Si è tenuta ieri a Roma - presieduta da Corrado Antonini - l’Assemblea di Assonave, l’associazione nazionale che riunisce costruttori, riparatori e fornitori navali.
Dal rapporto illustrato è emerso un quadro globale caratterizzato ancora da un livello di ordini molto basso dove la cantieristica mondiale, nonostante abbia mantenuto nel 2009 e ancora nei primi sei mesi di quest’anno un consistente volume di consegne (rispettivamente 45 e 27 milioni di tslc - tonnellate di stazza lorda compensata), rischia nel suo complesso di dover attendere a lungo prima di ritrovare un equilibrio sostenibile con la domanda, anche per la contestuale crescita della capacità produttiva.
Da circa 30 mesi la domanda per nuove navi in campo mercantile si è rarefatta e nonostante qualche timido segnale, il momento della ripresa per l’intera economia marittima è ancora difficile da prevedere.
L’attuale divario tra domanda e capacità produttiva resta di un’ampiezza drammatica: dagli 86 milioni di tslc toccati nel 2007, il valore della domanda si è dimezzato nel 2008 per crollare a 16 milioni nel 2009. Per la fine del 2010 la domanda di nuove costruzioni dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di tslc: un valore, che seppur in lieve ripresa, risulta decisamente troppo basso a fronte di una capacità cantieristica stimata in oltre 55 milioni di tslc.
Con il progressivo assottigliarsi ovunque dei carichi di lavoro, il confronto sul piano commerciale per accaparrarsi commesse è divenuto più che mai agguerrito e le difficoltà di accesso al credito, sia da parte delle società armatrici che dei cantieri costruttori, peggiorano la situazione, almeno in Europa il cui export, continua a risentire della debolezza del dollaro rispetto all’euro.
Oggi più che mai è essenziale che la Commissione europea condivida l’esigenza, peraltro già emersa lo scorso anno e mai tradotta in provvedimenti concreti, di stimoli alla domanda finalizzati all’eliminazione dalle acque europee del naviglio obsoleto (prevalentemente ferry e ro-ro) e alla sua sostituzione incentivata, con misure tipo eco-bonus. Anche se in ambito europeo questo approccio incontra serie difficoltà, occorre sottolineare che, con l’aggravarsi della crisi, e senza interventi concreti per la ripresa produttiva del sistema, la riuscita della strategia industriale comunitaria sarebbe compromessa e significherebbe in prospettiva un cedimento all’avanzata della cantieristica coreana anche nelle qualificatissime nicchie in cui si è posizionata, con successo, la navalmeccanica europea.
Sul fronte nazionale, se da un lato il peso della cantieristica italiana è aumentato in Europa e si è consolidato il suo ruolo di attore di riferimento nel comparto delle navi da crociera (l’unico mercato nel navale che mantiene fondamentali “sani”), dall’altro la drastica riduzione del tonnellaggio acquisito in questi ultimi anni e di quello realisticamente ipotizzabile nei prossimi mesi ha messo in gravi difficoltà la struttura produttiva. Ancor più urgente dunque, in Italia, è l’avvio di un piano di commesse pubbliche per far fronte alle crescenti scoperture dei cantieri e di un meccanismo di sostegno sistematico alla ricerca e all’innovazione, come supporto strutturale alla difesa della leadership tecnologica acquisita dalla nostra industria. Così come risulta indispensabile l’allineamento degli strumenti finanziari e assicurativi a quelli da tempo vigenti nei paesi europei nostri maggiori concorrenti sui mercati all’esportazione.
Nel comparto militare il trasferimento di tecnologie e di know-how all’estero, così come la costruzione di unità militari nei paesi esteri committenti - oramai condizione pressoché obbligata – sta richiedendo alle nostre aziende una profonda revisione degli approcci ai mercati di esportazione. In quest’ottica si inquadra l’entrata di Fincantieri nel grande mercato USA della difesa. Non si tratta di una delocalizzazione, quanto piuttosto di iniziative che colgono opportunità, costituite da una domanda che può essere soddisfatta solo con produzioni in loco e che sempre più frequentemente fanno seguito ad accordi a livello governativo e richiedono competenze tali da mobilitare l’intero “sistema paese”. Non può comunque sfuggire l’importanza per l’industria italiana delle ricadute tecnologiche, economiche e commerciali di una qualificata presenza, con strutture locali, in aree dalle grandi potenzialità.
A margine dell’Assemblea il Presidente di Assonave Corrado Antonini ha commentato: “Ci stiamo confrontando con una crisi che è, nello stesso tempo, dello shipping e della cantieristica, stanti le dimensioni delle rispettive sovraccapacità e le comuni difficoltà finanziarie. Con il mutare delle condizioni dei mercati vanno opportunamente verificati gli assetti delle nostre imprese. E conciliare responsabilmente gli aspetti sociali con quelli economici in una congiuntura così difficile impone a tutte le parti coinvolte condivisione di obiettivi e comportamenti coerenti. Sono fiducioso – ha concluso Antonini - che, con il sostegno delle Istituzioni nazionali e dell’Unione Europea, il settore navalmeccanico italiano riuscirà a dare prova della necessaria coesione per raggiungere quei livelli di competitività che i mercati impongono”.
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