sabato, 26 settembre 2026

AMERICA'S CUP

La Francia si "contamina": due spagnoli per l'America's Cup

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redazione

C’è qualcosa di diverso, questa volta, nella sfida francese alla Coppa America. Non solo il nome nuovo o la struttura riorganizzata, ma proprio l’idea di fondo: per essere competitivi davvero, non basta più restare dentro i confini di casa.

Il progetto che porterà la Francia alla Coppa America 2027 nasce infatti con una scelta chiara, quasi controculturale per una nazione storicamente molto identitaria nella vela: aprirsi. Guardare fuori. Mischiare esperienze.

Alla base c’è l’evoluzione di K-Challenge, oggi diventato La Roche-Posay Racing Team, con al timone ancora Quentin Delapierre e una struttura tecnica guidata da Philippe Presti, uno che la Coppa America l’ha già vinta due volte. Ma il vero salto non è nei nomi già noti: è nella direzione presa.

Per anni la Francia ha provato a costruire una sfida “in casa”, facendo leva su un vivaio straordinario e su una cultura velica tra le più profonde al mondo, soprattutto nell’offshore. Eppure, proprio nella Coppa America, i risultati non sono mai stati all’altezza delle ambizioni. Troppa distanza da team iper-strutturati, troppo gap tecnologico, forse anche una certa chiusura.

Questa volta no.

Il segnale più evidente arriva dal mercato: l’ingaggio di due tra i velisti più brillanti della nuova generazione, gli spagnoli Diego Botín e Florian Trittel. Non due comprimari, ma due campioni olimpici in carica, protagonisti anche nel circuito SailGP, perfettamente a loro agio su quelle barche volanti che ormai definiscono la vela di alto livello.

Il loro arrivo dice molto più di quanto sembri. Non è solo un rinforzo tecnico: è un cambio di mentalità.

Botín porterà velocità e sensibilità al timone, affiancando Delapierre in un ruolo chiave. Trittel, invece, sarà uno degli uomini decisivi nella gestione dell’ala e degli equilibri aerodinamici, una funzione diventata centrale nelle moderne AC75. Ma soprattutto, entrambi rappresentano un ponte tra mondi diversi: la vela olimpica, quella professionistica, quella iper-tecnologica dei foil. È esattamente il tipo di contaminazione che oggi fa la differenza.

Attorno a loro si sta costruendo un gruppo che non è più soltanto francese: ci sono competenze britanniche, neozelandesi, esperienze incrociate. Un mosaico che punta a colmare, almeno in parte, il gap con le grandi potenze della Coppa America.

Il lavoro è già iniziato, tra basi operative sparse in Europa e sessioni di allenamento sugli AC40, le barche “palestra” su cui si costruiscono automatismi e coordinazione. Il vero salto arriverà con il varo dell’AC75, previsto nel 2026: lì si capirà davvero il livello del progetto.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso ma misurato: entrare stabilmente tra i protagonisti della selezione sfidanti e, per la prima volta, giocarsi fino in fondo l’accesso alla finale.

Resta il fatto che la Francia continua a muoversi su un equilibrio delicato. Da una parte, una tradizione velica potentissima, forse la più completa al mondo. Dall’altra, la necessità di adattarsi a una Coppa America che è sempre meno “vela pura” e sempre più un concentrato di tecnologia, ingegneria e lavoro di squadra globale.

In questo senso, l’arrivo di Botín e Trittel è quasi simbolico. Non solo perché alzano il livello dell’equipaggio, ma perché raccontano una Francia diversa: meno chiusa, meno orgogliosamente autonoma, e più disposta a mescolare talenti e visioni.

È una scommessa. Ma, per la prima volta da tempo, sembra una scommessa con una direzione precisa.

 


24/03/2026 10:40:00 © riproduzione riservata






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