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DAKAR GUADALUPA

Dakar Guadalupa: Andrea Rossi racconta la regata e il naufragio

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redazione

Continuano ad arrivare le mail, seppur contingentate, da parte di Luca Tosi e Andrea Rossi a bordo della petroliera Genmar Argus.

Luca e Andrea sono commossi dal trattamento ricevuto dal capitano Rajko Vucetic e da tutto l’equipaggio. “Li dobbiamo ringraziare pubblicamente  - ci scrive Luca Tosi – perché ci stanno trattando come passeggeri di lusso. A bordo stiamo anche facendo un corso  di familiarizzazione con i mezzi di sicurezza…. non fa mai male e visto quello che è successo è tutta esperienza in più. L'equipaggio è stato veramente incredibile: ognuno ci ha dato qualche pezzo, chi una maglietta, chi una mutanda, chi uno spazzolino. In un attimo ci siamo rifatti il guardaroba! Il comandante è montenegrino  e a bordo ci sono diversi croati e tra adriatici ci troviamo!”

Andrea Rossi si è invece dedicato alla scrittura, ed ha messo nero su bianco quanto successo, dalla partenza al recupero in Oceano da parte della Genmar Argus.  

“Siamo partiti da Dakar il 21 gennaio alle ore 11:25 UTC. Il primo giorno abbiamo avuto una meteo leggera, con venti tra i 15 e i 20 nodi. Dal secondo giorno il vento è aumentato improvvisamente, sui 25-30 nodi, con raffiche sino a 35. I primi 2 giorni abbiamo fatto ottime medie, ma al terzo giorno abbiamo rotto una pala del timone per motivi ancora ignoti. Decidiamo di continuare comunque, non conservativi, sempre massima velocità. Non vogliamo risparmiare né noi né la barca, il record lo si può fare solo così. Non ci interessa arrivare a Guadalupa senza il record in mano. Per noi questo sarebbe lo scenario peggiore. Meglio tirare al massimo ed eventualmente spaccare, che avere qualche rimorso all'arrivo per non aver schiacciato il gas fino in fondo. Il 5° giorno alle ore 01:30 UTC (25 gennaio) il secondo timone si rompe in piena notte. Contattiamo il nostro staff a terra ed entra in azione Umberto Verna il responsabile della  sicurezza. Attendiamo la luce del giorno seguente per decidere il da farsi. Con la luce cerchiamo di costruire un timone di rispetto e di portare la barca in qualche modo verso una costa (distante 1300 miglia). Impossibile per le caratteristiche del catamarano, dello stato del mare con 4 metri d'onda e della scarsità di attrezzi e materiali a bordo.

Verna entra in contatto con il lo shore-team del Vendée Globe di Bernard Stamm impegnato a rientrare in Francia dopo la squalifica nel giro del mondo in regata con un IMOCA 60. Naviga a 400 miglia a sud della nostra posizione e potrebbe recuperarci. Attendiamo la sua conferma per il recupero. Nel contempo la Guardia Costiera di Roma decide di dirottare la nave più vicina, la petroliera Genmar Argus, che naviga a 90 miglia da noi. Nella notte ci avvicinano e, dopo un contatto radio, decidiamo di accettare il loro salvataggio, visto che la conferma di Stamm ancora non era arrivata. Impossibile procedere di notte con le operazione di trasbordo. Attendiamo l'alba. Alle 09:00 UTC comincia l'operazione. Jrata3 viene collegata con un cavo sparato dalla nave e, dopo circa 6 ore di tentativi di avvicinamento e manovre varie, veniamo issati a bordo con non pochi problemi. Questa fase è stata la più rischiosa per le nostre vite. In queste ore ce la siamo vista veramente brutta.

Jrata 3 è andata distrutta durante le manovre di avvicinamento e traino dalla petroliera. Noi miracolosamente issati a bordo. Per fortuna avevamo i caschi con noi che ci hanno probabilmente salvato dai colpi che abbiamo preso sulla murata di 30 metri della nave che, scarica dal petrolio, rollava con un escursione di 15 gradi. Ora siamo a bordo, diretti verso la costa africana. Ancora non è chiaro il porto di destinazione,probabilmente Abidjan in Costa d'Avorio. Non abbiamo con noi nulla oltre a quello che avevamo addosso nel momento del recupero... tutto perso. Per questo l’ambasciata svizzera è stata allertata e ci attenderanno al porto d'arrivo con due persone che ci scorteranno fino a casa, dandoci assistenza, denaro e passaporti nuovi. Siamo ammirati da come si è messa in moto tutta la macchina dei soccorsi. Veramente impeccabili tutti. Siamo anche molto tristi per la perdita della barca. Tre anni di lavoro e sacrifici di molte persone coinvolte buttati via. Anche perché il record, al quinto giorno, sembrava veramente a portata di mano. Avevamo un vantaggio molto grande nel momento della rottura del secondo timone. Siamo comunque sereni di aver dato il massimo, tirato la barca e noi senza risparmiarci. Questo è importante perché sarebbe stato molto peggio arrivare a Guadalupa senza record e con il pensiero che avremmo potuto dare di più.”

 

 


30/01/2013 19:46:00 © riproduzione riservata






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