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MINITRANSAT

Ambrogio Beccaria partito per la Mini-Transat

ambrogio beccaria partito per la mini transat
redazione

 
Un buon inizio per Beccaria che, con 10-15 nodi da Ovest, sceglie la sinistra del campo, cosa che gli ha permesso di arrivare alle boe di disimpegno tra i primi 10 “serie”. Dopo una nottata tutta di bolina stretta, questa mattina il navigatore milanese procede di bolina larga, mentre sembrano persistere le condizioni di vento leggero. Alla Grande Ambeco conferma dunque il suo nono posto e il primo tra le barche di vecchia generazione.
“Fino a Capo Finisterre”, ha detto Beccaria poco prima della partenza, “non ci prenderemo troppi rischi, facendo una rotta abbastanza diretta perché c’è molta incertezza: i due modelli meteorologici sono discordanti. Probabilmente passeremo tra il DST (Zona Interdetta alla Navigazione) e la costa, e poi da lì cercheremo di scappare della poca aria vicino alla costa del Portogallo”.
L’outsider 
Due volte campione italiano e sempre primo delle barche “appuntite” di vecchia generazione, Beccaria è per “Course au large”, la prestigiosa testata francese, “l’outsider che potrà entrare nella Top Ten con una barca di seconda generazione”. Dopo tre anni di strenuo lavoro, il giovane navigatore realizza finalmente il suo sogno: partecipare alla Mini-Transat, la regata atlantica che è una vera e propria porta d’ingresso per la navigazione in solitario d’altura. Forte dell’exploit compiuto nel 2016 su “Alla Grande Ambeco” alla SAS (Les Sables D’Olonne-Les Acores-Les Sables D’Olonne) e di un palmarès di tutto rispetto, Beccaria naviga a bordo di un pogo2, ma è pronto a sfidare anche gli avversari che navigano su imbarcazioni più veloci. Il navigatore spera infatti nelle condizioni “mediterranee” previste dal meteo, che potrebbero permettergli  di sfruttare la sua dimestichezza con il Mare Nostrum e le sue condizioni più volubili. Oltre a Beccaria, che è anche presidente della Classemini Italia, parteciperanno a questa lunga maratona atlantica altri altri cinque azzurri: Andrea Pendibene, Andrea Fornaro, Matteo Rusticali, Emanuele Grassi e Luca Sabiu.
La ventunesima edizione della Mini Transat
Considerata la “più grande regata d’altura per le barche più piccole”, la Mini Transat è tra le transatlantiche più dure. Si tratta infatti di una competizione in solitario, senza assistenza e senza comunicazione, su imbarcazioni della lunghezza di sei metri e mezzo.
La regata, che oggi compie 40 anni dalla sua prima edizione che fu nel 1977,  (si svolge ogni due anni), è quest’anno di 4050 miglia con 81 partecipanti di 11 diverse nazionalità, di cui 10 donne. Saranno 30 giorni di navigazione circa.
La regata si svolge in due tappe: la prima tappa parte da La Rochelle per arrivare alleCanarie.
Da qui inizia la traversata dell’Atlantico fino ai Caraibi, in Martinica. La durata della prima tappa è di 1350 miglia e dura mediamente 8-10 giorni, mentre la seconda – 2700 miglia- può arrivare fino a 20 giorni di mare.
Uscendo da La Rochelle i partecipanti passano a Nord dell’isola di Oleron, prima di entrare nel temuto Golfo di Biscaglia. In seguito doppieranno Capo Finisterre, costeggiando il Portogallo. Dal Sud del Portogallo fino a Gran Canaria i venti sono generalmente da Nord, quindi si prevede un arrivo alle andature portanti. La seconda tappa parte i primi di novembre: i concorrenti, dopo essere usciti dall’arcipelago incontreranno rapidamente gli alisei fino a Le Marin in Martinica
Navigare senza fronzoli
Gli skipper navigheranno senza nessun supporto tecnico a bordo, niente telefono o computer: sono concessi solo un collegamento giornaliero via radio con il comitato organizzativo per le previsioni meteo e gli aggiornamenti sulle posizioni dei regatanti e il GPS non cartografico. Si può tuttavia comunicare tra regatanti con il VHF.
Un mese di navigazione in solitario tra cielo e mare, in condizioni talvolta dure fa di questa regata una sfida estrema. L’abilità in questa regata non sta solo nel far correre la barca più velocemente possibile: è necessario sviluppare conoscenze di strategia di regata e competenze metereologiche; gestione del sonno, equilibrio nutrizionale, gestione delle emergenze. La regola che connota bene l’Esprit mini, lo “spirito mini”, è proprio il divieto di qualsiasi collegamento degli skipper con l’esterno, cosa che evitare costosi sistemi satellitari e conserva l’approccio tradizionale alla navigazione.
