Il Volvo 70 di Johnny Vincent completa in 6 giorni, 14 ore, 47 minuti e 31 secondi la 50ª edizione della grande classica offshore. Una regata durissima, tra Atlantico, Highlands scozzesi e Mare del Nord, nella quale la velocità di Pace è stata accompagnata da una navigazione sempre al limite. Per Vincent, alla prima grande prova oceanica della sua carriera, è il coronamento di un'avventura personale.
Il cannone del Royal Yacht Squadron aveva dato il via a una delle più impegnative regate offshore del calendario RORC. Sei giorni, quasi 2.000 miglia percorse, condizioni completamente diverse e una lunga sequenza di scelte tattiche e navigazionali. All'alba di domenica 16 agosto, Pace ha finalmente tagliato la linea di arrivo davanti a Cowes, conquistando la Line Honours tra i monoscafi della 50ª edizione della RORC Round Britain and Ireland Race.
Il Volvo 70 di Johnny Vincent ha completato le 1.805 miglia del percorso in 6 giorni, 14 ore, 47 minuti e 31 secondi, tagliando il traguardo del Royal Yacht Squadron alle 04:17:31 BST. Il tracker YB indica 2.113 miglia effettivamente percorse, un dato che testimonia quanto la barca sia riuscita a mantenersi vicina alla rotta ideale nonostante le numerose difficoltà incontrate lungo il percorso.
Ma il numero più impressionante è forse quello delle prestazioni raggiunte nell'Atlantico settentrionale: 486 miglia percorse in 24 ore, con punte di velocità di 26 e 27 nodi. Una dimostrazione delle straordinarie potenzialità del progetto Juan Kouyoumdjian quando Pace ha trovato vento e mare adatti alle sue caratteristiche.
Dall'Irlanda a Muckle Flugga, la fuga decisiva
La regata ha assunto una fisionomia particolarmente favorevole a Pace lungo la costa occidentale dell'Irlanda e nella lunga risalita verso nord, fino a Muckle Flugga, nelle Shetland. È qui che il Volvo 70 ha potuto sfruttare pienamente il proprio potenziale velocistico, allungando nei confronti degli avversari.
La parte finale è stata però completamente diversa. Dopo la discesa dalle Shetland, il percorso ha portato la flotta nel Mare del Nord e poi lungo le coste orientali dell'Inghilterra, dove la velocità pura ha dovuto lasciare spazio alla precisione.
Pace ha dovuto attraversare una vera e propria giungla di schemi di separazione del traffico, piattaforme petrolifere e del gas, parchi eolici e zone interdette alla navigazione. Una sequenza interminabile di virate di poppa nel buio della notte, con equipaggio e navigatore costretti a lavorare in perfetta sintonia.
La marea favorevole ha infine aiutato il Volvo 70 nell'ultimo passaggio attraverso il Solent, fino al ritorno a Cowes.
Vincent: «Un'avventura straordinaria»
Per Johnny Vincent, il risultato assume un significato che va ben oltre la vittoria nella Line Honours. Il proprietario di Pace non è un professionista della vela e affrontava una distanza mai raggiunta prima nella sua esperienza offshore.
«Un grande senso di compimento», ha raccontato dopo l'arrivo. «È stato un lungo viaggio e una tremenda avventura. Che regata e che evento straordinari. Abbiamo avuto ogni tipo di condizione: assenza di vento, molto vento, mare piatto, grandi onde e paesaggi incredibili».
La Round Britain and Ireland Race, secondo Vincent, non è una regata unica, ma quasi quattro competizioni differenti riunite in un unico percorso.
La prima parte porta la flotta attraverso acque familiari, quelle del Fastnet. Poi arriva la lunga risalita dalla costa sud-occidentale dell'Irlanda verso Muckle Flugga, in un ambiente completamente diverso. La terza fase è la discesa verso sud e il Mare del Nord. Infine, l'ultimo capitolo, quello che Vincent considera probabilmente il più impegnativo dal punto di vista della navigazione, con piattaforme, zone di separazione, bassi fondali, banchi di sabbia e il delicato passaggio davanti a Dover. «Arriva quando tutti sono stanchi e provati, ma c'era ancora moltissimo da fare», ha spiegato.
