Mancano meno di due settimane alla partenza della leggendaria Mini-Transatche sarà il 22 settembre. Dal 1977 questi bolidi lunghi sei metri e mezzo e larghi come una Twingo si avventurano per l’oceano senza strumentazione tecnica e senza contatti a terra. Da allora è sempre stato chiaro che la transatlantica dei ministi non è soltanto una regata molto tosta – la più lunga e difficile regata d’altura in solitario della classe Mini 6,50 - ma una vera e propria iniziazione al mondo dell’altura. Ogni due anni, quelli dispari, un’ottantina di marinai e marinaie sono pronti a mollare gli ormeggi e lanciarsi in questa partita a scacchi con l’oceano. In un mondo perennemente connesso come il nostro è incredibile pensare che questa regata consista ancora in una navigazione senza interferenze con la terraferma e senza la possibilità di farsi un selfie in mezzo all’Atlantico. Tuttavia, proprio per questa sua peculiarità, la Transat è una sfida davvero estrema, e non solo dal punto di vista nautico o delle dimensioni delle barche.
Per questa ventiduesima edizione, il navigatore milanese Ambrogio Beccaria è sulla linea di partenza con 9 vittorie su 12 competizioni alle spalle e dunque, come ha scritto Angelo Sindoni su “Bolina”, “non più come promessa, ma tra i favoriti”. Per la prima volta nella storia un italiano si presenta come un avversario temibile in classe Serie. (Ricordiamo che la regata è suddivisa in due categorie: barche di serie e prototipi, cioè “pezzi unici”; in passato alcuni velisti italiani avevano ottenuto importanti risultati in classe Proto, ma mai nei Serie, dove concorrono la stragrande maggioranza delle barche e dove è più difficile vincere poiché si gareggia ad armi pari)
Ambrogio Beccaria, skipper di Geomag:
“Questa è la mia seconda Transat. Due anni fa avevo una barca vecchia e poco competitiva con cui avevo fatto un secondo posto alla Les Sables-Horta. L’anno scorsa la SAS l’ho vinta e sono due anni che mi alleno ininterrottamente, quindi arrivo con un po’ di pressione sportiva in più, ma anche con più sicurezza. Però, il fatto di essere andato male proprio nell’ultima regata prima di questa [la Transcascogne, ndr] dove ho fatto il peggior risultato degli ultimi due anni, mi ha un po’ abbassato la tensione e riportato alla realtà. Nello stesso tempo quando penso di essere uno dei più forti, mi ricordo che sono gli altri che devono aver paura di me, non viceversa!
Poi avendola già fatta due anni fa so a cosa vado incontro. So che nella prima tappa potrà succedere di tutto a livello di meteo: potrà esserci bonaccia o vento forte, ma una cosa è certa, il passaggio di Capo Finisterre è cruciale e, anche se non si decide nulla perché la regata è lunga, so di essere un po’ avvantaggiato rispetto ad altri che non l’hanno mai passato. Quello che ho imparato passando di lì è che non to devi mai far trovare impreparato…
La barca è molto diversa come assetto a quella di due anni fa, questa volta ho cercato di evitare pesi inutili e valutare quello che posso riparare in mare, inoltre ho lavorato molto sull’eco-sostenibilità di Geomag: navigo con tre panelli di Solbian da 100 watt che sono molto affidabili, non porterò nessuna bottiglia di plastica, ma solo due borracce che carico con le taniche riutilizzabili durante tutte le regate. Avrò quindi pochissimi rifiuti: poca plastica, niente vetro, niente carta. Parto più tranquillo dal punto di vista della preparazione, ho più sponsor e più esperienza, ho un allenatore, la barca è infinitamente più pronta di due anni fa, anzi ripensandoci mi chiedo: come accidenti ho fatto a partire così nel 2017? [ride, ndr]
Poi ho tantissima voglia di stare in oceano da solo, soprattutto di fare prima tappa, che è più umana, per così dire; la seconda mi fa più paura anche perché ho una ferita aperta per come è andata due anni quando ho rotto il bompresso ed era stata… molto dura! Infatti da questa gara mi aspetto soprattutto di fare pace con la Mini, perché in effetti ci ho un po’ litigato la scorsa volta. Vorrei arrivare di là, ed essere felice, vada come vada”.
