“L’Economia del Mare in Italia vale circa 143 miliardi di euro tra componente diretta e indiretta e rappresenta l’8,9% del valore aggiunto dell’intera economia nazionale, con oltre 914 mila addetti in ben 228 mila imprese. Questa la dimensione economica del sistema Mare nel nostro Paese certificata nell’XI Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, presentato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare - OsserMare ed elaborato dal Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere che è tra i pochi soggetti riconosciuti dal Sistema Statistico Nazionale. I dati che il sistema camerale mette a disposizione di istituzioni, associazioni e imprese sono il riferimento nazionale imprescindibile nella definizione delle politiche di sviluppo dei vari settori coinvolti. Le nostre metodologie sono state riconosciute come best practice dalla Commissione e dal Parlamento europei e stiamo lavorando per armonizzare i criteri di analisi tra i vari osservatori nazionali, perché i dati elaborati in sede comunitaria non tengono conto di tutte le 7 filiere che compongono l’economia del mare, con l’effetto di non misurare pienamente il valore reale che l’Italia è in grado di esprimere”. – Lo ha detto il Presidente di Assonautica italiana, Camera di Commercio Frosinone Latina e SiCamera, Giovanni Acampora, al Salone Nautico di Genova, in occasione dell’VIII Giornata Nazionale dell’Economia del Mare, supportato dal coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Sull’Economia del Mare Antonello Testa.
“Alla Liguria spetta un ruolo di primo piano confermandosi centrale per il Sistema Mare Nazionale” ha spiegato Antonello Testa. “In Liguria il valore aggiunto diretto della Blue Economy esprime 5 miliardi di euro per valore aggiunto diretto, il valore aggiunto creato nel resto dell’economia, sulla base del moltiplicatore, è di 13,7 miliardi di euro, per un totale di valore aggiunto diretto e indiretto di 18,7 miliardi di euro, con 95.451 occupati e 16.840 imprese. L’estensione territoriale dell’Economia del Mare ligure comprende 140 comuni definiti come zone costiere di cui 63 litoranei e 77 prossimi al mare; il 92,3% della popolazione; il 94,5% del valore aggiunto complessivo e 525 abitanti per kmq. Numeri che attestano che quello ligure oggi rappresenti un modello di governance consolidato. Sono evidenti gli sforzi sinergici che le Istituzioni di questa regione chiave stanno compiendo. Uno sforzo congiunto al quale ha partecipato anche il sistema camerale ligure. Un modello, quello di filiera delle Istituzioni, che a mio avviso è il solo percorribile, mettendo al centro le competenze, la ricerca, l’innovazione e una visione di territorio condivisa con le imprese, che sia da stimolo alla crescita e al cambiamento. Sono convinto che, oggi, la parola d’ordine debba essere proprio cambiamento; l’Italia sta dimostrando una grande volontà trasformativa e su questo dobbiamo lavorare tutti insieme con un rinnovato spirito di coesione”.
L'incidenza Blue Economy della Liguria a livello nazionale la pone con l'11% al primo posto, mentre a livello provinciale la Spezia con il 13,3% al terzo posto in Italia subito davanti a Genova. L'incidenza degli occupati pone la Liguria con il 14,4% nuovamente al primo posto a livello nazionale.
Nella sala Innovation Pad Blu, intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Genova, Marco Bucci, e il suo Assessore allo Sviluppo economico e Demanio marittimo, Mario Mascia; il Presidente della Camera di Commercio di Genova, Luigi Attanasio; il Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare, Antonello Testa; il Presidente dell’Azienda speciale Informare, Luigi Niccolini: Luciano Serra, Presidente di Assonat ed una rappresentanza della Capitaneria di Porto di Genova.
“I dati sull’Economia del Mare italiana sono sottovalutati. Complimenti a voi che li producete per l’Italia strategica e per la Blue Economy. – Ha rimarcato nel suo intervento il Sindaco di Genova Marco Bucci - Vergogna che fino ad adesso non tutti se ne siano occupati seriamente. L’Italia non è seconda a nessuno ed è il pontile dell’Europa”.
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