Parte in Liguria un nuovo modo di fare ricettività e accoglienza turistica legata allo sviluppo del territorio, soprattutto quello montano. E’ l’”albergo diffuso”, una proposta lanciata con un bando dalla Regione Liguria un anno fa, che si contraddistingue con abitazioni che fanno parte nello stesso centro storico, con una organizzazione e gestione unitaria dei servizi .
Una nuova ricettività che comprende anche l’”ospitalità diffusa”, nel caso di unità abitative localizzate in più borghi.
La giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore all’edilizia Maria Bianca Berruti ha approvato la graduatoria del bando finanziando con 2 milioni e 600 mila euro l’apertura di quattro alberghi diffusi ad Apricale, Borgomaro e Castelvittorio, nell’imperiese e a Castelbianco, in provincia di Savona e l’ospitalità diffusa in Val Graveglia, Val d’Aveto e Val di Vara con i comuni di Ne e Maissana capofila. Un progetto di ospitalità diffusa, oltre a quello compreso negli alberghi, riguarda anche il comune di Castelbianco.
Per albergo diffuso si intende una struttura ricettiva con prestazioni simili a quelle alberghiere. Struttura che ha sede in borghi storici con più di cento abitanti, non collocata in un unico edificio, ma distribuita in modo “orizzontale”, in una organizzazione che prevede una reception e almeno sette unità abitative con oltre trenta posti letto.
La ricettività, in camere o appartamenti con uso di cucina, dovrà essere assicurata in alloggi di diversi edifici, riconoscibili e dalle stesse caratteristiche interne ed esterne, in aree pedonali, distanti al massimo 250 metri l’uno dall’altro.
Gli alloggi dovranno avere locali e spazi comuni per gli ospiti, una sala giochi per bambini, uno spazio per incontri e riunioni, un point espositivo e per la degustazione dei prodotti tipici di qualità del territorio. Oltre a garantire l’offerta di specifici servizi alberghieri ( accoglienza, assistenza, ristorazione).
Nel caso dell’ospitalità diffusa, legata alle legge sugli itinerari dei gusti e dei profumi approvata con gli assessorati al Turismo e all’Agricoltura, la Regione Liguria punta ad unificare il servizio di prenotazione e ricevimento con una serie di diverse strutture ricettive alberghiere e non alberghiere, localizzate in più borghi e nuclei storici e anche in edifici singoli di uno o più comuni. Tutte le strutture dovranno essere connotate da uno stile comune riconoscibile, integrato con il territorio e non una semplice sommatoria di alloggi ristrutturati e messe in rete.
La ricettività diffusa, nel suo insieme,vuole valorizzare i piccoli centri dell’entroterra ricchi di storia e di tradizioni, attraverso un turismo interessato alle bellezze del paesaggio, ai sapori dell’enogastronomia, a stili di vita alternativi, e non in concorrenza, con la costa.
Con questa proposta regionale si favorirà il recupero di immobili esistenti e la creazione di una rete ricettiva turistica in molte zone dell’entroterra dove difficilmente sarebbe possibile l’apertura di un albergo tradizionale.
L’investimento regionale- un co-finanziamento- movimenterà complessivamente oltre 11 milioni di euro per la valorizzazione di diversi territori dell’entroterra ligure.
L’albergo diffuso è una struttura ricettiva alberghiera che fornisce alloggi e servizi complementari, compresa la ristorazione, utilizzando camere o alloggi dotati di posto cottura.
L’ospitalità diffusa è invece caratterizzata dalla messa in rete sotto una gestione unitaria di un complesso di strutture ricettive diffuse sul territorio dell’entroterra quali alberghi, residenze turistiche alberghiere, bed & breakfast e agriturismi.
Il finanziamento servirà a creare d 149 nuovi posti letto negli “alberghi diffusi” e 439 posti letto nelle nuove aziende di “ospitalità diffusa”.
Fra migliori centri classificati nel bando sono sono Apricale per l’Albergo diffuso, una struttura che avrà 55 nuovi posti letto in abitazioni del centro storico, oltre agli spazi per il servizio di accoglienza e agli spazi comuni. La ristorazione sarà garantita da ristoranti convenzionati nello stesso centro storico che potranno così sviluppare la loro attività consentendo di offrire ai turisti prodotti tipici e gastronomia della tradizione locale.
Per quanto concerne l’”ospitalità diffusa” in particolare evidenza il progetto del comune di Né, come capofila di Borzonasca, Mezzanego, Rezzoaglio e Santo Stefano D’Aveto che ha proposto una struttura consorziata capace di offrire circa 200 posti letto in un territorio di grande qualità ambientale che in parte interessa anche il Parco dell’Aveto, con una buona rete di ristoranti e punti di vendita di prodotti tipici e mescita di vini.
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