8 giugno 2018 è la giornata mondiale degli oceani e la giornata è particolarmente dedicata alla lotta contro la plastica nell’ambiente che finisce in mare. In questo contesto è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Marine Pollution Bulletin uno studio, durato tre anni e coordinato da ISPRA, che ha quantificato l’abbondanza dei macro rifiuti marini galleggianti (di dimensioni maggiori di 20 cm) in diverse sub-regioni del Mediterraneo. Anche l’Accademia del Leviatano insieme ad enti quali Ketos e Gaia oltre alle Università di Palermo, Pisa e Torino hanno contribuito alla pubblicazione.
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Lo studio è stato realizzato lungo transetti fissi transfrontalieri che collegano paesi affacciati sul bacino Mediterraneo quali Italia, Francia, Spagna, Grecia e Tunisia, attraversando tre sottoregioni marine. In totale sono stati percorsi e monitorati quasi 30.000 km coprendo un’area totale di 2.700 km2.
Per lo studio è stato utilizzato un protocollo sistematico di raccolta dati elaborato da un network di enti scientifici, tra i quali l’Accademia del Leviatano, coordinati da ISPRA che ha permesso di valutare, in particolare nelle aree di alto mare, la densità, la distribuzione e la composizione dei macro rifiuti marini. Grazie ad una collaborazione con quattro compagnie di navigazione, ricercatori esperti hanno monitorato ripetutamente ampie aree di mare aperto nel corso di tutto l’anno, in zone altrimenti difficilmente raggiungibili utilizzando altri tipi di imbarcazione. I parametri di monitoraggio così come la lista di oggetti e le classi di grandezza monitorate sono quelli indicati nelle linee guida realizzate per i monitoraggi ai fini della Direttiva Europea sulla Strategia Marina. La raccolta dati inoltre viene realizzata in coincidenza con un monitoraggio di specie di vertebrati marini inseriti nella Direttiva Habitat (quali cetacei e tartarughe)per i quali la plastica viene considerata una minaccia per il raggiungimento dello stato di conservazione favorevole. I rifiuti marini galleggianti possono infatti considerarsi indicatori dei rifiuti presenti nella colonna d’acqua, e fornire quindi indicazioni sulle aree a rischio per le specie.
I risultati in mare alto mostrano una densità media di 2-5 oggetti ogni km2, con valori più alti in Adriatico e più bassi nel Mar Ligure e nel Mar Ionio. In generale, le densità medie di rifiuti aumentano durante primavera/estate, ma con differenze fra i diversi bacini. La distribuzione non segue un pattern regolare, essendo per lo più distribuita in maniera uniforme con zone di accumulo temporanee. Ovunque la componente plastica raggiunge mediamente più dell’ 80% del totale dei rifiuti rinvenuti.
Oltre a fornire un primo quadro sinottico a livello Mediterraneo sul problema dei rifiuti galleggianti a mare, lo studio aiuta a fissare dei valori di riferimento nelle diverse stagioni sulla quantità e composizione dei rifiuti marini al fini di valutare l’impatto regolatorio, ovvero il raggiungimento delle finalità di uno o più atti normativi legati a: Direttive Unionali (Rifiuti, Strategia Marina, Habitats, Imballaggi, Borse di plastica leggere), Protocolli Mediterranei (Piano Regionale sui Rifiuti Marini ed EcAp), Atti nazionali (come ad esempio bando bioshopper per l’Italia e stoviglie monouso per la Francia dal 2020), Strategia europea di riduzione degli oggetti monouso in plastica entro il 2030. I macrorifiuti galleggianti, infatti, sono considerati indicatori tempestivi e pertinenti per la valutazione delle politiche di riduzione rifiuti.
L’esperienza ISPRA sul protocollo monitoraggio dei macro rifiuti galleggianti è al momento in corso di revisione all’interno del progetto Europeo INTERREG Med MEDSEALITTER dove ISPRA è uno dei leader partner.
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