Mancava purtroppo Andrea Rossi, trattenuto in Svizzera da precedenti impegni, ma la festa al Big Blu per Luca Tosi è stata comunque perfetta, con una bella cornice di pubblico che ha riempito tutti i posti disponibili (e oltre) dello spazio “Incontri” della Federazione Italiana Vela, messo a disposizione con squisita cortesia dal Presidente della IV Zona FIV, Alessandro Mei.
Erano presenti, insieme a Luca Tosi, Matteo Miceli, ispiratore del tentativo di record tra Dakar e Guadalupa del duo italo/svizzero e recordman di traversata atlantica in solitario nella stessa classe, e il Capitano di Fregata della Guardia Costiera, Cosimo Nicastro.
Ed è proprio al Capitano Nicastro che è toccato l’arduo compito di commentare per primo le sconvolgenti immagini del salvataggio dei due velisti.
Gli errori apparentemente compiuti dall’equipaggio nel corso delle operazioni di recupero sono stati tanti ma, come ha giustamente sottolineato il rappresentante della Guardia Costiera, “queste navi sono molto grandi, non manovrano e non sono attrezzate per un soccorso di questo tipo”.
Dopo aver puntualizzato il ruolo fattivo che la Guardia Costiera ha svolto nel recupero di Tosi e Rossi perché “interveniamo immediatamente anche in pieno Oceano quando a trovarsi in difficoltà è un’imbarcazione o un cittadino italiano”, il Capitano Nicastro ha spiegato la procedura che viene seguita nei nostri mari: “Rilevando un barcone di immigrati in difficoltà, ad esempio, si fanno convergere immediatamente sul posto le navi più vicine, ma, contemporaneamente partono anche i mezzi della Guardia Costiera specializzati nel soccorso in mare. Questa procedura – ha concluso il Capitano Nicastro - è impossibile da applicare nel bel mezzo dell’Atlantico. A quel punto spetta al comandante della nave soccorritrice decidere quali siano le azioni più consone da adottare al momento”.
A Luca Tosi, che più guarda le immagini del recupero, più si rende conto dello scampato pericolo, non è passata comunque la voglia di oceano:” Eravamo ben messi per il record, con circa 14 ore di vantaggio a metà percorso ed un ETA stimato in 10 giorni. Ancora non ci rendiamo conto di come possiamo aver fallito. Avevamo messo in conto tante rotture, tante scenari difficili diversi, ma la rottura dei timoni no. Quella non l’avevamo proprio prevista. A Dakar ci siamo arrivati via mare e di miglia ne abbiamo fatte tante ed anche con un gran mare. Ai timoni mai un problema. Ed invece si sono delaminati e staccati uno dopo l’altro. Ripararli è stato impossibile. Forse con un po’ di calma saremmo anche riusciti a trovare una soluzione per proseguire, anche se lentamente, ma poi abbiamo deciso di seguire il consiglio della Guardia Costiera, che non finiremo mai di ringraziare, e prendere il passaggio sulla petroliera Genmar Argus”.
Alla domanda se ci riproverà, guarda Matteo Miceli, che la sua Biondina Nera l’ha riportata a casa dopo mille peripezie ed ora fa bella mostra di se appesa in salotto….ma pronta a riprendere il mare.
“E’ un discorso che si può riprendere – afferma Miceli – perché il record dei francesi è ancora lì e qualcuno dovrà pur batterlo. Su Biondina Nera mi è rimasto solo l’albero adatto alla navigazione in solitario, e non posso certo mettermi a battere il mio stesso record. Ma un albero nuovo si può sempre trovare!”
Intanto Jrata 3 è disperso nell’Oceano Atlantico, ma da qualche parte dovrà pure spiaggiarsi! Su internet è già partito il tam tam: dai Caraibi al Venezuela occhio ad un catamarano “volante” che vuole rientrare in Svizzera.
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