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PALERMO-MONTECARLO

L'intervista doppia a Stefano Chiarotti e Giancarlo Pedote sulla Palermo-Montecarlo 2016

Stefano Chiarotti e Giancarlo Pedote, il primo uno sportivo che dalle biciclette alle montagne è approdato tardi alla vela agonistica stupendo per i risultati sin’ora raggiunti da semplice “amatore”, come si definiscono gli equipaggi non professionistici, il secondo un vero astro nascente della vela italiana, un navigatore oceanico che spesso è riuscito a incutere timore e rispetto anche ai nostri cugini francesi. Una coppia che con Lunatika-Ntt Data Italia, Sun Fast 3600 nato dalle sapienti mani di Daniel Andrieu, è riuscita a vincere la dodicesima edizione della Palermo-Montecarlo, una delle regate più prestigiose del circuito mediterraneo. Sentiamo da loro come è andata.

Giancarlo, cominciamo da te, spesso la convivenza a bordo tra velisti professionisti e armatori, skipper magari semplici amatori non è delle più facili per vari motivi: dislivello tecnico, sportivo, impostazioni tattiche e strategiche, etc; così come non è facile per due persone che non hanno mai fatto neanche un bordo insieme entrare subito in sintonia sin dalle prime miglia per una regata così impegnativa. Come ti sei trovato con Stefano sotto questo duplice aspetto?

Quando ho accettato di fare questa regata con Stefano sapevo chiaramente che non era un professionista e quindi sarei stato io a dovermi adeguare a lui e non il contrario. Chiaramente, dunque, sono andato con lo spirito già preparato a questo upgrade che dovevo cercare di fare. Stefano è una persona che ha una particolare meticolosità e questo è un punto a suo favore. È anche una persona che ha molta sete di imparare e spesso nei momenti topici della regata, quando decidevo istantaneamente qualcosa, mi chiedeva delle spiegazioni. Giustamente, il suo punto di vista era comprensibile. Questo però mi distoglieva dall'azione nel presente, perché chiaramente dovevo spiegare a lui il da farsi. A volte ho trovato un po' complesso gestire nel contempo la spiegazione e l’azione, ma per certi versi mi ha anche divertito. Confesso poi che in alcuni momenti, vista la cura con cui tiene in ordine la barca, cercavo di astenermi dal mangiare nel pozzetto per non fare briciole perché non gli sfuggiva neanche un granello di polvere che volava (Giancarlo ride, ndr.).

Stefano, il fatto di avere Giancarlo a bordo ti ha reso più nervoso in una sorta di complesso da “ansia da prestazione” oppure al contrario ti ha dato tranquillità? Come ti sei trovato nel confrontarti con uno dei navigatori oceanici piu’ quotati del momento?

Per me, anzitutto, avere Giancarlo a bordo di Lunatika-Ntt Data Italia è stato un grande onore. Non ho vissuto nessun complesso da “ansia da prestazione” al contrario, Giancarlo, il suo bagaglio tecnico e professionale, sono stati tutti stimoli per me per fare bene, per portare al massimo me stesso e Lunatika durante la Palermo-Montecarlo. Tra di noi si è creato un ottimo feeling, siamo entrambe due persone che difendono il proprio punto di vista e questo ha portato ad un continuo confronto, a volte acceso, ma sempre costruttivo, sulle scelte da fare. Giancarlo è un navigatore solitario, quindi, giustamente, è abituato a rendere conto delle sue decisioni solo a se stesso, mentre io ho bisogno di capire i razionali con la mia testa prima di prendere una decisione. Si è trattato di un’esperienza di crescita unica sia per me che per Lunatika-Ntt Data Italia.

Giancarlo, il momento più difficile o critico della regata e quello invece che ti ha più esaltato?

Il momento più difficile credo sia stato l’arrivo dove siamo rimasti in bonaccia a 15 miglia dalla linea e sapevo benissimo che al tramonto del sole sarebbe calato completamente il vento o comunque sarebbe diminuito di intensità. Quindi sono stato teso nelle ultime 5 miglia, visto che abbiamo tagliato il traguardo alle 19.30 circa, pochi minuti prima che il sole tramontasse. Invece, il momento più esaltante è stata la navigazione l’approccio alla Sardegna dall’isola di Tavolara fino alle Bocche di Bonifacio. Un tratto di mare in cui io ho navigato spesso, dove ho tanti ricordi e bordeggiare nelle isole dell’arcipelago della Maddalena l’ho trovato molto entusiasmante e mi ha richiamato bei momenti nella memoria.

E Stefano, i tuoi di momenti?

Per me, il momento critico è stato nella seconda notte di regata con mare formato, onda molto ripida, la barca sbatteva violentemente sulle onde e avevo paura di fare danni alla barca. Dopo però la tensione si è sciolta, ci siamo goduti le montagne russe ed è arrivato il momento, invece, più esaltante: il nostro attacco a Prospettica (il Comet 41s di Giacomo Gonzi, diretto competitor di Lunatika in classifica x 2). Una bella rimonta, conclusasi con un entusiasmante bordo sotto gennaker tra le isole dell’arcipelago della Maddalena, quando Lunatika è veramente decollata.

Veniamo alla barca, vista da chi ha occhi buoni. Giancarlo, questa è stata una regata complicata, a situazioni di poco vento si è affiancata una lunga nottata con condizioni meteo-marine descritte dagli equipaggi come molto difficili. Quali sono secondo te i punti di forza di Lunatika-Ntt Data Italia che la rendono così duttile e capace di affrontare contesti e situazioni differenti?

Indubbiamente la barca è un buon disegno ed è stata realizzata bene dal punto di vista costruttivo. Naturalmente si tratta di una barca molto giovane e nella nautica è sempre bene aspettare qualche anno per poter dare un verdetto definitivo. Credo che ancora ci sia molto potenziale da tirare fuori e quindi questo va nel lato positivo dello sviluppo del progetto. Io sono un'entusiasta dell'innovazione, non a caso il mio mini, Prysmian ITA 747, è stata una barca rivoluzionaria e innovativa. Ho, dunque, cercato di trasmettere a Stefano tutta una serie di riflessioni per portare ad un miglioramento di Lunatika-Ntt Data Italia.


31/08/2016 14:08:00 © riproduzione riservata








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