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MINI TRANSAT

Alberto Riva, identikit di un minista

alberto riva identikit di un minista
redazione

Ad attendere Alberto quasi un mese di navigazione tra cielo e mare, su una barca lunga 6 metri e mezzo, in uno spazio di una Twingo: un guscio di noce dove il letto è una sacca piena di vele, i pasti sono sottovuoto o liofilizzati, il sonno dura, al massimo, venti minuti. Tuttavia ciò che rende unica questa navigazione è l’assoluta eco-sostenibilità di questo tipo di navigazione e l’assenza totale di tecnologie: il regolamento non prevede l’uso di telefoni, computer, GPS cartografici.
 
Dopo una stagione scintillante Riva, atleta della scuola vela Utopia SSD e supportato in questa impresa da EdiliziAcrobatica, è pronto per il Grande Salto in Atlantico. Al via il 26 settembre la 23esima edizione della storica transatlantica in solitario, che come da tradizione è divisa in due tappe: la prima da Le Sables d’Olonne, in Francia, a Santa Cruz de La Palma alle Isole Canarie, e la seconda dalle Canarie a Saint-Francois in Guadalupa, con partenza il 29 ottobre.
 
Dopo l’exploit di Ambrogio Beccaria che nel 2019 ha vinto primo italiano nella storia questa competizione in cui primeggiano da sempre i cugini d’Oltralpe,  Riva sembra ripercorrere le orme dell’amico: anche lui è al momento il primo nella classifica generale della Classe Mini, e dunque tra i super favoriti di questa edizione. Con Riva, che è anche il presidente della Classe Mini italiana, sul molo di Les Sables D’Olonne ci saranno altri sei azzurri: Francesco Renella, Giovanni Mengucci, Giammarco Sardi, Matteo Sericano, Luca Del Zozzo, Massimo Vatteroni.

 
La transizione ecologica a bordo
“L’energia di Edilizicrobatica”, racconta Alberto Riva “è prodotta interamente da pannelli solari. In una regata così lunga e difficile è importante ridurre al minimo ingombro e pesi non spostabili, senza rinunciare all’efficienza. Per quanto riguarda i rifiuti: niente bottiglie di plastica, solo borracce oltre alle taniche riutilizzabili, niente vetro, niente carta. La vita a bordo deve essere sostenibile per forza perché tutti rifiuti che produci te li scarrozzi per tutto l’Atlantico e ti rendi conto subito della mole dei rifiuti che produci!Infine la mia barca, come tutti i mini 6.50, è per regolamento senza motore… sono le uniche barca da regate oceaniche prive di motore, nemmeno fuoribordo”.
 
Passioni
Sono sempre stato attratto dal fare, alla parte tecnica delle cose, come si montano, smontano, come si costruiscono e si fanno funzionare. Sono stato combattuto se proseguire o meno la carriera accademica. Poi ha prevalso la voglia di buttarsi in un progetto di vela d’altura. La navigazione oceanica in questo senso è un mix di queste due attitudini: lo studio ingegneristico e l’arte del fare. Affrontare un’impresa come la Mini-Transat vuol dire immergersi completamente nella competizione, dedicarsi tout court all’imbarcazione, ai venti e alle correnti”.
 
Una sfida con se stessi
“Sono stato un ragazzo dislessico e mi sono sempre sentito diverso dagli altri: invece di giocare al Lego, collegavo i fili delle lampadine. Quella è stata la prima sfida con me stesso e oggi sento lo stesso richiamo fortissimo. E non è soltanto il richiamo dell’oceano, ma proprio l’idea di un sogno che si realizza”.
 
Dormire a rate
“Durante la traversata dovrò dormire "a rate”, massimo venti minuti alla volta. Il trucco è imporsi di dormire poco e spesso e mai sonni profondi, per questo non più di 15, 20 minuti. In qualche modo si torna a uno stato animale, primordiale… prima che scoprissero il fuoco l’uomo dormiva così, era costretto da un ritmo polifasico, dormiva più volte al giorno per poco tempo. E’ una cosa l’essere umano sa fare”.
 
Orizzonti e paure
“Sarà la mia prima traversata atlantica in solitario. La mia principale paura è quella di farmi male, la barca la posso aggiustare ma se mi rompo qualcosa chi aggiusta me? La cosa che mi piace più dell’oceano è banalmente il senso di totale libertà che trasmette. Non è come essere in una strada, dove devi andare in un senso o in un altro, qui sei libero di andare in ogni direzione.
Avere paura che capiti qualcosa fuori dal tuo controllo come urtare qualcosa in mare non serve veramente a niente. E’ come quando stai arrampicando e pensi che la corda si rompa, cioè che capiti qualcosa fuori dal tuo controllo”.
 
Cambuse straordinarie
“Sono molto bene organizzato con la cambusa: porterò con me vari sottovuoti sia preparati da noi (risotti, stufati , patate) sia quelli industriali, e poi anche dei cibi liofilizzati, qualche scatoletta magari di paté francese, niente alcol, caffè sì ma ne berrò poco perché ti rompe i ritmi del sonno, porto qualche tisana. E cioccolato e qualche mini Coca-cola ovviamente, come premio.
Di acqua il massimo consentito sono 60 litri nella prima tappa e 140 litri nella secondo tappa, ne porterò un po’ meno, come del resto fanno tutti”. 
 
Off-line in un tempo iperconnesso
“A bordo abbiamo soltanto una radio VHF per comunicare tra noi ministi, ma solo nel raggio di 10 miglia, e una radio SSB a onde medie con cui possiamo solo ricevere e non parlare. Quindi non solo non possiamo comunicare con l’esterno ma nemmeno scaricare una canzone o un audiolibro. L’idea di essere sconnessi da una parte è un sollievo, una vacanza, non hai tutte le rotture di scatole legate al cellulare e alle email, dall’altra parte mi preoccupa un po’ la solitudine. Ho chiesto a un amico di farmi una playlist e ho comprato un lettore Mp3, mi porterò anche un kindle dove ho scaricato un’antologia poesie, ho pensato che sono brevi e perfette per l’oceano perché hai poco tempo per leggere ma tanto tempo per pensare”.

Alberto Riva

Alberto, milanese, classe 1992, laureato in ingegneria fisica specializzato in nanotecnologie ha sviluppato la sua passione navigando fin da piccolo con i suoi genitori. Ha navigato con i più importanti navigatori (Giovanni Soldini, Andrea Fantini, Ambrogio Beccaria) e come ingegnere svolge data analysis per team di regata (come Azzurra TP52), e segue ricerca e sviluppo di nuovi dispositivi elettronici per la navigazione. Alberto ha fatto anche gare di arrampicata, competenza che gli è tornata utile anche quando nel 2019 ha partecipato ad una spedizione a vela in Groenlandia per accompagnare un gruppo di rocciatori in cerca di nuove vette da conquistare. Nel 2019 si aggiudica il titolo di Campione Italiano Classe Mini 650 (categoria Proto). Dal 2021 naviga su EdiliziAcrobatica e al momento è primo classificato nell’International Ranking di Classemini.

 


21/09/2021 16:14:00 © riproduzione riservata






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