venerdí, 23 giugno 2017


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TURISMO

Friuli: l'adrenalina pura della "Caccia al Tonno Rosso"

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Roberto Imbastaro

Reportage Friuli Venezia-Giulia  - (2)

Il gommone fila via veloce sulla Litoranea Veneta. Ci siamo appena regalati la vista di due gioiellini sul Tagliamento, il Marina 1 e il Marina Punta Verde e siamo di nuovo in viaggio verso Punta Faro. Il cielo che ci ha regalato grandi scrosci di pioggia sembra clemente, ma ogni tanto qualche goccia ci ricorda perché abbiamo addosso antivento e cerata. Ci infiliamo nella suggestiva darsena di Porto Vecchio, in pieno centro, e poi nell’enorme Marina di Punta Faro. Un gigante da 1200 posti barca. Probabilmente il più grande Marina italiano. A reggerne le sorti c’è Paola Piovesana. Sprizza grinta e determinazione. Ma soprattutto buon senso. Il Marina è sicuramente molto bello. In alcuni punti, con le sue villette affacciate sull’acqua, ricorda  paesaggi olandesi. Nonostante la stagione non sia piena, le barche ci sono. Un grande Marina, sicuramente non facile da gestire. Ho pensato a Paola come ad una figura tra il sindaco e lo sceriffo. Certo sarebbe un ottimo sindaco. Non so a Lignano, ma, volendole male, a Roma sicuramente. Su una brochure, la sirena incantatrice della pubblicità ammalia gli alemanni con la promessa di ottimi servizi e delle coste istriane ad un tiro di schioppo. Slovenia, Croatia, le Incoronate più a sud. Sicuramente un plus per chi arriva dal nord. Ma io cerco motivi per rimanere qui, in Friuli Venezia Giulia. Posso cercare i più eclatanti, spiagge, arte, vino, cultura, tra le pieghe dei tanti materiali forniti. O trovarne altri magari meno conosciuti ma più intensi. Quel motivo in più che ti spinge a salpare l’ancora e a dirigerti verso questa terra di confine.

Oramai la vacanza è sempre meno puro relax e sempre più un’esperienza attraverso la quale affermare la propria identità, ricercare se stessi, i propri valori, le proprie passioni. E’ quello che viene definito turismo motivazionale, un nuovo business per gli operatori più veloci di mente. Il territorio non è più il fine della vacanza, ma è il mezzo attraverso il quale raggiungere i propri obiettivi. E se nonostante il vento, il freddo, la pioggia e la tosse gli occhi sono così attenti a rubare i particolari di un paesaggio incantato, il Friuli Venezia Giulia di mezzi deve averne parecchi.

Il gommone, dicevamo, procede veloce, anche troppo. Non è che in laguna si salti, ma il mare, fuori, è gonfio di scirocco. A bordo tutti sono ben piantati sui tubolari. Un simpatico mozzo ben avanti con l’età saltella però come il Cassius Clay dei bei tempi andati. Si muove agile da prua a poppa scattando foto da una camera non male. E' come se fosse al suo posto senza esserci.  Come fare a non parlarci? Se è alla scoperta del Friuli e del suo mare che stiamo andando è lui il mio vangelo apocrifo. Sulla Litoranea Veneta avevamo passato due bilance da pesca, e su questo argomento inizia la conversazione. Come suol dirsi avevo appena “invitato la lepre a correre”.

Lui è Luigi Paderni, detto Gigi, e sulla pesca sa tutto, ma proprio tutto, essendo stato anche giudice della Fipsas, la federazione Italiana per la Pesca Sportiva e le Attività Subacquee. Alla domanda su cosa si peschi di grosso in queste acque, non ha esitazioni: ”Il tonno rosso – mi spiega – che qui in alto Adriatico è sempre stato presente in gran quantità. Si pesca con la canna fin dagli anni ’70. Poi per alcuni anni non è più arrivato fin quassù, ma ora si è riaffacciato ed è una presenza costante, anche se da un paio di anni le dimensioni stanno calando”.

Ma di che dimensioni parliamo? “Il più grande che ho visto personalmente era un esemplare da tre quintali e tre. Ma magari ce ne saranno stati anche di più grandi. Mi ricordo in gara delle gran pescate dei Fillini una famiglia di Trieste, il papà con i suoi due figli che pescavano sempre insieme. Erano bravissimi, dei campioni”.

I ricordi affiorano:”Una volta ne hanno regalato uno di un quintale e due al Marina 1, dove ero direttore della darsena. L’ho scuoiato ed è stata un’esperienza incredibile. Pulire un tonno è una cosa incredibile. Da solo non puoi farlo. Ho dovuto fami aiutare, aprire la pancia e mettere un bastone in mezzo per tenerla aperta. Poi lo abbiamo mangiato tutto. Cotto e crudo. E’ stata una festa indimenticabile”.

E si, il “drifting” al tonno è nato qui. E solo dopo è arrivato in Tirreno. Anche qui c’erano le tonnare, ma l’ultima è stata chiusa negli anni '50.

E allora pronti ad arrivare fin qui per la “Caccia al Tonno Rosso”? 

Tante cassette di sarde, barca alla deriva nella corrente, un mulinello robusto, grossi ami e fili resistenti. Sulle orme di Hemingway? Certo, ma quello sarà il terzo capitolo del nostro reportage, perché da queste parti il buon Ernest ha lasciato molte tracce. E un grande romanzo.

L’avventura è comunque esaltante. E’ un Big Game che non ammette esitazioni. Una volta ferrato il tonno si difende, lotta per la vita con tutte le sue forze, con tutta la potenza della meravigliosa macchina dei suoi muscoli e del suo corpo affusolato e mette sulla bilancia anche il suo peso, che può arrivare anche a 300 chili. La stagione apre il 16 giugno. Adrenalina pura. Tutto il resto è noia.

Ma parlando con Gigi di motivi per solcare queste acque ne ho trovato un altro, assolutamente inaspettato. Gigi è stato socio Fondatore e primo presidente del FotoCineClub Lignano ed è un esperto di fotografia subacquea. I suoi scatti sui fondali di Lignano Sabbiadoro sono qualcosa di meraviglioso. Ho fatto una piccola gallery a corredo di questo articolo sulla pagina facebook di Italiavela (https://www.facebook.com/pages/Italiavela/80500554352?ref=hl ). Guardatele. E se dopo averlo fatto avete ancora voglia di fotografare fondali di mari esotici, allora siete da curare.

Per info sui Marina del Friuli Venezia Giulia : FVG Marinas http://fvgmarinas.com 

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19/05/2017 10:28:00 © riproduzione riservata








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