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AMBIENTE

Il fiume Tevere ed i rifiuti che finiscono in mare

il fiume tevere ed rifiuti che finiscono in mare
redazione


I rifiuti marini, in particolare la plastica, sono oramai considerati come minacce non solo all’ambiente, agli animali che le ingeriscono ed al turismo ma anche alla salute umana.
Gran parte dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino giungono al mare attraverso i fiumi.
La necessità di avere degli indicatori e dei valori base nel numero dei rifiuti che dai fiumi finiscono nel mare ha portato alla creazione di un network di 36 istituti di ricerca europei, coordinati dal Joint Research Centre (Istituto di ricerca della Commissione Europea), che utilizzando un protocollo di monitoraggio sperimentale unico censiscono il numero di rifiuti più grandi di 2,5 cm che galleggiano alle foci dei fiumi.
Anche in Italia diversi istituti partecipano a questo network denominato RIMMEL monitorando importanti fiumi quali il Tevere e l’Arno.
Accademia del Leviatano, associazione onlus che si occupa di ricerche in ambiente marino, dal settembre 2016 è all’interno del network monitorando, dal ponte pedonale di Fiumicino, tutti i rifiuti che dal ramo più piccolo del Tevere entrano in mare.
La ricerca è stata portata avanti dai ricercatori volontari dell’associazione esperti nelle tecniche di monitoraggio rifiuti e da studenti che hanno usufruito delle borse di studio della Regione Lazio “Torno Subito”. Anche l’Associazione Discesa Internazionale del Tevere ha partecipato alla raccolta dei dati.
Miriam Paraboschi, una delle ricercatrici responsabili del monitoraggio specifica come: “...i rifiuti che finiscono nel mare si frammentano in particelle più piccole che rischiamo di entrare nella catena alimentare del mare; altri, invece, sono riportati dalle mareggiate sulle spiagge diventando così rifiuti urbani la cui gestione è a carico del Comune di Fiumicino nonostante siano stati prodotti altrove” sottolinea, inoltre, anche il potenziale rischio di ingestione della plastica da parte di cetacei e tartarughe che frequentano le acque circostanti.
Per un anno intero, ogni 10 giorni circa sono stati raccolti dati e dai risultati è emerso che ogni ora dal canale di Fiumicino entrano in mare 85 oggetti di rifiuti galleggianti più grandi di 2,5 cm. L’80% di questi rifiuti sono di plastica mentre l’8% sono di carta/cartone.
Gli oggetti più comuni censiti sono pezzi di plastica più piccoli di 50 cm (e tra questi cicche di sigaretta ed i “bastoncini di plastica” sia dei cotton fioc sia dei ‘leccalecca’), pezzi di polistirolo, bottiglie, buste, coperchi e confezioni. Presenti tra i rifiuti anche oggetti di gomma e di metallo...numerose anche le scarpe!
Frequente anche la presenza di boe, pezzi di rete da pesca, e scatole di polistirolo, presumibilmente legate alla flotta peschereccia locale.
Ilaria Campana, responsabile scientifica dell’associazione afferma che: “...i risultati sono in linea con quanto ottenuto dai monitoraggi effettuati in mare aperto da traghetti, in aree prospicienti, a conferma che i fiumi sono le principali vie di immissione di rifiuti in mare...” dato quest’ultimo confermato anche da un recente studio coordinato da ISPRA.
I dati raccolti saranno utilizzati dal Joint Research Centre per analizzare i valori base ed i trend del quantitativo di rifiuti che dai fiumi giungono al mare. I risultati serviranno anche per valutare l’effetto delle politiche ambientali legati ad importati Direttive Europee come la Direttiva Rifiuti e la Strategia Marina.
Lo studio, sarà presentato a dicembre ad un Convegno sui Rifiuti Marini organizzato dall’Accademia dei Lincei a Roma 

FOTO Roberto Crosti


02/11/2017 10:05:00 © riproduzione riservata






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