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GIANCARLO PEDOTE

Giancarlo Pedote: il chiaro e lo scuro della mia terza Jacques Vabre

giancarlo pedote il chiaro lo scuro della mia terza jacques vabre
Roberto Imbastaro

18 ottobre 2019. Forte di due precedenti partecipazioni, la prima delle quali terminata con la vittoria in Multi50 nel 2015, Giancarlo Pedote si prepara a prendere il via della famosa Transat Jacques Vabre per la terza volta. Con un notevole cambiamento: questa volta sarà lui lo skipper. Maggiori sono le responsabilità e la pressione, ma avendo gestito tutti i suoi progetti in prima persona, sin dal suo debutto sul circuito Mini 6.50 nel 2012, ha imparato a trasformare lo stress in energia positiva e le situazioni difficili in una sfida da affrontare. Ha un approccio molto determinato verso questa 14a edizione della “Route du Café”, che porterà lui e il suo co-skipper Anthony Marchand, da Le Havre in Francia, a Salvador de Bahia in Brasile. Un test di cui conosce, 
specificità e difficoltà, insidie e punti chiave. Giancarlo racconta tutto, con alcuni ricordi che vengono a galla...
 
Le prime due partecipazioni
"Le mie prime due partecipazionirisalgono al 2015 e al 2017, quando la regata ancora terminava a Itajaí. Nella prima ho gareggiato in Multi50 a bordo di FenêtréA-Prysmian. Abbiamo vinto dopo poco più di 16 giorni e 22 ore, finendo terzi in classifica generale dietro agli Ultimes Macif e Sodebo. Nella seconda ho corso in IMOCA a bordo di Newrest - Brioche Pasquier, finendo al 12 ° posto. Sebbene diverse tra loro, entrambe queste esperienze mi hanno insegnato molto. "
 
I ricordi
Ricordo che nel 2015, abbiamo faticato molto per una meteo estremamente complicata. Molte barche, nelle differenti categorie in gara, furono costrette ad abbandonare a causa delle difficili condizioni metereologiche. Abbiamo fatto praticamente quasi sempre bolina fino alle Canarie! Conservo un bel ricordo di quel periodo, non solo per le vittorie, ma anche perché è stato in quell’anno che mi si è aperto l'orizzonte del multiscafo. Anche l'edizione 2017 è stata una grande esperienza per me, perché è stata la mia prima traversata atlantica in IMOCA. Ero in modalità scoperta su una barca che non era dell'ultima generazione (era l'ex Gitana Eighty varata nel 2007 per Loïck Peyron). Purtroppo, poco dopo l’inizio della regata, lo spinnaker si ruppe e questo rappresentò un grave handicap per il proseguo della gara. Ma ho imparato molto.
Le specificità di questa Transat
"Non se ne parla spesso, ma su un passaggio transatlantico così lungo (4350 miglia, ndr), ci sono minimo cinque sistemi meteorologici da superare: le depressioni occidentali, alle nostre latitudini; gli alisei nord-occidentali; il Pot-au-Noir; gli alisei sudorientali e un'area molto instabile e tempestosa verso la zona di arrivo. Sono tanti passaggi, e complicati. A mio avviso, molto si gioca all'inizio, tra l'uscita del Canale della Manica e il Golfo di Biscaglia. Superata la zona di convergenza intertropicale, che è sempre un po’ una lotteria, ciò che doveva rompersi si è rotto e i problemi tecnici che dovevano venire fuori, lo hanno fatto. Dopodiché, i primi in classifica normalmente restano tali..."
La difficoltà principale
La più grande difficoltà è l'inizio: prima di prendere il via restiamo a terra per circa dieci giorni. È necessario riuscire a entrare molto rapidamente in modalità regata, soprattutto considerando che è generalmente durante i primi giorni che si stabiliscono i gruppi di imbarcazioni e le distanze tra di essi. Non è facile perché in ottobre - novembre possono esserci importanti cambiamenti di tempo e/o temperature. Fa freddo, piove, ci sono vento e onde ... non è facile trovare subito il giusto ritmo.
L'esperienza delle due precedenti partecipazioni: una risorsa. In che misura?
"Quando partecipi a una gara per la terza volta, c'è naturalmente meno stress. Conosci il percorso, i problemi che dovrai affrontare, le insidie ​​lungo il percorso ... Tuttavia si tratta di una traversata oceanica, tutt'altro che banale. Non ce ne sono mai due uguali. Ciò che cambia per me questa volta, è che assumo il ruolo di skipper e di conseguenza, la responsabilità di molte più cose. È un altro contesto e sono particolarmente centrato a fare le cose nel modo giusto".

Foto: Martina Orsini

 

 


18/10/2019 19:34:00 © riproduzione riservata






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