Siamo furiosi per la debolezza del Governo. Dopo 10 anni di crisi e la catastrofe del Covid-19 abbiamo chiesto alla politica due sole cose sacrosante - dichiara il Presidente di Assomarinas Roberto Perocchio - per affrontare l’emergenza: la chiusura del contenzioso sui canoni non dovuti, come stabilito dalla Corte Costituzionale nel 2017, e l’applicazione della legge 145/2018 sul prolungamento delle concessioni, ossia un periodo transitorio che garantisca la continuita’ e la messa in sicurezza delle imprese.
Non è possibile resistere alla recessione senza questi strumenti, pretendiamo maggiore rispetto per imprese che hanno rischiato ed investito moltissimo per sostenere l’economia turistica italiana, e siamo pronti a scendere in piazza con gli altri operatori del turismo per ricordare a tutti che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e che non proteggere le imprese turistiche, anche quelle che danno servizi al turismo nautico generando ospitalita’ d’eccellenza, significa dare il nostro bellissimo paese in pasto a chi è già pronto a comprarci ai saldi di fine stagione.
Pretendiamo che le norme di buon senso contenute nell’emendamento all’art 182 del Decreto Rilancio, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, vengano salvaguardate come condizione necessaria per la sopravvivenza del nostro comparto, così come consigliato anche dalla task force di Colao nel definire i pilastri della ripresa, e non invece poste in frigorifero per mancanza di fermezza e senso della realta’.
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TUTTI UNITI CONTRO IL GOVERNO
Confindustria Nautica e Federturismo Confindustria, Assomarinas e Assonat-Confcommercio (porti e approdi), Confarca (scuole nautiche agenzie), Assilea (leasing), stigmatizzano i provvedimenti del Governo e di agenzie governative che proprio all’indomani della ripartenza post lockdown colpiscono duramente la nautica e in particolare il suo segmento turistico, con tutto l’indotto a esso collegato.
Il parere negativo della Ragioneria generale sull’emendamento al Decreto Rilancio volto a chiudere il contenzioso giudiziario che oppone 23 fra i principali porti turistici del Paese allo Stato è la goccia che fa traboccare il vaso. Queste imprese nel corso di 13 anni hanno vinto ogni possibile grado di giudizio, fino alla Corte Costituzionale, contro l’aumento retroattivo dei canoni demaniali deciso dal Governo Prodi nel 2007, eppure l’Agenzia delle Entrate continua a richiedere i denari non dovuti e a spiccare provvedimenti esecutivi, di blocco dei conti correnti e persino di revoca delle concessioni.
Da ultimo, il TAR Sardegna ha nuovamente ribadito che detti aumenti non possono essere applicati retroattivamente ai rapporti allora in essere (sentenza n. 382 del 6 luglio 2020) e ha condannato la parte pubblica anche al pagamento delle spese di giudizio.
Con un veto politico è stata invece cancellato un altro intervento nel Dl Rilancio che faceva chiarezza sull’applicazione della disposizione relativa ai cosiddetti Marina resort (porti o porzioni di essi attrezzati con specifiche dotazioni turistiche per i diportisti), voluta per rilanciare il turismo nautico e l’incoming di imbarcazioni dall’estero e che rimane, invece, di difficile interpretazione e applicazione.
Ancora più grave è l’impatto della Circolare dell’Agenzia delle Entrate che, a valere dal 15 giugno scorso, detta nuove regole per il calcolo dell’imponibile IVA su noleggio e locazione di unità da diporto e che comporta, di fatto, un delta fino a più 11 punti percentuali di imposta rispetto agli altri Paesi concorrenti. Questo provvedimento, adottato in conformità con quanto richiesto d’alla Commissione UE, segue la cancellazione del 62% dei contratti a causa del COVID-19 e giunge mentre la Francia ha sospeso l’introduzione delle nuove regole - mantenendo un’aliquota al 10%, proprio per sostenere le aziende del charter - la Croazia applica l’IVA turistica - sempre al 10% - e la Grecia ha individuato un escamotage per sottrarvisi.
Infine, si registra un’escalation della reiterazione dei controlli in mare, incomprensibile per i già pochi clienti presenti, effettuati con la motivazione di verifiche sanitarie che tuttavia appare quantomeno in controtendenza con il basso rischio delle attività nautiche rilevato dall’INAIL.
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