Sembrava un pesce d’aprile ritardato ma la notizia rilanciata oggi dalle agenzie su una doppia barca a disposizione di Oracle per la prossima America’s Cup sembra abbia un serio fondamento in un’intervista pubblicata sul sito australiano sail-word.com rilasciata da Iain Murray, general manager di Team Australia, che riveste il delicato ruolo di Challenger of Record, ovvero di rappresentante di tutti gli sfidanti.
L’ineffabile Iain, tra mille frivolezze (non si sa ancora nulla nè della sede nè delle date) ha spiegato perché sarebbe giusto concedere due barche allo sfidante e lasciare invece la possibilità di un solo AC 62 per gli sfidanti.
L’unica possibile giustificazione è che l’intervista sia avvenuta dopo una lunga visita alle cantine di Bob Oatley, uno dei più grandi produttori di vino australiani, e patron del Team australiano.
Aspettiamo per capire se sia un’ennesima boutade, ma comunque l’America’s Cup, da quando il patron di Oracle ha deciso che doveva essere sua a suon di milioni di dollari, sta sempre più assomigliando ad una rissa tra ricchi ubriachi.Dopo gli Europei di Sorrento, il circuito dell’International Maxi Association torna in mare con 22 imbarcazioni protagoniste delle regate costiere e inshore prima della storica offshore verso Genova
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