C’è sempre emozione nel salire le scale che portano a Villa Miani per l’ennesima edizione del Velista dell’Anno. E’ il magico mondo della vela che dispensa i suoi Oscar, bellezza! Mica un velista dell’anno qualsiasi che assegna i suoi premi in modalità 5 Stelle. La Rete sarà anche la Rete, ma qui c’è anche una giuria di “Illuminati” che ne corregge le storture. Insomma, se chiedi al popolo sarà sempre Barabba ad essere liberato. Ed io soffro ancora le conseguenze di quella votazione. Un po’ di sana restaurazione, poi, in un mondo in fondo elitario come quello della vela, è sempre gradita.
Come sempre il primo impatto è gattopardesco. Non sarà Palazzo Valguarnera-Gangi, ma Villa Miani fa sempre il suo effetto. Il solito ottimo buffet nei saloni al piano terra, con l’immancabile tourbillon dei soliti noti che saltellano atleticamente tra una calamarata al tartufo e una distesa di dolci da picco glicemico immediato. Certamente, le chiome canute testimoniano un’età media avanzata, ma l’abilità sviluppata nel corso di lunghi anni di allenamento nell’uso in verticale della posateria, sopperisce all’agilità perduta.
Al termine del fiero (e ottimo) pasto, è giunta finalmente l’ora della premiazione. Si sciama lungo le sale e i corridoi della Villa fino al salone allestito all’uopo, dove finalmente sarà svelato il nome del Velista dell’Anno 2016.
L’attesa c’è, comprensiva di molta curiosità, anche perché non è che il 2016 abbia offerto grandi spunti. Nessuna impresa epica, qualche vecchia gloria con nuovi fermenti, un’Olimpiade andata come è andata, con una Fiv che rivendica continuità nel cambiamento. Ecco la chiave! Siamo davvero in pieno Gattopardo. ”Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
E dal cilindro spunta il nome di Mattia Camboni, classe ’96, proveniente dal quel focolaio di sani infetti da virus della tavola a vela che è Civitavecchia.
Siamo contenti di essere in un film di Zemeckis e di assistere al Velista dell’Anno 2027. A dirla tutta il nostro tifo era per lui, anche per continuità territoriale, ma la scelta ci lascia lo stesso sorpresi, piacevolmente sorpresi mentre riguardiamo la lista dei velisti vincitori delle passate edizioni che abbiamo sul tavolo. Leggo alcuni nomi ed è come sentirli:”Noi fummo i Gattopardi. I Leoni”. Buon vento Mattia, e diventa anche tu un leone!
Alberto Acciari conclude la serata con un sentito ringraziamento al suo staff e fa bene. Tutto è stato organizzato alla perfezione. Il Velista dell’Anno c’è, e con il materiale genetico a disposizione si è fatto quanto possibile. La Fiv, che al di là dell'ufficialità sa benissimo di dover migliorare qualcosa, ha anche presentato nuovi innesti importanti nel suo staff tecnico: Matteo Piazzi, una sicurezza, e lo sloveno Vasilij Zbogar, tre medaglie olimpiche e un'idiosincrasia congenita alla cravatta che fa ben sperare. Poi parla come Gustav Thoeni, ed anche questo è un punto a suo favore.
Forse qualcosa sta cambiando davvero, così come nella conduzione della serata, passata dal solido Lo Cicero all’eterea Cristiana Monina, che ha portato a termine il suo primo difficile match race multiplo sul proscenio.
Promossa con piccole riserve, ma al suo neologismo “Barcalingo”, coniato per un armatore che ama cucinare in barca, mi sono sentito autorizzato a titolare questo articolo “I Velopardi”.
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