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NAUTICA

Il territorio, soluzione «anti crisi»

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Lorenzo Pollicardo

Offro volentieri agli amici di Italiavela la mia visione del mercato della nautica.
Il calo del 21% della produzione nautica negli ultimi 5 mesi, riporta il comparto ai valori di 3 anni fa. È un dato poco significativo se si considera che nel triennio le aziende hanno investito in strutture, raddoppiato l’organico e sviluppato tecniche produttive più per grandi numeri, che per una produzione artigianale. E di fronte alla riduzione degli ordini, sono troppo appesantite per lottare sui mercati internazionali con dovuta flessibilità. Fu invece significativo il monito del presidente Vitelli che già nel 2005 comunicava un “soft landing” del mercato. Evidentemente chi sapeva vedere oltre, ravvisava che i tempi sarebbero cambiati. A dispetto di segni di crisi già evidenti per le realtà estere, la nostra nautica ha vissuto una fase felice per tre motivi: perché stava passando attraverso un vincente processo di industrializzazione, perché si era consolidata sui mercati internazionali, perché era riuscita a sciogliere i principali nodi burocratici, fiscali e in parte infrastrutturali che bloccavano lo sviluppo del mercato nazionale. È per questo che oggi in Italia la crisi della nautica è traumatica rispetto ad altri Paesi che hanno assorbito progressivamente il colpo.
Questa crisi ci colpisce nel pieno dello sviluppo industriale e preoccupa perché nel nostro Paese chi fa l’imprenditore è spesso costretto a giocare con il rischio su un territorio poco sensibile e in un contesto politico che, raggiunti buoni obiettivi legislativi, invece di metterli al sicuro, li ridiscute. La vicenda del leasing italiano ne è un esempio: mai dare per acquisito un risultato! L’opposto di quel che avviene all’estero. L‘industria si è fermata, ma è oggi una vera industria. Molte aziende stanno impiegando parte delle risorse interne in quelle attività di ricerca e sviluppo che avevano dovuto trascurare in tempi di forte produzione. Viceversa l’attenzione politica sta tornando indietro. Tre esempi: l’etilometro nella nautica, ulteriore motivo per fermare il diportista in mare; la sentenza della Cassazione che condanna gli operatori dei marina a pagare la tassa sulla spazzatura; la circolare dell’Agenzia delle Entrate che colpisce duramente il leasing italiano. Tutto questo preoccupa, perché si rischia di impiegare anni per riavere fiducia dalla politica e costruttività dal sistema burocratico.         
Il prezzo che l’industria paga è di tornare a 3 anni fa, con dolorose riduzioni di personale. Ma la politica dia almeno un esempio di rinnovata sensibilità. Nella nautica bastano poche cose, a volte simboliche, per ridare fiducia al mercato. Ricordate l’abolizione della tassa di stazionamento per i natanti? Per il leasing è sufficiente che l’Agenzia delle Entrate osservi ancora una volta cosa fa la Francia, nulla di più. Le esigenze sono sempre le stesse, non c’è da inventare nulla: fiscalità “intelligente“, sviluppo dei marina e riconversione dei porti commerciali, minor burocrazia tanto per il piccolo natante, quanto per il grande yacht.
Ma è mutato lo strumento per attuare tali riforme. Non più solo iniziative del Governo, ma disposizioni delle Istituzioni locali. C’è bisogno di una vera “Politica del Territorio” sotto tutti gli aspetti, per primo la portualità. Qualsiasi Legge non può avere concreta attuazione se non è supportata dalle Istituzioni che rappresentano il territorio. E il territorio deve essere sempre più interpretato anche da un industria nautica integrata, con la cantieristica e la sub-fornitura, con i servizi, l’assistenza tecnica e il prezioso mondo degli operatori turistico nautici. Un’autentica filiera produttiva che obblighi il territorio a una rinnovata sensibilità, che raccolga grazie ai consorzi i contributi pubblici locali, che sfrutti in modo coordinato le opportunità offerte dalle nostre coste, sviluppando il turismo nautico. Un “Sistema Paese” della nautica italiana che competa a pieno titolo con Francia, Croazia  e Turchia. 


30/03/2009 10:59:00 © riproduzione riservata






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