Dall'Associazione Sportiva di Chioggia "I Venturieri" riceviamo e pubblichiamo il resoconto della crociera estiva che ha portato otto appassionati da Venezia a Lepanto. Una formula, quella della crociera culturale, che meriterebbe ben altra attenzione sia da parte di chi il turismo nautico lo pratica, sia da parte delle istituzioni.
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Non capita spesso di avere venti portanti sulla rotta da Chioggia a Rovigno. Normalmente i venti da sud. risalendo l'Adriatico, all'altezza dell'Istria ruotano a NE e te li trovi di bolina stretta, che non è un'andatura ideale per lo schooner aurico Grand Bleu. In barca manca il collegamento ad internet, a dire il vero manca anche un computer portatile, e devo quindi approfittare di un internet point a Chioggia per avere le previsioni di tre giorni elaborate da Adriamet.
Stampiamo il bollettino meteo, molto dettagliato: prevede vento da NW tendente ad aumentare verso sera ed il giorno successivo.
Un'occasione da non perdere per fare una bella traversata a vela!
Facciamo rifornimento di gasolio (200 litri che basteranno fino a Corfu) e partiamo.
Siamo in otto Venturieri, tutti esperti, ma la barca va conosciuta e vissuta un po' alla volta; non è un vestito che si indossa e via.
Navigare sulla goletta Grand Bleu è un'esperienza diversa, non si tratta solo di andar per mare.
Qui bisogna ricordare dove sono le manovre, a che vele corrispondono, di che forza necessitano per esser controllate, perchè, mancando i verricelli, le scotte, se cominciano a scivolarti tra le mani, scottano veramente.
Non è una deriva che controlli con due dita, le forze in gioco per far correre le venti tonnellate del Grand Bleu necessitano di vigore e prudenza e di coordinamento tra l'equipaggio: è un gioco di squadra che si affina un po' alla volta.
La partenza per una lunga crociera è sempre un momento emozionante.
Issata la randa di maestra e i due fiocchi siamo forse sottoinvelati, ma il comandante si ripromette di issare la randa di trinchetto in un secondo tempo.
Passiamo i ciclopici lavori per il MOSE e puntiano al largo, rotta verso Est.
Il cielo è plumbeo e la bassa costa si allontana rapidamente.
L'equipaggio baldanzoso viene presto raffreddato da un primo temporale.
Nel pomeriggio un secondo temporale si avvicina.
I cumuli torreggianti hanno fatto un nero cappello sopra di noi, il cielo si oscura, il vento aumenta, anche il mare frange.
Tutti in pozzetto, al sicuro, la barca corre veloce, sbandata.
Gli sguardi, un po' preoccupati, si incrociano.
Il timoniere orza nelle raffiche più violente, più per abitudine che per necessità, perchè il Grand Bleu può tenere tutta la velatura anche con un vento di 30 nodi, ed ora abbiamo una velatura ridotta perchè non è issata una delle due rande.
Qualcuno indossa la cerata, pronto a stare al timone; all'orizzonte si vedono nere nubi basse che scaricano acqua in mare.
Il turbine sopra di noi si sposta clemente, le nuvole si alzano, tra i cumuli l'arcobaleno ci offre l'ennesima emozione.
La costa istriana è ormai vicina, ben visibile; Rovigno era la nostra meta; cerchiamo qualche punto cospicuo, ma invano: il campanile del paese laggiù non può essere quello di Rovigno.
La carta nautica porta le tracce di numerose traversate, la tentazione di segnare il punto preciso usando il piccolo GPS è forte; ma preferiamo navigare su una barca di una volta, come una volta: sappiamo che nel temporale ci siamo portati più a nord.
Allora pazienza, poggiamo, il vento è ancora fresco, e il mare mosso.
La notte si avvicina; passiamo l'imboccatura del canale di Leme e, poche miglia dopo, il campanile di Rovigno risplende illuminato come un faro.
Attracchiamo al molo della dogana, affollato, e facciamo le solite pratiche burocratiche.
Il mattino successivo il cielo è terso come lo è solo dopo un temporale.
Non resistiamo alla tentazione di fare la spesa nell'animato mercato. Le colorate bancarelle propongono frutta e verdura di stagione e constatiamo che i prezzi sono come quelli del centro di Milano.
A vela passiamo tra le Brioni e la costa. Qualcuno col binocolo cerca di individuare i cervi e gli animali che si nascondono tra gli alberi che giungono fino al mare.
Vediamo lontani i grattacieli di Pola e le fortificazioni sulla scogliera a picco, in difesa del profondo porto.
La visibilità è buona e già si avvista lo scoglio Porer, col suo faro di pietra messo a sentinella del Quarnaro.
Il pomeriggio è inoltrato e il comandante ricorda che non è buona norma atterrare col buio in luoghi poco conosciuti.
Diamo fondo in un'insenatura riparata nella baia di Medolino. Qualcuno fa il bagno; la coppia di turno di cambusa si dà da fare ai fornelli, chi è franco si rilassa in coperta e commenta le manovre di ancoraggio delle poche barche in arrivo.