“Porterò circa due liofilizzati al giorno, sono molto veloci da preparare e danno un sacco di energia. Poi ho alcune scatolette da mangiare al volo quando accendere il jet boil (un bollitore da alpinismo) è pericoloso. E ovviamente frutta secca a vagonate, salamini, parmigiano. Sui dolci invece sono più attento perché mi danno una botta energetica troppo forte, e subito dopo mi viene un sonno pazzesco.
Nel tempo ho anche perso l'abitudine di bere il caffè per il gusto, ma lo tengo per quando ho veramente sonno e devo rimanere sveglio... almeno quando mi serve fa effetto. Come dice Giovanni Soldini meglio non mangiare troppo così da avere il cosiddetto “effetto tigre”... più fame hai e più sei arrabbiato e vuoi mangiarti gli avversari”.
“Il meteo è tutto in questa regata. Io ho studiato molto. Spero in condizioni di poco vento che permetteranno alla mia barca di andare più veloce e di giocare la mia carta in più proprio lungo il Portogallo, dove pare non ci sarà tanto vento. Infatti le condizioni più simili al Mediterraneo possono avvantaggiarmi rispetto ai quegli animalacci dei bretoni che sono abituati al ventone. L’Atlantico, non bisogna pensare che sia solo tempeste, anzi. Se come sembra dovrebbe esserci l’alta pressione al terzo, quarto giorno di regata, io sarò contento! Ci vorrà molta pazienza e cercherò di far camminare la barca in qualsiasi condizione”.
“Il Mediterraneo è un mare piccolino, nervoso e infuriato, che può girare da un momento all’altro, è più pericoloso perché te l’aspetti di meno. L’Atlantico è come un gigante buono che ti avverte prima di quello che farà, anche se quando si agita…fa molta più paura”.
 Una barca eco-sostenibile
“La barca è in larga parte eco-sostenbile. L’energia è prodotta praticamente solo da pannelli solari; la barca non ha il motore e ho un generatore che farò andare ogni tre giorni. Avrò pochissimi rifiuti: niente bottiglie di plastica, ho solo taniche, niente vetro, niente carta. Navigando mi sono reso conto che il mare è davvero pieno di schifezze… e sono ancora più attento alla gestione dei rifiuti e dell’energia. Ci sono realtà in Italia che fanno moltissimo per la salvaguardia del mare, una di queste è l’associazione no profit Oceanus che lavora per la tutela e la conservazione degli ecosistemi marini in pericolo e che sono contento di sostenere. Di recente la loro campagna “No more plastic bags” ha avuto molto seguito ed è stata patrocinata dal Ministero dell’Ambiente. Non sembra ma anche distribuire shopper di stoffa da usare al posto dei sacchetti di plastica  è uno di quei piccoli gesti che possono salvare il pianeta”.
Una partita a scacchi
“Mi piacciono le regate tra uguali. La parte che mi piace di più è la strategia. Questa regata sarà come una grossa partita a scacchi con i sistemi meteorologici che cambiano tutta la scacchiera.  Qui abbiamo tutti gli stessi strumenti, ma chi ha la strategia migliore vince”. 
Paure
“La cosa che mi fa più paura, come a tutti, è quella di cadere in acqua, e per questo cercherò di stare sempre legato. Ma mi fa paura anche che succeda qualcosa a terra mentre sono in mare. Il mare in sé mi fa paura, ma la verità è che non ho ancora incontrato le condizioni estreme perché me la faccia davvero … Mi fanno paura anche i fulmini!”.
Una regata “francescana”
“Perché è la vela essenziale, quasi ‘francescana’. La tecnologia a bordo è a dir poco spartana. Non abbiamo strumentazione tecnologica, né motore, neanche un fuoribordo. Abbiamo soltanto una radio vhf per comunicare tra noi ministi (ma solo nel raggio di 10 miglia) e una radio SSB a onde medie con cui possiamo solo ricevere e non parlare. Qui ogni giorno alle 18 UTC ci danno la classifica e la distanza di ogni barca dall’arrivo, tutto qui. Non sappiamo le posizioni degli altri regatanti. Non abbiamo un GPS cartografico, dobbiamo calcolare la nostra posizione a mano e quando sei in mezzo all’Atlantico, infreddolito e bagnato può non essere un’operazione semplice. Io comunque gioco d’anticipo e cerco di preparare prima molti waypoint sulla carta”. 


02/10/2017 11:45:00 © riproduzione riservata








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