486 miglia in un giorno
Il momento più esaltante della regata è stato senza dubbio quello vissuto al largo dell'Irlanda e nella successiva risalita verso le Shetland.
«Abbiamo fatto 486 miglia in 24 ore», ha raccontato Vincent. «Avevamo un vento stabile e una fantastica configurazione delle onde. Fare surf a 27 nodi è emozionante per chiunque. È stato assolutamente fantastico».
La prestazione è stata resa possibile non soltanto dalle caratteristiche del Volvo 70, ma dalla capacità dell'equipaggio di sfruttare ogni cambiamento del vento e dello stato del mare.
A bordo c'era anche Jules Salter, navigatore di enorme esperienza oceanica e vincitore della Volvo Ocean Race 2008-09 con Ericsson 4. Conosceva molto bene la piattaforma, visto che Pace è il Juan Kouyoumdjian che aveva vinto la successiva edizione della Volvo Ocean Race con il nome di Groupama 4, ma per Salter questa era la prima Round Britain and Ireland completata interamente.
La filosofia della navigazione è stata semplice soltanto in apparenza: percorrere meno miglia possibile, ma farlo sempre alla massima velocità compatibile con le condizioni.
«Quando corri intorno alla Gran Bretagna, in pratica devi girare a destra a ogni angolo», ha spiegato Salter. «Bisogna combinare questo con il meteo e mantenere la barca sull'angolo più veloce ed efficiente possibile».
Il Mare del Nord cambia tutto
La parte conclusiva ha richiesto invece un tipo di precisione completamente diverso. Nel Mare del Nord le zone di esclusione non sono sempre immediatamente percepibili, ma devono essere considerate insieme alle rotte commerciali, ai campi eolici, alle piattaforme e alle condizioni meteorologiche.
«Ci sono campi di gas, campi petroliferi, schemi di separazione del traffico e parchi eolici. Hanno confini precisi che non puoi vedere», ha spiegato Salter. «Devi capire come si sovrappongono, aggiungere il meteo, scegliere i passaggi migliori e prepararti per l'ostacolo successivo».
E poi c'è stato il lavoro dell'equipaggio. Una successione di strambate che ha costretto più volte i velisti a interrompere il riposo per manovrare.
È proprio questa combinazione tra navigazione e lavoro di squadra che ha permesso a Pace di arrivare a Cowes senza subire problemi strutturali importanti e mantenendo fino alla fine un ritmo elevatissimo.
Pace ora guarda anche alla vittoria IRC
La Line Honours è già nelle mani di Johnny Vincent, ma la regata non è ancora completamente chiusa dal punto di vista delle classifiche a compenso. Al momento della conclusione di Pace, infatti, il Volvo 70 è in testa anche nella classifica IRC Overall dopo compensazione. Il suo tempo corretto è ormai definitivo, ma bisognerà attendere l'arrivo degli altri concorrenti, in particolare del Mach 50 Palanad 4 di Antoine Magre, per sapere se il vantaggio sarà sufficiente a conquistare anche la vittoria assoluta.
Per Vincent, tuttavia, il risultato sportivo è soltanto una parte del bilancio. La vera conquista, dice, è stata diventare un velista oceanico più completo. «Il viaggio offshore più lungo che avessi mai fatto era stato da Gibilterra a Southampton, circa 1.300-1.400 miglia. Ho partecipato alla Middle Sea Race, alla Caribbean 600 e alla Fastnet, ma questa regata è stata tre volte più lunga e tre volte più impegnativa». E aggiunge: «Sono sceso a terra sentendomi un velista oceanico molto più competente. È qualcosa di speciale da portarsi a casa». Per un uomo che si definisce semplicemente «un normale appassionato, non un velista professionista», la 50ª Round Britain and Ireland Race ha rappresentato quindi molto più di una vittoria nella Line Honours. È stata la prova di quanto una grande barca, un equipaggio esperto e una preparazione meticolosa possano trasformare una sfida personale in una delle più belle avventure dell'ocean racing.
Secondo assoluto il 45er tedesco 6Q di Peter Koenig, terzo Pirillina di Stefano Fasoli. QFX di Thomas Jundt conquista entrambe le Line Honour
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