La richiesta di Emirates Team New Zealand di utilizzare l’area portuale di Pozzuoli come base di allenamento in vista della America's Cup 2027 è uno di quei segnali che, pur muovendosi ancora su un piano tecnico e preliminare, raccontano già molto di come si stia configurando la prossima edizione della Coppa.
Secondo quanto emerso da fonti italiane, il team detentore del trofeo avrebbe avviato contatti per insediarsi nell’area del Molo Caligoliano, con l’obiettivo di iniziare le attività già nei prossimi mesi utilizzando le imbarcazioni della classe AC40. Non si tratta ancora di una scelta definitiva né di una decisione formalizzata a livello organizzativo, ma di una richiesta operativa che rientra nelle normali dinamiche preparatorie dei team: individuare basi logistiche, testare le condizioni meteo-marine, costruire familiarità con il campo di regata.
Eppure, proprio questa dimensione “tecnica” rende la notizia interessante. La scelta di Pozzuoli — e più in generale del Golfo di Napoli — non è casuale. Il campo di regata previsto per la Coppa si svilupperà in uno scenario unico, dominato dal profilo del Vesuvio e caratterizzato da condizioni di vento considerate tra le più affidabili e spettacolari del Mediterraneo. Allenarsi qui con largo anticipo significa acquisire un vantaggio conoscitivo potenzialmente rilevante, soprattutto in una competizione dove ogni dettaglio, dalla lettura delle brezze locali alla gestione delle correnti, può fare la differenza.
Al tempo stesso, la mossa di Team New Zealand può essere letta anche come un primo test sulla capacità del territorio di sostenere l’impatto dell’evento. La scelta di una base operativa comporta infatti esigenze logistiche complesse: spazi per le imbarcazioni, infrastrutture tecniche, sicurezza, accessibilità. In questo senso, Pozzuoli rappresenta una soluzione che potrebbe affiancare Napoli in un modello organizzativo “diffuso”, distribuendo le funzioni tra più poli del golfo.
Sul piano internazionale, la notizia non ha ancora avuto una grande eco. La stampa estera si è finora concentrata soprattutto sulla designazione di Napoli come sede della Coppa, accolta con entusiasmo per il suo valore scenografico e per le potenzialità mediatiche dell’evento. Le scelte operative dei singoli team, come appunto quella relativa a Pozzuoli, restano per ora confinate in una dimensione più specialistica, seguita principalmente da media locali o di settore.
Questo però potrebbe cambiare rapidamente. Se la richiesta dovesse tradursi in un insediamento stabile, diventerebbe il primo segnale concreto della presenza dei team internazionali sul territorio, aprendo inevitabilmente il dibattito su temi più ampi: dalla distribuzione degli spazi tra le squadre alla gestione dell’accoglienza, fino all’impatto economico e urbano dell’evento.
In definitiva, quella di Team New Zealand è una mossa che va letta su due livelli. Da un lato è una scelta pragmatica, legata alla preparazione sportiva. Dall’altro è un indicatore precoce di come la macchina della Coppa America stia iniziando a prendere forma ben prima dell’appuntamento del 2027. E, come spesso accade in questa competizione, anche le decisioni apparentemente minori finiscono per avere un peso strategico ben più ampio.
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Il molo di Pozzuoli, detto "Caligoliano" per via della sua attribuzione all'imperatore Caligola, fu in origine, probabilmente, l'approdo e scalo commerciale per l'insediamento della colonia greca di "Dicearkia". Con la deduzione della colonia di Puteoli da parte dei romani, il molo diventò di importanza centrale per l'Impero, in particolare per l'approdo delle navi mercantili romane dalle rotte africane, facendo diventare Puteoli il principale porto di Roma prima di Ostia. I resti de molo furono immortalati in numerose incisioni e dipinti. Nell'Ottocento, tuttavia, furono inglobati nel cemento per realizzare il moderno molo, perdendo per sempre la sua matrice storica.
Ricostruzione grafica di Jean Claude Golvin
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