Comunicato
dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna«Pensavamo che utilizzare il vento per navigare costituisse un vantaggio ambientalerispetto alla propulsione a motore. Evidentemente dobbiamo esserci persi qualcosa: chiediamo al Parco di spiegarci che cosa» commenta Claudio Denzi, presidente dell’Associazione.
La questione assume particolare rilievo perché lo stesso Parco presenta i nuovi disciplinari come parte di un percorso di “transizione ecologica”, finalizzato alla mitigazione della pressione nautica e alla salvaguardia della biodiversità.
C’è poi un elemento che rende il caso ancora più singolare. Lo stesso Parco riconosce alle unità da diporto a vela una riduzione del 40% sul contributo d’ingresso all’area protetta. La vela, dunque, da una parte viene considerata meritevole di un’importante agevolazione economica; dall’altra, nella graduatoria contestata dagli operatori, ottiene 20 punti contro i 40 attribuiti alle unità a motore costruite dal 2013.
«Non chiediamo privilegi per le barche a vela e non sosteniamo che qualsiasi unità a motore sia necessariamente inquinante. Ma poniamo una domanda molto semplice: quali indicatori ambientali giustificano il doppio dei punti?» precisa Claudio Denzi.
Secondo l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna, una valutazione della sostenibilità dovrebbe considerare parametri verificabili come propulsione, consumi, emissioni, rumorosità subacquea e impatto complessivo sull’ambiente marino.
Ma la questione non è soltanto ambientale: il criterio rischia di produrre anche rilevanti effetti economici e discriminatori. Secondo i dati di AssonauticiSardegna.org, circa il 40% delle unità delle flotte degli operatori associati del Nord Est della Sardegna è costituito da barche a vela, mentre tra gli operatori di La Maddalena la quota non raggiungerebbe il 5%.
«Abbiamo investito nella vela anche perché la consideravamo coerente con una nautica più sostenibile. Oggi quella scelta rischia invece di penalizzarci» osserva Claudio Denzi.
Assonautici Sardegna chiede quindi al Parco di rendere pubblici gli studi, gli indicatori o le valutazioni tecnico-scientifiche alla base del criterio.
«Se esistono dati che dimostrano perché una barca a motore debba ottenere 40 punti e una barca a vela 20, siamo prontissimi a leggerli e a cambiare idea. Ma se una scelta viene presentata nel nome della transizione ecologica, deve poter essere spiegata: l’ambiente è una cosa seria» conclude il presidente dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna.
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