Negli ultimi anni la sicurezza in mare per i bambini piccoli è diventata uno dei temi più urgenti e meno esplorati della progettazione nautica e del social design. Se il settore della sicurezza marittima ha compiuto enormi passi avanti per la protezione degli adulti e degli equipaggi professionali, molto più lenta è stata invece l’evoluzione dei dispositivi pensati per i neonati e per la relazione fisica inscindibile tra madre e bambino durante le emergenze in mare.
È proprio in questo vuoto progettuale che si inserisce Kanguro, il giubbotto di salvataggio sviluppato da Ánako APS con il contributo tecnico di Veleria San Giorgio nell’ambito del progetto + Vicino da lontano, recentemente premiato con il prestigioso Compasso d’Oro ADI 2026.
Il riconoscimento assegnato al progetto non rappresenta soltanto un premio al design, ma soprattutto una conferma della crescente attenzione verso una sicurezza marittima più inclusiva, umana e aderente ai bisogni reali delle persone più vulnerabili.
Per decenni i dispositivi di salvataggio sono stati progettati seguendo standard prevalentemente maschili e adultocentrici. I giubbotti per bambini esistono da tempo, ma quasi sempre pensati per piccoli passeggeri autonomi, non per neonati trasportati in braccio o a contatto con la madre. In situazioni di emergenza, specialmente durante le traversate migratorie o in contesti di evacuazione, questa mancanza si trasforma in un rischio enorme: il corpo della madre diventa contemporaneamente protezione, sostegno e punto critico della sopravvivenza del bambino.
Kanguro nasce proprio dall’osservazione di questa fragilità concreta e spesso ignorata. Il progetto affronta un problema reale: come garantire il galleggiamento e la stabilità di una madre senza compromettere la sicurezza del neonato che tiene con sé. Non si tratta semplicemente di adattare un giubbotto esistente, ma di ripensare completamente il concetto stesso di dispositivo salvavita per l’infanzia nei contesti estremi.
L’elemento innovativo del progetto sta infatti nella capacità di coniugare sicurezza tecnica e dimensione relazionale. Kanguro è progettato per mantenere il neonato in una posizione alta, stabile e protetta durante il galleggiamento, riducendo i rischi legati all’immersione accidentale e consentendo alla madre di conservare il contatto fisico con il bambino anche nelle condizioni più critiche.
Dietro questa soluzione c’è un articolato percorso di ricerca e co-progettazione che ha coinvolto università, studenti, designer, tecnici e imprese specializzate. In questo processo il ruolo di Veleria San Giorgio è stato determinante nel trasformare un’intuizione progettuale in un dispositivo concretamente utilizzabile. L’azienda, forte della propria esperienza nella sicurezza marittima, ha contribuito alla realizzazione dei prototipi e alle verifiche funzionali in ambienti controllati, permettendo di sviluppare una soluzione operativa e affidabile.
L’evoluzione della sicurezza in barca per i bambini piccoli passa oggi anche attraverso questa nuova cultura progettuale: non più soltanto prodotti standardizzati, ma dispositivi capaci di considerare le condizioni reali delle persone, comprese quelle più drammatiche. È una trasformazione che coinvolge il mondo della nautica, del design industriale e della responsabilità sociale.
Il fatto che Kanguro sia stato esposto presso ADI Design Museum nell’ambito della mostra del XXIX Compasso d’Oro ADI rafforza ulteriormente il valore simbolico e culturale del progetto. La sicurezza non viene più vista solo come una questione tecnica, ma come un tema etico e sociale che riguarda la dignità umana e la tutela della vita.
In questo senso, Kanguro rappresenta un possibile punto di svolta. Non soltanto un nuovo dispositivo di salvataggio, ma un esempio concreto di come il design possa intervenire laddove le soluzioni tradizionali non sono più sufficienti. La sua forza sta nell’aver trasformato una necessità invisibile in una risposta reale, dimostrando che innovazione e umanità possono procedere insieme anche nei contesti più difficili.
Per Veleria San Giorgio, la partecipazione allo sviluppo del progetto significa mettere il proprio know-how tecnico al servizio di una visione più ampia della sicurezza marittima: una sicurezza capace di proteggere non solo chi naviga, ma anche chi affronta il mare nelle condizioni più vulnerabili.