Il percorso
La flotta partirà come due anni fa da La Rochelle, in Francia, per arrivare a Le Marin, in Martinica. Sulla linea di partenza quest’anno ci saranno 90 iscritti, più che ogni altra edizione precedente.
La regata si svolge in due tappe: la prima parte da La Rochelle il 22 settembre prossimo per arrivare a Las Palmas alle Canarie dopo una settimana, dieci giorni circa. Da qui, il 2 novembre inizia la vera e propria traversata dell’Atlantico fino ai Caraibi, in Martinica. La lunghezza della prima tappa è di 1350 miglia, mentre la seconda – 2700 miglia- può arrivare fino a 20 giorni di mare.
Si uscirà da La Rochelle passando a Nord dell’isola di Oleron, prima di entrare nel temuto Golfo di Biscaglia. In seguito la flotta dei mini doppierà Capo Finisterre, costeggiando il Portogallo. Dal Sud del Portogallo fino a Gran Canaria i venti sono generalmente da Nord, quindi si prevede un arrivo alle andature portanti. Nella seconda tappa invece dopo essere usciti dall’arcipelago, la flotta tenterà di agganciare il prima possibile gli Alisei provenienti da Est che l’accompagnerà presumibilmente fino a Le Marin in Martinica.
I numeri della Mini-Transat 2019
Anno di nascita: 1977
Miglia da percorrere: 4050
Partecipanti: 90 di cui 68 serie e 22 prototipi
Nazionalità: 13
Esordienti in oceano: 76
Giorni di navigazione: 25 circa divisi in due tappe
Italiani in gara: 7
Donne in gara: 8
Gli altri azzurri
Gli italiani presenti sulla linea di partenza oltre a Beccaria che è alla sua seconda Mini-Transat, sono tra i serie, quindi diretti competitor di Ambrogio: Marco Buonanni con Bandolero, Luigi Dubini con The Doctor, Daniele Nanni su Audi Etron e infine Alessio Campriani su Zeboulon. Nei proto ci sono Luca Rossetti a bordo di Arke e Matteo Sericano su Eight Cube.
La Mini-Transat, la storia
Ideata dall’inglese Bob Salomon nel 1977, con l’idea di istituire una transoceanica che non richiedesse budget giganteschi, la Mini-Transat prese il via la prima volta dalle coste britanniche, con 24 partecipanti tra cui Jean-Luc Van den Heede. La leggenda vuole in quella prima edizione il test per capire se le barche potevano affrontare l’oceano consisteva in una gru che sollevava l’imbarcazione fino a quattro metri sul livello del mare, e poi la lasciava cadere in acqua. Se dopo il salto la bacrca risultava indenne… allora si poteva andare!
In controtendenza con la vela oceanica che nel frattempo aumentava a dismisura i costi e le dimensioni delle barche, la Transat e la classe 6.50 sono sempre state un laboratorio in cui sperimentare nuovi modelli e nuovi materiali. Navigatori e navigatrici come Thomas Coville, Isabelle Autissier, Ellen MacArthur e Micheal Desjoyeaux si sono formati con questa mitica regata. Anche se nel corso delle edizioni gli scafi si sono costantemente evoluti e le punte delle barche sono diventate a poco a poco più tonde, l’”esprit mini” rimane lo stesso. La strumentazione a bordo è ai minimi termini: un Gps non cartografico, la radio VHF e quella SSB con la quale una volta al giorno vengono trasmesse classifica, situazione sinottica e previsioni meteo. Si può tuttavia comunicare tra concorrenti con il VHF.
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