Assegnando doppi punti, la Leg 3 potrebbe essere una tappa decisiva per la classifica dell’edizione 2017-18 del giro del mondo a vela in equipaggio e impegnerà i sette equipaggi che dovranno scegliere fra rischio e risultato per aggiudicarsi la frazione che attraversa il più remoto e pericoloso oceano del pianeta, sulla rotta da Città del Capo a Melbourne, in Australia. Fin dalla prima edizione del 1973, l’oceano meridionale è stato il terreno di gioco più duro per i migliori del mondo, con navigazioni tanto veloci quanto pericolose. La Leg 3 sarà una cavalcata epica lunga oltre 6.500 miglia fra onde enormi, vento intenso, freddo terribile e temporali minacciosi.
Per l’edizione 2017-18, la Volvo Ocean Race ritorna alle origini dato che le sette barche navigheranno molte più miglia nel Southern Ocean che nelle precedenti. Il colpo di cannone della partenza della terza tappa verrà sparato domenica 10 dicembre, e darà il via a una rotta lunga oltre 6.500 miglia da Città del Capo, conosciuta come la porta dell’oceano meridionale, per puntare a sud e a est, addentrandosi in mari remoti e in flussi di corrente che percorrono le basse latitudini del pianeta. Poiché i punti assegnati saranno doppi, la Leg 3 potrebbe essere cruciale per la classifica finale e la conquista dell’ambito Volvo Ocean Race Trophy.
Queste aree sono state definite e si possono chiamare in molti modi diversi: l’Himalaya liquido, il grande Oceano Meridionale, l’Oceano Antartico, l’Oceano del Polo sud, l’Oceano Australe, i Quaranta Ruggenti, i Cinquanta Urlanti e i Sessanta Stridenti. In ogni caso conquistare e navigare in queste acque mitiche è stato uno degli obiettivi più ambiti e ha rappresentato i maggiori successi di molti dei più grandi velisti di tutti i tempi.
Con onde grandi come case, tempeste e venti fortissimi l’Oceano meridionale è minaccioso e affascinante al tempo stesso e dal 1973 ha ossessionato i navigatori di tutto il mondo. Stu Bannatyne, che in questa edizione naviga a bordo di Dongfeng, è soprannominato il “Re del Southern Ocean” dato che negli ultimi vent’anni ha passato molto tempo a navigare in queste zone e ammette di essere egli stesso ossessionato dal loro richiamo. “Alla fine, è la migliore navigazione a vela che si possa fare, giù nel Southern Ocean. E vale la pena di tornarci, anche solo per gustare il brivido di navigare in quelle condizioni in poppa. Quando riesci ad avere la giusta combinazione di vele con le onde che ti spingono, è difficile pensare ci sia qualcosa di meglio. Una cosa unica della Volvo Ocean Race è che i ricordi dei momenti brutti sembrano svanire molto più velocemente che quelli dei momenti belli.”
Le immagini indimenticabili delle leggende della Volvo Ocean Race nei Quaranta Ruggenti e Cinquanta Urlanti non hanno bisogno di commento. Acque gelide, dinamiche e imprevedibili sempre in movimento nell’area sud del globo, senza l’impedimento della terra ferma, con venti che possono raggiungere anche i 70 nodi di intensità, questa zona del pianeta è piena di insidie per barche e velisti.
Agli esordi della regata, negli anni 70 e 80, i navigatori si spingevano il più a sud possibile, sotto i 60 gradi e più vicino all’Antartide possibile per cercare di percorrere meno miglia. E, inevitabilmente, ciò significava avere a che fare con gli iceberg, o i più piccoli growler, sempre in bilico fra rischio e ricompensa.
Nell’edizione 2017-18 gli organizzatori hanno fissato una zona di esclusione dei ghiacci antartica, l’Antarctic Ice Exclusion Zone, per la terza tappa perché le barche odierne, molto più veloci, potrebbero colpire pezzi di ghiaccio a velocità tre volte superiori con risultati catastrofici, come si può ben immaginare.
L’obiettivo di skipper e navigatori è dunque di usare i dati meteo disponibili per trovare i sistemi di bassa pressione e navigarci al limite, sempre al confine della zona di pericolo. Ma, con le comuni tempeste dell’intensità di uragani, regatare nel Southern Ocean resta una sfida aperta, come lo era in passato.
Il Southern Ocean, forse non tutti sanno che…
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