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52 SUPER SERIES

52 Superseries, un “navigatore” è per sempre

52 superseries un 8220 navigatore 8221 232 per sempre
Roberto Imbastaro

La 52 Super Series Porto Cervo Range Rover si è conclusa da poco, con la vittoria di Sled nella tappa sarda e la conferma del titolo di campione della classe da parte di American Magic Quantum Race anche per il 2025.

Sulle regate disputate è stato detto tutto, quindi abbiamo deciso di ascoltare su temi diversi alcuni dei protagonisti di queste giornate, scegliendo i titolari di un ruolo importantissimo a bordo, quello di "navigatore".


Rivali in acqua ma uniti dal giudizio su Porto Cervo. Un campo di regata fantastico! Su questo punto tra i tre navigatori, Fancesco Mongelli (Alegre), Andrea Visintini (Sled) e Bruno Zirilli (Gladiator) c’è una totale armonia. Ed in tutti c’è il rammarico per la rinuncia alle regate costiere.

”La nostra classe – spiega Francesco Mongelli - ha deciso di non fare più le costiere. Quindi questa è la regola alla quale noi ci atteniamo. Ma qui a Porto Cervo la costiera è una cosa rara e unica, quindi non poterla fare, limitandoci ai bastoni, è un peccato, perché prenderemmo il meglio di questa zona”.

Per Bruno Zirilli “Porto Cervo è un ottimo campo di regata, anzi direi uno dei migliori che ci sono in giro. E' vario, ci sono sempre delle buone condizioni, è bello da vedere. Noi con la 52 Superseries non facciamo le costiere, ma quando si fanno quei tipi di regate è uno spettacolo. Anche il porto e la logistica sono eccezionali. E’ uno dei miei porti preferiti.”

La linea è tracciata e nessuno se ne discosta. “Porto Cervo è un campo di regata fantastico – conferma Andrea Visintini - che tutti conosciamo molto bene. Poi con il maestrale è divertentissimo, perché di bolina vai svelto e non soffri tanto. E poi di poppa voli. Ovviamente a questo livello tutti sanno da che parte andare e ci troviamo sempre molto vicini. Molto spesso è questione di metri se non di centimetri. Per me è un peccato non fare le costiere nell’arcipelago, perché andando su verso Maddalena, su percorsi che facciamo con altri eventi, ci sono scorci spettacolari. Anche con i TP 52 si facevano le costiere, ed infatti ho ricordi bellissimi. Ma ora, con l’evoluzione della classe, facciamo solo i bastoni, ma il campo di regata è perfetto e senza grossi problemi.”


Sul loro ruolo di navigatori, poi, la considerazione che più mi ha colpito nel corso di queste brevi chiacchierate è stata questa di Francesco Mongelli.

“Probabilmente se le cose nella vela continuano così avremo la pensione assicurata”.

Una frase che ha richiesto una più approfondita spiegazione. Principale imputata l'America's Cup.

“Vedo con un occhio un po' triste dove sta andando la Coppa America – prosegue Francesco - non tanto per me, ma per la vela in genere. La coppa America è un evento pazzesco e tutti hanno il sogno di vincere questo trofeo, che oggi, però, non riflette più quella che è la vela tradizionale, la passione delle persone. Se la fai essendo nella parte di ricerca e sviluppo di una barca, è un'esperienza fantastica, ma non se la fai da velista. Non produce più figure importanti, perché non c'è più un prodiere, non c'è più un drizzista, i trimmer sono persone che mollano quattro centimetri di scotta. E' veramente molto lontana dalla vela che io ho conosciuto e che mi ha toccato proprio perché è una sinfonia di squadra. Sulle grandi barche, sei uno degli elementi che compongono il gruppo, ma in Coppa America, oggi, i velisti a bordo sono solo una piccola parte di quello che, invece, è un team progettuale dove veramente devi avere delle persone valide. Da una parte questo mi fa piacere, perché la nostra generazione ha la pensione assicurata, perché di navigatori non ne verranno più fuori, perché non c'è più la Coppa America che produce i navigatori, i prodieri, i drizzisti, i trimmer di fino. No, non ci sono più queste figure.  Se la vela tradizionale continua ad andare avanti con i Maxi, con i Grand Prix, con quelle che io vedo essere le regate più frequentate, figure nuove da inserire sono rarissime. Per noi è una pensione assicurata, ma per lo sport della vela mi dispiace. E' un peccato che la manifestazione più rappresentativa della vela non rappresenti più la vela”.

