubblica o privata in terrazzi e balconi, tetti, grondaie, comignoli e altri siti e nelle condizioni di sicurezza. Tutti interventi, comunque, assolutamente incruenti e da attuare prima che schiudano le uova.
Esiste, inoltre, la possibilità per i privati, al di là dei piani di controllo, di rendere inabitabili i tetti con strumenti di dissuasione (punte, reti o bacchette elettrificate) come quelli analogamente utilizzati per i piccioni.
La Regione Liguria, né la Provincia di Genova non hanno mai ricevuto segnalazioni in merito a questo problema nelle carceri genovesi.
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