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Federagenti: riprogettare i porti e le loro norme per porre l’Italia al centro del Mediterraneo

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redazione

In uno scenario internazionale di totale incertezza, in cui il Mediterraneo (alla luce di quanto sta accadendo nel Golfo Persico e più in generale nell’intera area mediorientale) ha tutte le possibilità di conquistare una posizione centrale nell’interscambio commerciale via mare, esiste una sola certezza: o i porti italiani si danno… una svegliata e programmano il loro sviluppo davvero in funzione della domanda di specializzazione, nei tempi che il mercato impone, oppure anche questa occasione storica sarà persa per l’Italia.

È questa la principale indicazione scaturita stamane dall’Assemblea Pubblica di Federagenti, la Federazione che raggruppa circa 450 agenzie marittime per un totale di oltre 5000 occupati diretti, svoltasi a Civitavecchia nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale.

Lo ha affermato con forza Paolo Pessina, Presidente di Federagenti, che ha sottolineato come anche il mercato dei noli (quelli container balzati a oltre 4000 dollari per la tratta simbolo Shanghai-Genova, tornando a livelli che non si registravano da 18 mesi, o quelli petroliferi protagonisti di picchi incontrollabili frutto dell’incertezza che è ancora fattore dominante nello Stretto di Hormuz) confermi la necessità di adottare politiche e scelte portuali coerenti per la prima volta con la domanda.

Un appello non banale quello lanciato dagli agenti marittimi le cui aziende sono vere e proprie sentinelle dei cambiamenti del mercato; cambiamenti che ormai si concretizzano e diventano realtà con cui confrontarsi in tempi talmente brevi, da capovolgere ogni possibile scenario.

"In questa ottica – ha affermato Pessina, echeggiato dal presidente di Assoporti, Roberto Petri – è necessario puntare sull’eccellenza, perché è l’eccellenza che richiede il mercato in contrapposizione con la frammentazione e con forme di concorrenza provincialista e campanilistica che oggi non hanno più senso”.

Con l’eco delle guerre (65 in atto nel mondo) che hanno condizionato il dibattito nell’Assemblea, Federagenti ha focalizzato l’attenzione anche sul progetto di riforma portuale “un’offerta di riflessione che il Governo ha fornito all’intero Paese e che – come precisato dal Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, in collegamento dalla Turchia – dovrà comunque accelerare”.

Il dibattito sulla situazione geo-politica del Mediterraneo ha evidenziato le potenzialità del Mare Nostrum, ma anche il rischio che a controllare i grandi processi di mutazione che caratterizzeranno il futuro di questo mare non siano gli italiani (persino in Italia e nei porti italiani).

E all’interno di questo quadro si colloca un sistema portuale nel quale non confluisce l’enorme disponibilità di risparmio privato, non investiamo nel settore portuale per un problema di governance. Governance che richiederebbe una riforma nella quale si chiede più coraggio.

L’assemblea di Civitavecchia ha in conclusione sancito un ruolo preciso degli agenti marittimi: veri e propri elementi con il ruolo di sentinella sui cambiamenti in atto, cambiamenti geopolitici le cui conseguenze sono percepite per prime dalla categoria, ma anche soggetti in grado di contribuire in modo determinante a fare della riforma portuale un elemento determinante per attirare capitali e investimenti privati e, perché no, una holding privata che controlli tutta la portualità.

 


03/07/2026 15:17:00 © riproduzione riservata






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