Il gran finale de La Boulangère Mini Transat è ormai prossimo e promette un duello spettacolare in testa alla flotta. A circa 850 miglia dall’arrivo, tre giorni di navigazione, la suspense si riaccende tra gli 87 skipper ancora in corsa. Benoît Marie (1067 – Nicomatic-Petit Bateau) e Mathis Bourgnon (934 – Assomast) si affrontano senza tregua per la vittoria. Martedì a mezzogiorno meno di quaranta miglia separavano i due solitari, pronti a dare tutto pur di essere i primi a tagliare la linea d’arrivo. «Sappiamo che Benoît Marie ha avuto un’avaria che gli è costata molto tempo, ma ora sta recuperando rapidamente. Questa mattina era nettamente più veloce in andatura pura», spiega Annabelle Moreau della direzione di corsa. Riuscirà Benoît a completare la riparazione del suo foil e a prendere il largo sul suo rivale? Il mistero resta fitto. Bourgnon, al timone di una barca più tradizionale, priva di foil e senza lo spi medio scoppiato durante la prima tappa, non ha alcuna intenzione di cedere. A trent’anni dal trionfo del padre Yvan, vincitore della Mini Transat 1995, il giovane skipper svizzero dimostra di avere coraggio, lucidità e una notevole costanza di rendimento. A decidere il match sarà il flusso instabile degli alisei, veri arbitri di questa traversata atlantica. «I venti soffiano tra 16 e 20 nodi, ma con grande instabilità», spiega Christian Dumard, meteorologo della regata. Le perturbazioni profonde che hanno animato l’Atlantico in questo autunno hanno spostato gli anticicloni più a sud, generando aria turbolenta e brusche variazioni di vento. Condizioni che obbligano i navigatori a restare costantemente all’erta, pronti a strambare al momento giusto per evitare di restare intrappolati sotto le raffiche più violente. Nulla è deciso, e la partita resta apertissima. Alle spalle dei due leader, non mancano gli outsider: Robinson Pozzoli (1026 – UOUM) e Alexandre Demange (1028 – DMG Mori Sailing Academy II) si mantengono in agguato, mentre Julien Letissier (1069 – Frérots Branchet), su una rotta intermedia, resta pienamente in corsa per il podio. Dopo 25 anni di Mini Transat, l’oceano continua a regalare arrivi racchiusi in un fazzoletto di miglia. Tra i protagonisti delle ultime ore spiccano anche Basile Gautier (945 – Nasse Wind / Les Edg) e Adrien Marchandise (754 – MiniLab), che hanno riportato in vita vecchi prototipi dotandoli di nuovi foils. Pur con qualche ritardo, i due skipper hanno già raggiunto la top ten. E nel gruppo degli inseguitori, i distacchi restano minimi tra il veterano Olivier Le Poitevin (198 – Des Pied et Des Mains) e il giovane Matéo Lavauzelle (1044 – Brest Don du Sang Bénévole). Venticinque anni di differenza tra le barche, ma solo poche miglia in mare.
Nella categoria Serie, dove gli scarti sono ancora più ridotti, Paul Cousin (981 – AFP Groupe Biocombustibles) mantiene la leadership, dopo quattro giorni al comando. Preparazione rigorosa e fiducia in mare aperto stanno pagando. Nel gruppo compatto della flotta più numerosa della Transat, anche la battaglia a colpi di strambate è serrata: Pierrick Evenou (966 – Unicancer – Seeds Bekina) e Thomas Biasse (880 – Une Spondy en Mini) sono nella prima parte del gruppo a bordo di imbarcazioni di vecchia generazione, i cosiddetti “nasi appuntiti”, opposti ai più moderni scow dalle prue tondeggianti. Per tutti, i prossimi giorni saranno decisivi anche sul fronte tecnico. Il recente disalberamento del tedesco Thiemo Huuk (1003 – Europe) ne è la prova: ora naviga sotto un armo di fortuna verso i Caraibi, dove dovrebbe approdare dopo 16–20 giorni di mare. Esempio di tenacia anche quello di Awen Le Huec (900 – NST Racing), che continua la traversata nonostante persistenti problemi al bompresso. La giovane skipper non molla: il suo obiettivo resta la Guadeloupe, a qualunque costo. Arrivare a Gaudapupe con un buon piazzamento è anche l’obiettivo delle due imbarcazioni italiane. Red Hot Mini Pepper di Nicolò Gamenara, è dodicesimo a 109 miglia dal leader, ma a solo 7 miglia dalla decima posizione. Entrare nella Top Ten non è impossibile. Per Cecilia Zorzi (Eki), la posizione è la diciassettesima, a 139 miglia dalla testa della corsa. E anche per lei le miglia dal decimo posto (37) non sono un Everest.
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