Siamo alla ruota, il sole tramonta, i bagnanti a riva raccolgono sdraio e ombrelloni e si allontanano in macchina, il vento abbonaccia, compaiono le prime stelle; è un momento magico di pace.
Il mattino, alle prime ore, è il giusto momento per attraversare il "terribile Quarnaro". Anche i motoscafisti lo sanno! Poco vento e mare calmo. Non son le condizioni ideali per i velieri, ma I Venturieri hanno un programma di visite già fissato e non si può perder tempo.
A vela e motore attraversiamo fino ad Unie e poi giù, fino all'isola di San Pietro. Qui ci fermiamo per la prima visita in progamma.
Scopo della crociera di questa estate è quello di rivisitare i luoghi toccati dalla flotta veneziana sulla rotta di avvicinamento alla più famosa battaglia navale della storia: la battaglia di Lepanto, quando la Lega Santa, sconfiggendo la flotta turca, interruppe l'avanzata mussulmana verso l'Europa, cambiando il corso della storia.
Il progetto Rotta su Lepanto si iscrive nella tradizione delle crociere culturali condotte a partire dal 1982 da I Venturieri nei mari dell'ex dominio veneziano.
In quell'anno Gian Marco Borea d'Olmo, con il suo Vistona ed un pugno di Venturieri, raggiunse Cipro da Venezia solcando le rotte e sperimentando i metodi di navigazione degli antichi Veneziani. La crociera e le informazioni storiche sulla marineria veneziana sono mirabilmente descritte da Franco Masiero nel suo libro Sulle rotte della Serenissima, Mursia Ed.
La rotta Venezia-Lepanto è quella che abbiamo percorso a vela con il Grand Bleu in quattro settimane.
Nei mesi precedenti abbiamo raccolto materiale documentario sulle condizioni meteo-marine e sulla storia dei luoghi, a supporto della navigazione e delle visite previste a terra.
All'imbarco ognuno ha ricevuto un apposito fascicolo con informazioni sulla rotta, sui luoghi e sui monumenti da visitare e sulla loro storia.
La biblioteca di bordo offre numerose pubblicazioni per chi desidera approfondire le informazioni.
Fatto nuovo è stata l'organizzazione di un incontro con le amministrazioni locali dei principali centri storici toccati dalla crociera.
Questo impegno "istituzionale" ci ha costretto a rispettare il calendario progammato, rubando forse un po' di tempo ai bagni ed al relax, ma ha sicuramente arricchito gli equipaggi di spunti interessanti, che altrimenti, viaggiando da semplici turisti, non avrebbero potuto sperimentare.
Abbiamo attraccato nei porti storici di Sebenico, Trau, Lesina, Curzola, Ragusa in Croazia, Cattaro in Montenegro, Otranto in Puglia e Corfu in Grecia.
Abbiamo raggiunto queste località e ormeggiato non nei nuovi marina, anonimi e già invecchiati, ma entrando dalla "porta principale", l'antico porto storico. Abbiamo così potuto rileggere la storia dei luoghi attraverso la testimonianza delle costruzioni che si sono sovrapposte nei secoli.
Le visite a terra poi, con l'aiuto delle guide locali, hanno dato modo di capire ancor meglio le caratteristiche e la storia di ogni luogo, alla scoperta di porti e fortificazioni veneziane, costruiti dalla Serenissima e dai quali sono partite le sue galere che si sono radunate sotto Corfu per unirsi alla flotta della "Lega Santa".
Le pietre parlavano e tutte avevano come comune denominatore Venezia, i Turchi, gli Austriaci, i Fascisti.
Nel ricordare queste storie, ci rendiamo conto di quanto ci siamo affannati nel tentativo di difenderci e di prendere il sopravvento su "gli altri".
Tutto inutile: travolti dai corsi e ricorsi, di vichiana memoria, non ci resta che prender atto di ciò che hanno fatto i nostri padri.
L'incontro con le Amministrazioni comunali è sempre stato piacevole.
A volte è venuto il Sindaco in persona, a volte suoi rappresentanti, ospitati con piacere sulla nostra barca. Abbiamo loro esposto i nostri progammi e i piani per il prossimo anno riscontrando sempre interesse e disponibilità. Nell'occasione ci siamo scambiati piccoli doni: abbiamo dato loro il nostro guidone sociale ed abbiamo ricevuto omaggi caratteristici dei luoghi.
Ma non sono stati colloqui formali: ad ogni incontro ben presto si è instaurato un rapporto di interessi comuni e simpatia, perchè queste città, anche se a volte troppo pressate dal turismo, non dimenticano le loro origini marinare. Chi ama il mare come I Venturieri, non può non apprezzare la natura, le tradizioni e le realtà locali.
Questo è proprio ciò che noi Venturieri cerchiamo nei nostri viaggi: non un approccio superficiale di un turismo di massa, ma una vacanza più impegnata e responsabile, che possa offrire un arricchimento non solo per noi naviganti ma anche per i nostri ospiti.
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