Nell’ambito del convegno nazionale “Spazio Lavoro – L’Italia che riparte dalle imprese e dai lavoratori”, organizzato dai Presidenti dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia a Lecce, si è svolto l’intervento di Confindustria Nautica. L’evento, che si svolge il 13 e 14 giugno, riunisce esponenti delle istituzioni, dell’impresa e della società civile per discutere del rilancio economico e occupazionale del Paese, con un focus speciale su formazione, Made in Italy e Blue Economy, tre aspetti che interessano appieno l’industria cantieristica del diporto e la sua filiera.
La centralità della nautica da diporto all’interno dell’economia del mare
Nel suo intervento, il Responsabile dei Rapporti istituzionali, Roberto Neglia, in rappresentanza del Presidente Piero Formenti ha posto l’accento sulla centralità della nautica da diporto all’interno dell’economia del Paese, sottolineando come il settore rappresenti una leva strategica per l’industria italiana e per la crescita dei territori, in particolare nel Mezzogiorno. “Per una efficace politica industriale dobbiamo partire dai dati: secondo un recentissimo studio di CDP, la cantieristica navale italiana esporta ogni anno per 9,1 miliardi di euro e il 47% di questo valore proviene dalle unità da diporto”, ha dichiarato “dunque la cantieristica da diporto costituisce una massa critica al servizio dello sviluppo pari a quella di Fincantieri e di tutto il suo ecosistema”.
L’Ufficio studi di Confindustria Nautica evidenzia come il comparto generi un importante effetto moltiplicatore: dagli 8,3 miliardi della produzione industriale, con l’indotto dei servizi, porti e turismo nautico si arriva ai 22 miliardi e oltre 220.000 occupati dell’intera filiera.
L’industria nautica è prima al mondo, con la leadership assoluta nei superyacht (51% del portafoglio ordini globale) e quella relativa nei settori dei battelli pneumatici e nella componentistica, ma secondo l’Associazione nazionale di categoria non si può pensare di riposare sugli allori.
Vediamo crescere la concorrenza di Paesi extra UE, come la Turchia, soprattutto nei grandi yacht, e la Tunisia, per le imbarcazioni più piccole. Ci sono poi i competitor UE.
Per consolidare la posizione economica dell’Italia e non arretrare, a differenza di altri comparti che richiedono supporti economici alla costruzione nel nostro Paese, la nautica ha innanzitutto bisogno:
1. di un QUADRO NORMATIVO E REGOLAMENTARE COMPETITIVO e per questo il settore
attende fiducioso il DDL Valorizzazione risorsa mare coordinato dal Ministro Musumeci che include numerosi snellimenti burocratici a vantaggio della bandiera italiana.
2. di FORMAZIONE SPECIALISTICA, non a caso, per la prima volta, una delle deleghe di Vice Presidenza affidate dal neo Presidente Formenti riguarda la Formazione e la cultura del mare. USA e UK hanno perso competitività come sistema industriale, a prescindere dal valore delle singole aziende, e una causa è stata certamente il venir meno di maestranze nautiche qualificate, mentre gli attuali strumenti formativi si concentrano su management, progettazione, equipaggi.
3. crescere nel MEZZOGIORNO, anche attraverso il completamento della rete infrastrutturale. Come in generale per il Paese lo sviluppo economico passa dal rilancio del Sud, che sta conoscendo una nuova vivacità al quale è andata l’altra nuova delega di presidenza di Confindustria Nautica.
L’intervento di Confindustria Nautica al convegno “Spazio Lavoro” si inserisce in un percorso di dialogo e di proposta costruttiva, volto a valorizzare l’industria nautica come pilastro del Made in Italy e come settore strategico per la crescita sostenibile del Paese, rappresentando un’occasione per riaffermare la necessità di politiche orientate a sostenere la competitività delle imprese, l’innovazione e lo sviluppo dei territori costieri.
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