Meno di 1.000 miglia al traguardo di Lorient e un'alta pressione che continua a complicare le strategie. DMG MORI Global One, United by the Ocean e 11th Hour Racing sono racchiuse in appena quattro miglia, mentre Team Malizia torna a farsi minaccioso.
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La traversata atlantica entra nel suo momento più delicato. Dopo sette giorni di navigazione, la flotta della prima edizione di The Ocean Race Atlantic si è ricompattata proprio quando il traguardo di Lorient comincia ad avvicinarsi. Davanti agli IMOCA restano meno di 1.000 miglia, ma il finale è tutt'altro che scritto.
A dettare ancora una volta le regole è il meteo. Il gruppo di testa sta cercando di aggirare sul lato settentrionale un'area di alta pressione che ha già regalato ore difficili, con vento leggero e persistente. La scelta della rotta diventa quindi decisiva: prendere più strada per cercare vento migliore oppure puntare verso la Bretagna seguendo una traiettoria più diretta.
Al mattino di martedì, DMG MORI Global One, guidata da Kojiro Shiraishi, conservava un margine minimo su United by the Ocean di Paul Meilhat e su 11th Hour Racing di Francesca Clapcich. Le tre barche erano separate complessivamente da appena quattro miglia rispetto alla distanza dal traguardo. Alle loro spalle, però, Team Malizia di Boris Herrmann continuava a recuperare terreno, riducendo durante la notte il distacco dai battistrada.
È una situazione nella quale ogni scelta può pesare moltissimo. Il vento, intorno ai 12 nodi, consente al momento di navigare al traverso, mentre l'alta pressione dovrebbe spostarsi lentamente verso sud-est. Se la previsione sarà rispettata, le barche potranno raggiungere la costa della Bretagna con condizioni relativamente favorevoli.
Ma il problema, per tutti, è capire quando e dove tornerà il vento.
Le ultime 100 miglia possono decidere tutto
A bordo di 11th Hour Racing, il navigatore Will Harris vede un finale ancora apertissimo. La velocità con cui l'alta pressione si sposterà sarà determinante per capire quale delle barche di testa riuscirà a costruire la rotta più rapida verso Lorient.
Il passaggio decisivo potrebbe arrivare proprio negli ultimi 100 miglia, quando la flotta si troverà ad affrontare l'avvicinamento all'angolo nord-occidentale della Francia e condizioni destinate a cambiare rapidamente. È qui che una piccola differenza di velocità o una scelta tattica azzeccata potrebbe trasformarsi in un vantaggio decisivo.
La regata, insomma, non sembra destinata a risolversi semplicemente sulla base della classifica attuale. In una traversata oceanica così compressa, il vantaggio di poche miglia può evaporare nel giro di qualche ora.
Malizia trova velocità con il foil
A rendere ancora più interessante la situazione c'è il ritorno in piena corsa di Team Malizia.
L'equipaggio tedesco ha approfittato del vento più leggero e del mare meno formato per intervenire sul foil sinistro, danneggiato all'estremità interna e rimasto per diversi giorni in una posizione non ottimale.
Seguendo le indicazioni dello shore team, l'equipaggio ha realizzato dei tamponi da inserire davanti al foil per modificarne la posizione e ottenere maggiore rake. Il risultato è stato un rake positivo di circa 1,6 gradi, sufficiente a migliorare l'assetto della barca.
Per Boris Herrmann la differenza è già evidente: la barca naviga con la prua più alta e ha recuperato qualche nodo di velocità. Un intervento apparentemente piccolo, ma che in una fase finale così compressa può avere un peso enorme.
Gli inseguitori vincono la Super Sprint
E proprio gli inseguitori hanno dato un segnale importante anche nella Super Sprint di martedì.
Embrace the Challenge e MSIG Europe, rispettivamente quinta e sesta nella classifica della traversata, hanno sfruttato condizioni di vento e mare più favorevoli per conquistare le prime due posizioni della sprint, con Team Malizia al terzo posto.
Per le due barche più attardate, la situazione meteorologica potrebbe infatti trasformare lo svantaggio in un'opportunità. Embrace the Challenge è staccata di circa 280 miglia dal gruppo di testa, mentre MSIG Europe paga 344 miglia. Ma proprio perché le prime quattro devono allungare la rotta verso nord per aggirare l'alta pressione, gli inseguitori possono tentare una traiettoria più diretta verso Lorient.
È uno dei paradossi delle regate oceaniche: essere davanti non significa necessariamente avere la strada migliore.
Le barche in testa devono infatti investire miglia per cercare il vento, mentre chi segue può permettersi una rotta più diretta, confidando nel progressivo rinforzo e nella rotazione del vento verso sud.
Lorient è ancora lontana
La classifica racconta quindi solo una parte della storia. Davanti ci sono quattro IMOCA racchiusi in pochissimo spazio, ma dietro di loro due equipaggi hanno ancora una concreta possibilità di sfruttare il cambio delle condizioni.
La prima edizione di The Ocean Race Atlantic sta offrendo proprio ciò che ci si aspettava da una grande traversata oceanica: velocità, strategia, problemi tecnici e soprattutto un meteo capace di rimettere continuamente in discussione il lavoro fatto nei giorni precedenti.
Lorient si avvicina, ma il vincitore potrebbe non essere deciso fino alle ultime miglia. La volata è appena cominciata.
La flotta è ora impegnata sulle 3.000 miglia verso Lorient, con l’obiettivo di sfruttare una depressione in movimento verso est che potrebbe accompagnare i concorrenti per gran parte della traversata e garantire velocità molto elevate
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