 

Sembrerebbe uno sfogo, un atto di accusa mentre, al contrario, è una grande e incondizionata manifestazione di amore per questo sport, rivelata anche dal suo “sogno nel cassetto” che è quello di impegnarsi in futuro per “avere la possibilità di rendere la vela uno sport popolare, aperto a tutti. E' possibile con una flotta di barche che non abbia costi di gestione, che consenta la pratica della vela allo stesso livello di altri sport più popolari – prosegue Francesco - in modo da avere una selezione reale su una base enorme di persone, di ragazzini che godono di questo sport. Che è davvero una scuola di vita, perché devi continuamente confrontarti, una volta in mare, con le condizione dell'ambiente che cambiano, e trovare soluzioni. Questo aiuta a crescere e questo è un progetto che mi piacerebbe molto portare avanti.”


Come definire il ruolo del navigatore su una barca da regata? Delicato e strategico sono i primi due aggettivi che vengono in mente. Sono tanti i compiti che questa figura un po’ atipica di marinaio deve svolgere.

Per Bruno Visintini “il ruolo del navigatore dipende dal tipo di regata. Nelle regate lunghe o costiere il navigatore è un po’ più legato al meteo, alle rotte, alla conoscenza delle isole, dei punti a cui ti devi avvicinare, e quindi hai responsabilità non solamente sulla geometria di percorso e sulla fase di pre-partenza e della partenza, dove il navigatore da un input chiave al tattico per far si che la partenza avvenga sulla linea. Le regate a bastone sono per il navigatore un po’ più semplici e un po’ più intense, nel senso che aiuta il tattico fornendo informazioni, ed è il filtro umano tra il computer di bordo e l’equipaggio. Perché, anche se è indubbio quello che ti dice la macchina, è importante filtrare tutto con l’esperienza, con quello che vedi intorno. Nei bastoni è geometria del percorso, rilevamento degli avversari, chi è davanti, chi è dietro, se salta il vento in un certo modo siamo davanti o siamo dietro? Poi c’è tutto un lavoro dopo la regata”.

Dell’importanza dell’elettronica è convinto fautore Bruno Zirilli. “Il navigatore coadiuva il tattico nelle scelte, gli dà le informazioni un po’ più oggettive che si vedono attraverso il software e, negli ultimi anni, con l’evoluzione di un’elettronica diventata sempre più complicata, il navigatore è la persona che fa funzionare questi strumenti. Io sono un ingegnere prima di essere un navigatore, quindi mi piace anche smanettare con computer, strumenti, elettronica. Secondo me sta diventando sempre più importante riuscire a far funzionare questi sistemi e avere dei vantaggi piuttosto che dei problemi per malfunzionamenti”.


E guardando al futuro se per Francesco Mongelli c’è la voglia di impegnarsi in prima persona per incrementare la diffusione della vela in Italia e soprattutto tra i giovani, Andrea e Bruno hanno altri progetti.

“Non so se ho un sogno nel cassetto – risponde Andrea Visintini – perché già mi ritengo fortunatissimo a fare il lavoro che amo e che si svolge all’aria aperta senza mai costringermi in un ufficio. Sono dove sognavo di essere. Il mio sogno è la possibilità di vivere, lavorare, regatare con serenità. Ed è quello che faccio. Forse vorrei stare di più con la famiglia e, perché no, stare anche un po’ più a casa. Ma se tu mi avessi fatto questa domanda qualche anno fa ti avrei risposto la “Volvo”, il giro del mondo a tappe, cosa che non sono riuscito a fare. Le regate oceaniche lunghe erano la mia aspirazione, ma ora le priorità sono cambiate. Essere sereno e tranquillo è la cosa che mi fa star bene”.

“Un sogno nel cassetto? E’ una domanda difficile e così di primo acchito – risponde pensando e pesando le parole Bruno Zirilli - e direi di no. La Coppa America, che è la regata più importante l’ho fatta (+39 e Desafio Espanol ndr). Poi il mondo della Coppa America è cambiato ed ora ha preso una piega che neanche mi interessa più tanto. E poi il mio ruolo non esiste più. Riuscire a restare sempre nelle regate ad alto livello è stata sempre una mia ambizione e, bene o male, ci sto riuscendo. Il sogno per ora sta continuando. Ma al di là della vela il sogno nel cassetto che ho da sempre e non riesco mai a realizzare, è quello di imparare a suonare uno strumento, in particolare il pianoforte. Ecco, quando andrò in pensione mi dedicherò al pianoforte”.


E così si sono raccontati un po’ “tre uomini in barca”…e senza tacer del cane!

Foto e supporto all'ideazione di Max Ranchi 

 


30/09/2025 14:24:00 © riproduzione riservata






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