Mentre Nicholas Troussel si avvia mestamente attraverso un mare grigio verso Capo Verde dopo il disalberamento di ieri mattina, questo pomeriggio, sotto un sole splendente e venti leggeri al largo di Les Sables d'Olonne, Jérémie Beyou stava ricominciando la sua regata, riprendendo circa 2.700 miglia nautiche alle spalle del leader Alex Thomson che, nelle stesse ore, stava iniziando il difficile passaggio del Pot au Noir.
I guru del meteo prevedono che Thomson dovrebbe essere il primo ad attraversare l'Equatore a metà di mercoledì mattina. Sui modelli di routing attuali è probabile che sia circa un giorno più lento del record che ha stabilito la scorsa edizione con 9 giorni e 7 ore per il passaggio nell'emisfero sud.
C'è una certa simmetria rispetto alla gara del 2016-17. Quattro anni fa Thomson ha preceduto Armel Le Cléac'h di poco più di 50 miglia. Questa volta è di nuovo davanti, ma Thomas Ruyant ha ridotto il margine dello skipper britannico di 40 miglia, ed ora è a circa 88 miglia. Per coincidenza, in questo stesso periodo, quattro anni fa, era stato Tanguy De Lamotte a rompere l’albero e a ritirarsi.
Beyou ha fatto delle sagge considerazioni in questo pomeriggio quasi mediterraneo lasciando a Les Sables d'Olonne. Ha ammesso di aver dovuto ricalibrare la sua mentalità, che per quattro anni è stata unicamente legata alla vittoria nel Vendée Globe. Per lui questa è una grande sfida:” Non sarà facile perché parto molto più tardi. Ma ora devo andarmene. Niente più pensieri. Non vedo l'ora di tornare in mare. Essere riuscito a ripartire è di per sé una prima vittoria. Dopo di che spero che ci siano altre cose che mi facciano andare avanti man mano che progredisco. Ma non so bene quali saranno queste cose. Non so come dirlo a parole. Ho intenzione di esplorare un po' me stesso. Sono completamente lontano da tutti i miei punti di riferimento. Per quattro anni sono stato solo nella condizione, nello stato d'animo di dare il 100 per cento tutto il tempo alla preparazione, di dare tutto sul campo di gara. Ora siamo in un gioco diverso, i pali della porta si sono spostati e non posso più fare gol. Devo dimenticare tutto e poi trovare un nuovo modo di fare le cose. Sicuramente qui non sono più nella mia zona comfort".
Sembra sicuro di un passaggio veloce verso sud nei primi giorni di inseguimento della flotta delle altre 31 barche. Il suo "obiettivo" più vicino è Fabrice Amedeo a 1000 miglia di distanza. A Capo Finisterre dovrebbe essere in grado di agganciarsi a un sistema di bassa pressione che lo catapulterà a sud per beneficiare dei venti favorevoli sul lato est del sistema ad alta pressione delle Azzorre.
Nel frattempo Troussel, che questa mattina aveva ancora circa 180 miglia da percorrere per raggiungere Mindelo nelle isole di Capo Verde, ha espresso la sua rassegnazione. In una videochiamata, con gli occhi incavati, il volto segnato, ha confermato che era sottocoperta addormentato quando il suo albero si è schiantato mentre arrivavano potenti le reffiche dell’Aliseo. "Era poco prima dell'alba e io stavo dormendo. Sono salito sul ponte e ho visto il danno. La mia priorità era di togliere l'albero e di allontanarmi dalla barca perché il mare era piuttosto agitato. Poi ti rendi conto che è tutto finito".
Tornando alla testa della corsa, i Doldrums sembrano offrire a Thomson e al gruppo di testa un lasciapassare gratuito. Lo skipper inglese e il suo più vicino rivale Ruyant, hanno visto la loro velocità scendere a 14-15kts, ma la zona tra gli alisei di NE e SE è piuttosto stretta.
"Non è solo un passaggio tra due venti, è anche un passaggio tra due mari", hanno detto Sébastien Josse e Christian Dumard, i consulenti meteo del Vendée Globe. "I mari non saranno così lisci come si può pensare. Le velocità saranno più irregolari e i percorsi più vari. Per uscire di qui bisogna attraversare direttamente ad angolo retto e... stare tranquilli. Ogni metro guadagnato verso sud è un metro guadagnato verso l'uscita del tunnel".
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